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Settimo e la cultura, Elena Ruzza: "Bisognerebbe investire di più sui talenti umani"/Video

Settimo e la cultura, Elena Ruzza: "Bisognerebbe investire di più sui talenti umani"/Video
SETTIMO TORINESE – “Settimo ha bisogno di una spinta culturale, si potrebbe fare molto di più, forse anche solo investendo sui talenti umani e non sulle idee”. Ad affermarlo è Elena Ruzza, attrice di Settimo Torinese nonché consigliera comunale (Sinistra civica). Elena Ruzza si racconta a La Voce. Racconta il suo ritorno a teatro dopo il lockdown, l’importanza di ripartire, di quanto il teatro possa essere la spinta giusta per riprendersi dalla pandemia. “Settimo è una città che ha bisogno di raccontare di più le sue periferie, i cittadini hanno bisogno di ritornare a sentirsi al centro della città. Il teatro, in questo, potrebbe aiutare. Ecco perché secondo me bisognerebbe lavorare di più su questo. Il teatro non è solo andare ad assistere allo spettacolo di Romeo e Giulietta, ma è ascolto, comprensione, stare in mezzo alla gente. La cultura potrebbe aiutare tanti di noi”. Elena Ruzza è attrice, autrice, produttrice di Settimo Torinese. E’ una donna che ama la sua città, la difende a denti stretti, la porta sempre con sé quando va in giro per l’Italia e il mondo portando in scena i suoi spettacoli. In questo ultimo periodo – racconta lei stessa – crede di trovarsi in un momento dove Settimo “dovrebbe uscire fuori da certi schemi e puntare più sulle persone, sui talenti umani e non fermarsi, invece, alle sole idee”. L’attrice settimese da due anni, da quando la giunta Piastra si è insediata in città, occupa un posto in consiglio comunale. “In questi anni ho dovuto, per onestà intellettuale – sostiene – distinguere i due ruoli, quello di attrice e l’altro di consigliera. Il mio ruolo è importante a Settimo perché è sempre stata un laboratorio. A Settimo da sempre ci sono spettacoli importanti, che parlano anche della città e della contemporaneità. Sono doppiamente fortunata perché le persone che incontri per strada sono il tuo pubblico quindi il percorso culturale che nasce dal semino del teatro continua”. La pandemia e la cultura, la difficoltà di fermarsi e ripartire… Il settore della cultura è uno di quei settori che ha avuto più danno in questi due anni di pandemia. La buona notizia dei giorni scorsi è quella della riapertura al cento per cento. Il teatro è un luogo sicuro anche con la mascherina. La cultura ha tante fragilità dal precariato soprattutto, ma ha anche delle grandi potenzialità. Io per esempio in questo tempo ho continuato a raccontare storie perché questo è il mio ruolo anche attraverso webinar online, audiolibri, ma sono felicissima di ritornare ad esibirmi sul palcoscenico. Durante il lockdown ho continuato a fare corsi online per aiutare la gente come ho sempre fatto in teatro. Ho spiegato ai miei allievi, come si può parlare davanti a una telecamera o un microfono. Ho cercato di alimentare quella parte più intima sviluppando la scrittura e l’autobiografia. Attraverso l’indagine delle proprie fragilità o i propri sogni sono emerse le potenzialità delle persone e questo è stato un modo per mettersi in gioco in maniera diversa. L’anno scorso Elena Ruzza ha debuttato al Festival di Genova con “La forza nascosta: scienziate nel tempo e nella storia”, spettacolo che sta avendo tanto successo, e che sarà portato anche al Cern di Ginevra. E’ stato difficile in questi due anni di amministrazione mantenere entrambi i ruoli? Eh… (sospiro ndr) Sono riconosciuta come donna e attrice con ideali di centrosinistra perché mi sono sempre occupata di temi come i diritti, la memoria storica, il gender gap, la migrazione e quindi sono un po' prestata alla parte politica. Rispondo con molta sincerità, sì è stato difficile mantenere entrambi i ruoli. Sono una persona operativa, la funzione amministrativa è molto difficile che si impara col tempo e richiede tempo, ma anche un pensiero diverso. Sicuramente sto imparando e sto cercando di farlo al meglio. Ci sono persone come me nuove in politica, che hanno bisogno di tempo per elaborare e trasformare tutto in azione. All’interno dell’amministrazione si nota questo livello disomogeneo tra gente che ha già fatto politica da anni e le altre che invece sono nuove e che si approcciano per la prima volta come me. Ma sono proprio quelle persone come me che hanno portato un po' una messa in discussione di vecchi equilibri e questo lo ritengo comunque positivo e democratico. Cosa si potrebbe fare in più sotto il profilo culturale? Si potrebbe fare un tavolo con operatori culturali diversi che agiscono dentro la città e fuori la città mettendo insieme la parte professionale e quella amatoriale. Per la parte teatrale gli ultimi anni sono stati dispersivi non c’è stata una linea di inclusione per tutti. Ci vorrebbe un progetto che dia lo spazio creativo anche a persone che non sono professioniste, ma che potrebbero rivitalizzare per esempio alcuni quartieri. Forse è tutto un po' troppo centralizzato forse si dovrebbe lavorare più nelle periferie e portare gli artisti nelle piazze. A Settimo ci sono sempre stati nuovi pubblici, come sentiamo dire dall’Europa, il teatro deve uscire dalle proprie mura. Un’idea sarebbe anche fare teatro per strada. Mi piacerebbe che questo fosse parte di un piano, un progetto, che al momento Settimo non ha. Se dovesse fare un in bocca al lupo alla città? Mi piacerebbe che Settimo mettesse insieme sia la parte dei grandi nomi e sia la parte dei laboratori con la cittadinanza, come ho detto prima, ascoltare di più la gente. Sul suo visto si legge una nota dispiaciuta… Forse riguarda il mio ruolo, spero che possa essere sempre più utile per la città. Penso che non sia stato ascoltato purtroppo sia dal punto di vista artistico sia sotto il profilo istituzionale. Ma com’è che si dice, nessuno è profeta in patria!  
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