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14 Novembre 2021 - 18:41
La casa di riposo di Pont Canavese
La Casa di Riposo di Pont chiuderà il 10 dicembre, in anticipo di 21 giorni rispetto alla scadenza della convenzione fra il Ciss 38 e l’ASL TO4. Il CISS – che già due anni fa aveva annunciato il suo ritiro per la fine del 2021 - evidentemente ha fretta di liberarsene. Del resto quale convenienza avrebbe a procrastinare di tre settimane, tanto più in presenza di una situazione strutturale così grave da far dichiarare inagibile l’edificio?
Ha fretta il CISS e certo anche l’ASL, che della RSA si è sempre disinteressata a tal punto da ignorare le prescrizioni impostele più volte negli ultimi anni dopo i controlli. L’ultimo, avvenuto nello scorso mese di agosto, aveva posto un aut-aut: chiusura temporanea, che sarebbe diventata definitiva nel caso le inadempienze fossero continuate.
E’ chiaro che chi non è intervenuto prima non ha intenzione di farlo ora e così gli ospiti sono stati in buona parte già trasferiti altrove ed i pochi rimasti lasceranno la struttura nei prossimi giorni. Quanto al personale, appartenente per buona parte (15 persone su 20) ad una cooperativa, rimarranno senza lavoro poiché le altre Residenze per Anziani gestite nella zona da questa medesima cooperativa, non hanno vuoti in organico da coprire. Inutile ricordare che, per chi opera in settori come questo, è difficile in un momento come l’attuale trovare una ricollocazione dignitosa. Dopo la pandemia le Case di Riposo hanno perso molti ospiti e se è facile per gli anziani trovare una sistemazione, la situazione è ovviamente inversa per gli operatori. E’ vero che la convenzione della “Nuova Assistenza” sarebbe scaduta il 31 dicembre ma, se la struttura fosse rimasta in funzione, la cooperativa avrebbe potuto partecipare al nuovo bando di gestione.
Per affrontare il tema della chiusura della RSA le minoranze pontesi hanno protocollato una richiesta di consiglio comunale aperto. A firmarla i quattro esponenti di “Rinnovamento e Continuità per il Futuro” ovvero la capogruppo Sandra Bonatto Revello, l’ex-sindaco Paolo Coppo, Giovanni Gallo Lassere e Mario Faletti. Ad essi si è affiancato l’ex-assessore Eugenio Reinaudo, eletto nel gruppo dell’attuale maggioranza ma passato all’opposizione nel mese di luglio.
Nelle settimane precedenti il gruppo della Bonatto aveva affisso un manifesto nel quale si sottolineavano tutte le colpe di cui, a dire dei firmatari, l’attuale amministrazione si era macchiata. Nel capitolo “Servizi persi per il paese” comprendente la mancata apertura a Pont di un Centro Vaccinale, la mancata attivazione del Centro Estivo e del Corso di Musica per le Elementari, la chiusura degli Sportelli bancari (vale a dire la Filiale di Intesa-San Paolo), erano state inserite anche due righe sulla RSA “in fase di chiusura su decisione dell’ASL e senza nessuna prospettiva in vista. Per ora solo incontri a parole e neanche l’interessamento scritto dal nostro sindaco”. Il commento a questo capitolo era “Soluzioni irresponsabili a danno dei cittadini”.
Va sottolineato che solo Sandra Bonatto è nuova agli incarichi amministrativi mentre gli altri tre componenti del gruppo di “Rinnovamento e Continuità per il Futuro” sono stati in maggioranza fino allo scorso anno: Paolo Coppo per 15 anni come vicesindaco e poi sindaco; Giovanni Gallo Lassere come consigliere ed assessore; Mario Faletti come assessore e poi consigliere.
La risposta dell’attuale amministrazione al manifesto dell’opposizione era arrivata attraverso un altro manifesto, questa volta firmato dal sindaco Bruno Riva, ed era stata esplicita in particolare sulla Casa di Riposo. “Un masso enorme – vi si leggeva - sta cadendo sulla testa del paese. Vogliamo ricordare che la struttura, in base ad una convenzione del 1999, è per 30 anni totalmente in capo all’ASL in ogni singolo dettaglio gestionale, di responsabilità e strutturale. Noi siamo arrivati, sfortuna volle, proprio nel momento in cui una commissione di vigilanza ha decretato la struttura non più idonea. Dal 2014 all’agosto scorso i controlli avevano rilevato delle carenze, bloccando i nuovi ingressi per vizi strutturali, impiantistici, igienico-sanitari di notevole entità. Le prescrizioni sono state eseguite solo in parte dall’ASL. La precedente amministrazione non si è mai minimamente preoccupata di vigilare come da delibera del 1999. Ne deriva la completa chiusura della struttura anche perché l’ASL non ha nessun interesse a mantenerla”.
Il manifesto continuava: “Cercheremo di ottenere il massimo possibile in questa disastrosa situazione ma, in considerazione del fatto che l’attuale condizione non si è generata solo nel periodo del nostro mandato, la domanda vorremmo farla noi alla minoranza: avete mai prestato attenzione a quanto stava accadendo lì? Lo chiediamo anche soprattutto perché era previsto dalla delibera del 1999 che il sindaco relazionasse annualmente in sede consiliare, invitando l’ASL a partecipare alla seduta. Lo avete mai fatto? La risposta la diamo noi: Non esiste alcun verbale. La RSA pontese non è mai stata oggetto di interessamento da parte delle amministrazioni che si sono succedute da 20 anni a questa parte.
Purtroppo noi siamo solo “gli ultimi della fila” e coloro che subiscono, con i pontesi, anni di totale indifferenza. A prescindere da tutto ciò ci siamo rimboccati le maniche e cercheremo di rimediare a questa disastrosa situazione (che abbiamo ereditato) per il bene di tutti i pontesi”.
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