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01 Novembre 2021 - 16:03
Il consiglio di Chivasso
CHIVASSO - Ai passi da gambero del sindaco Claudio Castello ci siamo abituati da un pezzo. Fin dai tempi in cui ricopriva l’incarico di assessore ai Lavori Pubblici nella Giunta del sindaco Libero Ciuffreda, l’attuale primo cittadino di tanto in tanto lanciava il sasso, nascondeva la mano e poi, a seconda delle reazioni, se era necessario, se lo riprendeva. Di esempi ce ne sono a iosa.
Che però il modus operandi tipico del sindaco di Chivasso potesse contagiare anche la sua maggioranza, questa è una vera novità. Sentite un po’.
Capita che l’altro pomeriggio, in Commissione Affari Generali, venga portata una proposta di modifica al Regolamento del Consiglio comunale da parte della maggioranza di Pd e Chivasso Solidale. Una proposta che avrebbe dovuto essere portata in Consiglio già giovedì sera ma che tutte le forze d’opposizione, da destra a sinistra passando per il centro, hanno ritenuto “irricevibile”. E così i consiglieri che rappresentano il Pd e Chivasso Solidale, i partiti che al momento sostengono Castello, hanno frenato. “Ne riparleremo nella prossima commissione…”.
Ma perché la maggioranza ha fatto marcia indietro - tra l’altro non un buon segnale per la tenuta del gruppo in vista della prossima tornata elettorale -? Lo spiegano i consiglieri di opposizione, attraverso una nota stampa condivisa da tutti, ma proprio tutti (anche Domenico Ciconte di Forza Italia, ndr). Quasi siano diventati inversamente proporzionali i rapporti all’interno del parlamentino chivassese: più la maggioranza si sfalda, più l’opposizione si compatta.
“Siamo sollevati di aver indotto e persuaso le forze di maggioranza a ritirare dall’ordine del giorno dei lavori del prossimo Consiglio comunale, la proposta di modifiche al Regolamento dello stesso, unilateralmente avanzata in sede di Commissione Affari Generali - scrivono tutte le forze di opposizione da Amo Chivasso e le sue Frazioni con Matteo Doria e Federico Savino a Forza Italia con Domenico Ciconte, da LiberaMente per Chivasso con Claudia Buo al Movimento 5 Stelle con Fabio Cipolla e Marco Marocco, per finire con l’Unione Civica di Adriano Pasteris -. Nel loro complesso le modifiche avrebbero condotto, fra le altre cose, ad un ulteriore impoverimento del dibattito politico con la costrizione degli spazi della minoranza, e avrebbero contribuito attivamente allo svilimento del ruolo dei Consiglieri Comunali che, vogliamo ricordarlo, sono i rappresentanti eletti democraticamente dai cittadini”.
Ecco le proposte della maggioranza: “… è fatto divieto ai partecipanti di rendere visibile ogni simbolo, (…) ad esempio maglie, sciarpe, spille, che possa in qualche modo ricondurre al partito o all’ideologia politica di appartenenza”; “è ammesso l’intervento del Sindaco o dell’Assessore da lui delegato (in sede di trattazione delle mozioni, degli ordini del giorno, e dichiarazione di voto)”; “i Consiglieri che si astengono non sono considerati votanti (…)”; infine “(…) è fatto divieto di rendere visibile ogni segno o simbolo che possa in qualche modo ricondurre a sesso, razza, religione, condizioni personali o sociali, proprie o di altre persone”.
“Il Consiglio comunale è luogo del libero dibattito fra i rappresentanti di forze politiche scelte democraticamente dai cittadini e, dunque, la presenza di segni riconoscimento come ad esempio la classica spilla recante il simbolo di un partito o di una lista civica, sinceramente, non ha motivo di essere vietata - incalzano i consiglieri di opposizione -. I principi democratici prevedono figure diverse con ruoli diversi. Al Consiglio Comunale ed ai sui componenti eletti dai cittadini spetta il dibattito politico, senza l’interferenza degli Assessori nominati dal Sindaco, che già esprimono e chiariscono politicamente e tecnicamente i loro intendimenti nelle fasi precedenti alla dichiarazione di voto, cui loro non hanno diritto. Analogamente per le discussioni di mozione o ordini del giorno, per i quali il dibattito spetta esclusivamente all’aula del Consigli Comunale, che detta gli indirizzi politici a Sindaco ed Assessori. Chiaramente il Sindaco, in qualità di massimo rappresentante politico cittadino, già oggi può esprimersi in ogni fase del dibattimento”.
“Circa il principio di astensione - proseguono - ci teniamo a precisare che tale posizione non corrisponde ad un pilatesco tentativo di evitare prese di posizione ma, per lo più, è l’espressione di una condivisione parziale di proposte che impedisce un appoggio incondizionato, ma anche un’aprioristica, ostruzionistica contrarietà. Non conteggiarlo sarebbe come equipararlo ad un’uscita dall’aula al momento della votazione, travisando del tutto il vero significato dell’azione. In questo articolo, senza mezzi termini, viene clamorosamente messo in discussione il sacrosanto principio di tutela di ogni singolo individuo. Ed è inquietante, ancora nel 2021, dover leggere il termine “razza” riferito all’uomo, oltretutto contenuto nel Regolamento di un organo nato proprio dalla sconfitta di ideologie totalitarie che di questi abomini avevano fatto un manifesto. Come poi possa un individuo evitare ogni riferimento identificativo del proprio sesso od appartenenza etnica, per esempio, rimane un mistero”.
In conclusione, la maggioranza chivassese aggiunge: “E’ necessario rivedere alla radice quanto proposto, confrontandosi prima con la minoranza, perché le regole dell’assemblea più importante della Città vanno massimamente condivise, evitando confronti muscolari e azioni di forza di una parte sull’altra. Siamo i primi a ritenere che all’interno dell’aula non debba esserci spazio per offese e sproloqui, e che il dibattito debba svolgersi nel massimo decoro possibile, ma deve essere sempre consentita l’espressione di identità e punti di vista differenti senza interferenze.
La confusione di ruoli fra eletti e nominati, consiglieri ed assessori, costituisce un impoverimento della politica ed allontana i cittadini dall’impegno pubblico. Le opposizioni, di qualunque colore esse siano, hanno sempre costituito una garanzia per la democrazia e il restringimento degli spazi a loro disposizione non è, come non lo è stato in passato, un segnale di buona salute della politica. La stabilità del governo cittadino non potrà mai essere ottenuta depotenziando la controparte o forgiando le regole a proprio uso, ma deve essere fondata su un’idea forte, fatta di studio applicazione e passione. Auspichiamo quindi che nella commissione che si svolgerà per discutere e rivedere queste proposte prima di portarle in un futuro Consiglio Comunale si possa vedere una decisa inversione di rotta”.
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