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CUORGNE'. No del Comune alla Villa Confiscata, la reazione di Libera

CUORGNE'. No del Comune alla Villa Confiscata, la reazione di Libera

CUORGNE'-Libera

La decisione del consiglio comunale di Cuorgnè di non acquisire i beni confiscati alla ‘Ndrangheta ha suscitato diverse reazioni negative in città. Non entra invece nelle polemiche l’associazione Libera, che il giorno della seduta di consiglio aveva inviato una mail al sindaco, alla giunta ed al  Consiglio Comunale invitandoli a farsi carico di questi beni. 

Interpellata dopo il voto negativo, la referente territoriale di Libera Tiziana Perelli non esprime critiche. Alla domanda se questa decisione l’avesse scandalizzata, ha risposto: “Scandalizzata è una  parola forte. Si tratta di una materia molto complessa e che è stata più volte modificata. I giudizi ‘a caldo’ lasciano il tempo che trovano. Semmai ci dispiace che non si sia attuato un confronto con Libera, non tanto come presidio locale ma perché abbiamo figure molto competenti su questi temi”.

Chi osserva le cose dall’esterno si chiede perché la lettera non fosse stata inviata con maggior anticipo ma una  spiegazione c’è: “Non lo sapevamo! Ne siamo venuti al corrente soltanto il giorno precedente”.

La lettera di Libera

Nella lettera, il presidio “Luigi Ioculano” di Cuorgnè ed il Coordinamento provinciale di LiberaPiemonte scrivevano: “Considerata la rilevanza simbolica e materiale del bene in oggetto, auspichiamo che il Comune voglia richiederne il trasferimento al proprio patrimonio indisponibile per realizzare progettualità di riutilizzo istituzionali o sociali, tramite gestione diretta o assegnazione gratuita a un ente del terzo settore. Tuttavia, consapevoli che gli oneri di gestione possono costituire una legittima preoccupazione per gli enti locali, vogliamo segnalare alcuni strumenti di tutela che le fonti normative mettono a disposizione. 

 Innanzitutto, la possibilità per il Comune di pubblicare, in accordo con l’Agenzia Nazionale, un avviso esplorativo rivolto al terzo settore e preliminare alla richiesta di trasferimento del bene. Questo strumento permette di verificare la disponibilità di soggetti del privato sociale a proporre un progetto di gestione prima di impegnare l’ente locale all’acquisizione, escludendo dunque la possibilità che il bene rimanga inutilizzato. 

In secondo luogo, ricordiamo che il Codice antimafia prevede che <i beni non assegnati a seguito di procedure di evidenza pubblica possono essere utilizzati dagli enti territoriali per finalità di lucro e concessi a titolo oneroso a privati con il vincolo del reimpiego dei proventi per fini sociali o per la manutenzione straordinaria dei beni>. Alla luce di queste considerazioni, speriamo che il Comune possa procedere verso un percorso di riutilizzo che favorisca la più ampia partecipazione di tutti i soggetti interessati e permetta al territorio di ricavare il massimo beneficio possibile da questa opportunità”.

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