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08 Novembre 2021 - 16:23
La sede del Pd chiusa
CHIVASSO. “Apriamo la sede per lavorare sul territorio, tra la gente, con la gente…”. Correva l’estate 2018. Nemmeno quattro anni dopo quelle parole pronunciate dal segretario del Pd Massimo Corcione, in occasione della cerimonia inaugurale della sede di via Momo 26, il quartier generale del Partito Democratico chiude baracca e burattini. E chiude a poco più di sei mesi dalle prossime elezioni amministrative.
Un segnale, checché ne dicano i diretti interessati, di una certa smobilitazione intorno al primo partito della città...
Non è un caso che si chiuda proprio oggi che il centrosinistra è alle prese con una delle ferite più dolorose dal 1997 (anno dello strappo tra Antonio Napoli e l’allora sindaco uscente Francesco Lacelli, ndr).
Un centrosinistra che deve fare i conti oggi con lo strappo tra i sostenitori dell’ex sindaco Libero Ciuffreda da una parte, che tra l’altro s’è recentemente dimesso dal direttivo del Pd chivassese, e Massimo Corcione e Claudio Castello dall’altra.
Come non è un caso che la smobilitazione avvenga quando ormai Gianna Pentenero da Casalborgone è con la testa e con il corpo a Torino, dov’è stata nominata assessore della Giunta Lo Russo, sentendosi così libera di dimenticare le vicessitudini dei compagni di partito chivassesi.
La realtà oggi è che il Pd si prepara ad un congresso tutto da organizzare, con il rischio di avere una sola mozione all’ordine del giorno (quella di Corcione, ndr), una sede che non c’è per gli incontri che si dovranno fare in vista della prossima campagna elettorale. E, addirittura, suggeriscono i rumors, un circolo e una sede concorrenti in collina. Per intenderci, a Cavagnolo o a Brusasco.
A Chivasso, intanto, sarà cura del sindaco uscente Claudio Castello - o chi per lui - assumersi l’onore ma soprattutto l’onere di pagare una sede elettorale dei partiti (tra cui il Pd) e le civiche che lo sosterranno. Per il resto, se ne faranno una ragione i dem chivassesi, per dirla alla Corcione. D’altronde piattaforme come “zoom”, “google meet”, persino whatsapp o telegram, hanno dimostrato con la pandemia di poter sopperire alla presenza. Ma un conto è la piazza virtuale, un altro la polis reale...
Nel fine settimana appena trascorso il segretario uscente Corcione - che si candiderà anche al prossimo congresso cittadino - ha organizzato il trasloco da quella che è stata la casa dei dem per tre anni abbandonati. Tre anni di cui la metà, però, segnati dalla pandemia e dall’emergenza Covid.
“Dove andiamo? Da nessuna parte...”. Sospira, al di là del telefono cellulare, Corcione.
Da citofonare “Gianna Pentenero” - all’epoca assessore regionale della Giunta di Mercedes Bresso - all’ultimo piano di piazza della Repubblica, nella storica sede del circolo "Barack Obama", a via Momo, nei pressi della stazione ferroviaria, fino alla chiusura definitiva: è stato un graduale ridimensionamento quello della sede del Partito Democratico.
Se non altro, questa volta, non tutte le colpe sono da imputare a chi ha gestito il circolo.
Il coronavirus, i lockdown, la paura dei contagi, il distanziamento sociale hanno avuto il loro peso sulle scelte di Corcione & co..
“La sede si è sempre autosostenuta - spiega Corcione -. Non avevamo bisogno di niente e di nessuno. Quando è arrivato il Covid, però, tutto questo è venuto a mancare. E allora le risorse come fai a recuperarle per pagare affitto, luce, acqua, bollette? D’altronde, se la gente non esce più di casa, chi te lo fa fare...”.
“Ringrazio la proprietaria dell’immobile per questi anni: con noi è sempre stata meravigliosa e gentilissima”, aggiunge ancora il segretario Dem.
“Con questa sede ci apriamo alle persone. Lavoriamo per avere un Caf qui e, magari, proveremo ad offrire alcuni servizi e nuove opportunità. Vogliamo essere di più”.
I propositi c’erano tutti, nelle parole di Corcione di quattro anni fa. Volenti o nolenti, però, è stata tutta un’altra storia.
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