AGGIORNAMENTI
Cerca
24 Ottobre 2021 - 23:04
La casa di riposo di Pont Canavese
La Residenza per Anziani di Pont Canavese chiuderà, almeno per il momento. E non a fine anno per la scadenza della convenzione fra ASL e CISS 38 ma in tempi brevissimi poiché la struttura non soddisfa i requisiti minimi richiesti per continuare a funzionare. Gli ospiti verranno trasferiti altrove e le 20 persone che ci lavorano andranno a spasso.
Questa, per sommi capi, è la situazione venutasi a creare e della quale fino a poco tempo fa in paese non si sapeva nulla. La notizia era cominciata a circolare sottotraccia per poi approdare esattamente due settimane fa in consiglio comunale, dov’era emerso il duplice problema. Mancava tuttavia la conferma ufficiale, che è arrivata mercoledì 20 ottobre: prontamente pubblicata sul sito del Comune, ora tutti la possono leggere. Ed è anche facile capire di chi sia la colpa se si è giunti a questo punto. In consiglio maggioranza ed opposizione si erano accapigliate ma della struttura era l’ASL a doversi fare carico. Oltre a non mantenere le promesse di rimediare alla defezione del CISS 38 emettendo un nuovo bando, ha mostrato una lunga, annosa trascuratezza nei confronti di una struttura che aveva ottenuto in comodato d’uso ma che non le apparteneva e che avrebbe dovuto a suo tempo riconsegnare in condizioni migliori di quelle in cui l’aveva trovata.
Mettendo a confronto le clausole della convenzione ed il verbale redatto dalla Commissione di Vigilanza si rimane impressionati dall’entità delle inadempienze. Come possono i cittadini avere fiducia nelle istituzioni se queste per prime trasgrediscono senza scrupoli le norme di legge e persino i contratti che hanno sottoscritto? Come possono le aziende sanitarie essere tanto severe con gli artigiani, i commercianti o le piccole imprese (quelle grandi no, se la cavano sempre) e così indulgenti con sé stesse?
L’amministrazione comunale dichiara che farà di tutto per arrivare alla “miglior soluzione possibile”. A dirlo è il vicesindaco Massimo Motto, che aggiunge: “Sono mesi che questo problema non ci lascia dormire la notte”.
La Convenzione di Comodato fra il Comune di Pont e l’allora ASL 9 di Ivrea risale alla fine del 1999. A firmarla erano stati il sindaco Dante Barinotto ed il direttore generale dell’ASL Gianpaolo Costamagna.
La bozza di convenzione, messa a punto dalla stessa ASL e pervenuta in Comune l’11 marzo 1999, era stata approvata dal consiglio comunale il 25 giugno del medesimo anno mentre il 22 settembre la giunta autorizzava il sindaco a firmare. L’ASL aveva a sua volta autorizzato Costamagna alla firma il 9 novembre.
Il Comune concedeva all’Azienda Sanitaria Locale una parte dell’ex- nosocomio, composto da diversi corpi di fabbrica costruiti in periodi differenti. Denominato “Ospedale degli Infermi poveri” poiché dotato di un reparto per gli inabili e gli anziani bisognosi, era sorto agli inizi del Novecento grazie alle sottoscrizioni dei pontesi. Aveva assolto bene la sua funzione fino agli Anni Cinquanta-Sessanta per poi diventare sempre meno efficiente e trasformarsi in residenza per Anziani.
Dell’edificio “ex-Infermeria” venivano ceduti in comodato il pianterreno ed i primi due piani, esclusi i terreni circostanti (poi in parte edificati dieci anni più tardi con la costruzione della struttura destinata alle persone con disabilità). Erano previsti 40 posti-letto ed una clausola dava la precedenza ai residenti di Pont – autosufficienti o parzialmente non autosufficienti – rispetto agli abitanti degli altri comuni compresi nel territorio di competenza del CISS 38. La convenzione aveva la durata di 30 anni, rinnovabili per altri 30. Nel caso fosse venuto meno l’utilizzo della struttura come Residenza per Anziani, la stessa avrebbe dovuto essere restituita al Comune.
A chi spettasse mantenere l’edificio in condizioni di efficienza, dal testo della convenzione appare evidente. Queste in sintesi le clausole, contenute soprattuttonell’articolo 4:“Sono a carico dell’ASL i lavori di manutenzione ordinaria estraordinaria; gli interventi di restauro, risanamento conservativo, adattamento e ristrutturazione edilizia, per i quali provvederàa sue spese alla richiesta di autorizzazione, alle concessioni edilizie e, una volta terminati i lavori, alle variazioni catastali. A suo carico anche i rischi di responsabilità civile nei confronti di terzi per danni che si verificassero durante l’esecuzione dei lavori”.
Inoltre si impegnava a “trasmettere al Comune, entro 60 gg. dalla loro formalizzazione, tutti gli atti inoltrati al Catasto nonché le certificazioni relative agli impianti tecnologici, di agibilità/abitabilità, prevenzione incendi ecc.; a stipulare un’assicurazione per gli eventi che possano provocare danneggiamenti”. Ancora, all’articolo 7: “L’ASL è costituita custode dell’immobile e ne cura diligentemente la conservazione; esonera espressamente il concedente da ogni responsabilità per danni diretti ed indiretti” mentre nell’articolo 8 “assume a proprio carico assicurazioni, tasse ed imposte gravanti sull’immobile”.
Era prevista – come poi è avvenuto – la possibilità di “cedere a terzi, previa specifica autorizzazione comunale, parte dell’immobile per le finalità di Residenza Sanitaria Assistenziale, restandone garante nei confronti del Comune” mentre “alla scadenza del comodato, le opere realizzate sull’immobile nonché sull’area pertinenziale resteranno gratuitamente acquisite al patrimonio del Comune di Pont”.
Per il Comune era prevista un’unica incombenza, inserita nella delibera di giunta su indicazione del consiglio comunale: “il sindaco relazioni annualmente in sede di consiglio invitando l’ASL a partecipare alla seduta”. Cosa che a quanto pare non veniva fatta (perlomeno in anni recenti) ma che non diminuisce le responsabilità del gestore. Quello che manca purtroppo nella convenzione sono le penali: non sono previste né per le inadempienze né per il recesso anticipato.
Il sopralluogo dello scorso 13 agosto per verificare le condizioni della struttura non era avvenuto a caso: la Commissione di Vigilanza doveva controllare se le numerose ed importanti criticità riscontrate durante la visita del 18 ottobre 2019 fossero state risolte. Alcuni dei problemi avevano però un’origine più lontana e risalivano al 2014, come il mancato rispetto delle normative antincendio.
Le funzioni di vigilanza sulle Residenze per Anziani gestite direttamente dalle Aziende Sanitarie Locali vengono esercitate dalla Regione che si avvale della apposite Commissioni istituite presso alcune ASL: competente per la To4 è quella costituita presso l’ASL Città di Torino.
Dopo il sopralluogo del 2019 era stata emanata dalla Regione una Determina Dirigenziale che prescriveva la rimozione di tutte le criticità accertate pena la sospensione dell’autorizzazione e dell’accreditamento. Il verbale conteneva 24 punti corrispondenti ad altrettanti problemi da risolvere, da quelli minimi (come la sostituzione di un tratto di battiscopa e di una plafoniera, la corretta sistemazione di un televisore) ad interventi di peso quali la sostituzione dei serramenti esterni ed il rifacimento dei balconi. Soprattutto però preoccupavano le infiltrazioni d’acqua provenienti sia dal tetto sia dalle fondamenta, che mancano di vespaio.
Il 30 gennaio 2020 l’ASL comunicava che entro il 31 marzo tutti i lavori richiesti sarebbero stati effettuati. Poi era arrivato il Covid ma non basta a spiegare tutto… Fatto sta che ad agosto 2021 la commissione ha accertato che gli interventi più semplici erano stati eseguiti ma che i problemi importanti erano stati affrontati solo in parte e con risultati insoddisfacenti: il secondo piano, ad esempio, non veniva più utilizzato dal maggio-giugno 2021 ed i posti letto erano stati quindi ridotti da 40 a 20 (ora ne sono occupati 17).
Queste le conclusioni della commissione: “Le carenze dal punto di vista strutturale, impiantistico ed igienico-sanitario dovrebbero indurre ad un intervento di ristrutturazione generale dell’edificio. Pur sottolineando l’adeguata l’assistenza socio-sanitaria agli ospiti, ritiene attualmente non sussistenti i requisiti minimi previsti dalla normativa per il mantenimento dell’autorizzazione”.
La conseguenza è che, con Delibera Dirigenziale del 16 settembre (inviata ufficialmente un mese dopo al Comune ma anticipata “per le Vie Brevi”) si è disposta la “Sospensione dell’autorizzazione al funzionamento e dell’accreditamento della struttura, con trasferimento degli ospiti”.
Si deciderà in seguito se revocare o rendere definitivo il provvedimento in base alle dichiarazioni d’intenti dell’ASL, cui venivano concessi 30 giorni per rispondere. Come sempre in questi casi, si può ricorrere entro 60 giorni al TAR o entro 120 al Presidente della Repubblica oppure intraprendere un’azione davanti al Giudice Ordinario.
Con la chiusura della Residenza per Anziani di Pont, 15 persone (forse anche 20) rischiano di ritrovarsi in mezzo alla strada senza prospettiva di trovare un’altra occupazione. E’ quanto ha denunciato pubblicamente lunedì 18 ottobre il personale della cooperativa <Nuova Assistenza>, riunito nel piazzale antistante la struttura. E’ stato il responsabile per la Funzione Pubblica della CGIL Angelo Alice a spiegare la situazione e ribadisce che la situazione è pesante.
“Contrariamente a quanto era stato detto – precisa – non è affatto vero che i lavoratori saranno ricollocati. C’è la possibilità che questo avvenga (ma non è scontato) per i 5 che sono in carico al CISS 38 ma le dipendenti della cooperativa resteranno senza lavoro”.
Come sempre accade in questi casi, perso l’appalto, i lavoratori perdono il lavoro. E’ vero che il problema si sarebbe comunque posto a fine anno, quando il CISS 38 si ritirerà dalla convenzione per gestire la struttura ma se l’ASL avesse emesso un bando per una nuova assegnazione – come aveva promesso la scorsa primavera – la cooperativa avrebbe potuto parteciparvi e cercare di ottenere la riconferma. Con la chiusura, tale possibilità decade. La <Nuova Assistenza> gestisce altre case di riposo ma – spiega sempre Alice – “è un brutto periodo: quella di Favria è in sofferenza, l’Umberto I di Cuorgnè e la RSA di San Benigno (dove la cooperativa subentrerà dal 1 novembre) come personale sono al completo. Se qualcuno fra gli ospiti di Pont venisse trasferito in una di queste strutture si potrebbero - ben che vada - recuperare 2 o 3 posti di lavori ma non di più. In ogni caso a decidere saranno le famiglie degli anziani e ci sono così tanti posti liberi in Canavese che avranno solo la difficoltà della scelta”.
Come sempre accade ai lavoratori meno tutelati, sono anche quelli che incontrano maggiori difficoltà a ricollocarsi.
“Qualcuna forse ce la farà ma occorre tener conto che non tutte hanno una professionalità specifica: alcune sono soltanto delle ausiliarie ed hanno 50 anni. ll 28 ottobre ci ritroveremo alla CISL di Rivarolo (la maggior parte sono iscritte alla CGIL ma due hanno la tessera CISL) per parlarne ma l’ASL se ne è fregata per 22 anni, figuriamoci ora. Da tempo cercavamo di sapere qualcosa ma inutilmente. E’ chiaro che ci sono delle responsabilità per quello che è successo e dovranno venir fuori”.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.