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Venditori ambulanti a Settimo Torinese

Venditori ambulanti a Settimo Torinese

Il mercato del martedi a Settimo T orinese negli anni fra le due guerre mondiali (in primo piano il rio Freidano non ancora intubato)

Nel romanzo fantascientifico «3012» di Sebastiano Vassalli (1941-2015), Arturo Perasso detto Toccaferro è un omino quasi sordo, «con una grande pancia, che da giovane aveva fatto il venditore ambulante di stoviglie, bicchieri, pentole e altri arnesi da cucina». «La mia vita è un calvario», singhiozza l’uomo: «io ho voluto bene a tutti e ho beneficato tutti, e nessuno mai mi ha dimostrato un po’ di riconoscenza!». L’ambulante, stando al Vocabolario Treccani, è colui che esercita il commercio «in fiere e mercati o comunque su bancarelle, senza un proprio negozio». Per discorrere di Settimo Torinese, un piccolo mercato già si teneva durante gli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, ma era limitato ai prodotti dell’agricoltura che i contadini della zona smerciavano direttamente. In più di una circostanza i pubblici amministratori cercarono d’istituire un mercato settimanale, ma ogni iniziativa fu vana, essendo le autorità superiori preoccupate per l’eventuale concorrenza a danno dei grandi mercati di Chivasso. A Settimo Torinese capitavano spesso merciai itineranti che giravano di cortile in cortile e di cascina in cascina offrendo rocchetti di filo, stringhe, bottoni, elastici, ganci, nastri, fettucce, scampoli e altro ancora. Dalle risaie vercellesi, talvolta qualche venditore di rane e di pesci d’acqua dolce si spingeva fino a Settimo. Fra gli ambulanti locali, i cittadini più anziani ricordano «Teresa dla Mapa» dalla quale si potevano acquistare funghi freschi, pesci e uova di giornata. Puntualmente, di prima mattina, Teresa collocava la propria carriola ai piedi dell’edicola sacra che allora esisteva all’angolo fra le attuali vie Cesare Battisti e San Francesco d’Assisi. Soltanto nel 1922, in concomitanza con la riapertura del traghetto sul Po, Settimo ebbe un vero mercato settimanale, quello del martedì. All’epoca le aspettative degli amministratori municipali erano alquanto ottimistiche, come si ricava dalle parole del sindaco Luigi Raspini: «Col funzionamento del porto natante cominceranno ad affluire direttamente sul nostro mercato, dai luoghi di produzione della collina, la frutta e la verdura, tanto più che la stazione di Settimo è lo scalo ferroviario più indicato per i comuni di Gassino, Castiglione, Bardassano, Sciolze e Rivalba. È altresì noto che Settimo è stazione capolinea della Ferrovia centrale del Canavese, per cui anche dalla ubertosa regione canavesana si avrà un notevole concorso di merci e di negozianti». In un sommario elenco di persone che esercitavano, nel 1924, il commercio ambulante in Settimo Torinese compaiono i seguenti nomi: Felice Bianco, Maddalena Curino, Giovanna Peracchio, Eusebio Pretti, Giuseppe Garino e Anna Sosso, tutti rivenditori di burro; Guido Gobetti, venditore di gassose; Andrea Monteno, «anciové» ossia acciugaio o commerciante di pesci conservati; Giovanni Battista Varetto, Carlo Martinotti, Caterina Moncalvo e Onorato Olivetti, rivenditori di formaggi. Dal giorno della sua istituzione, il mercato del martedì crebbe continuamente d’importanza, estendendosi ai più diversi generi di commercio, anche se non riuscì mai ad attrarre acquirenti dai centri limitrofi. A esso si affiancò il mercato della domenica mattina, in seguito anticipato al sabato. Entrambi avevano un effetto calmieratore sui prezzi al dettaglio, tant’è che i commercianti con bottega fissa chiesero più volte che venisse soppresso quello domenicale, il più frequentato dai rivenditori al minuto e dalle massaie. Si legge in una pubblicazione edita sul finire degli anni Cinquanta dall’Ires di Torino: «Il mercato della domenica e del martedì [...] integra l’attività commerciale del comune. Si svolge sulla piazza Vittorio Veneto che è uno spazio aperto limitato a sud dalla bealera Freidano, a est dall’edificio dei bagni pubblici [demolito nel 1995], a nord dalle scuole [l’attuale palazzo civico] e a ovest da una casa di abitazione [...]. Il mercato si estende, nei giorni di maggior affluenza, alla via Dante e alla piazza della Chiesa, e comprende da cento a centoventi banchi di vendita». 
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