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06 Ottobre 2021 - 15:59
La discarica di Chivasso così come appare oggi
Nell’ultimo Consiglio comunale di Chivasso l’assessore all’ambiente Pasquale Centin ha risposto all’”interpellanza del cittadino” presentata da Margherita Rosso, residente ai Pogliani e animatrice del gruppo “Noi della terra di Mezzo”. La signora Rosso chiedeva: a che punto è la cosiddetta bonifica (MISP: messa in sicurezza permanente) delle discariche Chivasso 1 e Chivasso 2, che sono soltanto due delle quattro discariche di Regione Pozzo.
Interpretando a modo nostro la risposta dell’assessore e i successivi comunicati del sindaco Claudio Castello, ne ricaviamo tre punti: 1. Da anni la bonifica, che è cominciata nel 2012-2013 e deve essere eseguita dalla società proprietaria, prima SMC e ora SGRA, non va affatto bene; 2) tuttavia, grazie all’impegno e all’insistenza del Comune, nel mese di settembre i dati sono migliorati; 3) ma, nel caso di nuove inadempienze, il Comune è pronto ad intraprendere la strada delle sanzioni o delle denunce alla Procura della Repubblica.
In che senso le cose vanno meglio? Prima dell’intervento del Comune, la società immetteva nel percolatodotto costruito da SMAT solo un terzo (350 mc) del percolato che il condotto può ricevere (1.50). Dopo le sollecitazioni del Comune, la società ha portato a 946,6 metri cubi l’immissione del liquido nel percolatodotto. Sono dati dell’ultima settimana di settembre.
1. Bene, ma quanto durerà la festa? Tra pochi mesi saremo daccapo? Contando dall’anno 2003, SMC/SGRA e SETA (quest’ultima gestisce la Chivasso 0) hanno ricevuto dalla Provincia / Città Metropolitana e dal Comune all’incirca una diffida all’anno. Ogni anno ARPA trasmette i suoi rapporti ai due enti locali, i rapporti rivelano che i risultati non sono quelli attesi e che le società non adempiono, e infligge una diffida. Che lascia il tempo che trova. Quando finirà questa storia? Quando e come le società, in particolare SMC / SGRA, verranno costrette a fare il loro dovere e a eseguire la bonifica in modo corretto? Cosa dovrebbe fare il Comune? Non pare ci siano alternative: il Comune e la Città Metropolitana debbono passare dalle inconcludenti diffide alle denunce alla Procura. Ogni volta che il rapporto ARPA dimostra che le società non adempiono alle prescrizioni. Esistono altri mezzi per costringere le società a fare per bene questa sfortunatissima bonifica? Ce lo dica il sindaco. Può darsi che gli strumenti non ci siano. Ciò confermerebbe i sospetti di tanti: la normativa nazionale offre pochi strumenti di difesa ai Comuni che devono fronteggiare potenti gruppi industriali. Il privato è più forte del pubblico. Dovrebbe essere il contrario: l’ente pubblico, Comune o Provincia, rappresenta l’intera collettività e dovrebbe prevalere sul privato, che persegue i suoi (legittimi) interessi particolari.
2. Se persiste, a quanto ammonta la contaminazione del suolo? Coinvolge la prima falda? Quanto si estende l’eventuale contaminazione intorno alla discarica? Nel 2012 il Comune impose alla società di effettuare la bonifica perché nelle acque sotterranee fu rinvenuta una quantità di azoto ammoniacale, manganese e nichel superiore ai limiti di legge: ora a che punto siamo? Nel 2012 nel 2016 il Comune emise delle ordinanze che obbligavano alcuni proprietari di terreni e case nei dintorni a non utilizzare per scopo idropotabile l’acqua dei loro pozzi. Nemmeno per bagnare l’orto. Fino a dove l’eventuale contaminazione si estende, o può estendersi? Naturalmente, se questo pericolo non esiste più, tanto meglio.
3. Nel 2018 il CIPE, cioè il governo, e insieme la Regione, destinarono un milione e mezzo di euro al Comune di Chivasso per consentirgli di fare in proprio, con questi soldi pubblici, gli interventi di risanamento che la proprietà non fa o non fa abbastanza. Ma nel luglio 2020, in piena pandemia, il CIPE cancellò il contributo e lo dirottò alla battaglia contro il Covid. L’anno scorso il sindaco Castello annunciò di avere ricevuto rassicurazioni: questi soldi arriveranno. Anche in questo caso, a che punto siamo? Vedremo mai il milione e mezzo di euro oppure no?
4. Infine, una questione di trasparenza. Nel sito informatico del Comune c’è una sezione “Discarica”. Il cittadino che voglia informarsi, crede fiduciosamente di trovarsi un mucchio di materiale. In fondo le discariche di Regione Pozzo costituiscono il più grave carico ambientale della città. Invece non trova quasi nulla. Se ne ha le risorse, il Comune potrebbe pubblicare, per cominciare, le diffide: in genere riportano lunghi passi dei rapporti ARPA. Rapporti che dicono molto sulla gravità della situazione ambientale della zona. Parecchie altri documenti potrebbero venire pubblicati in questa sezione discariche: ad esempio la determina del 2012 che approvava il primo progetto e quelle successive; i verbali delle conferenze dei servizi; le ordinanze pozzi emanate nel 2012 e nel 2016; tutte le autorizzazioni rilasciate a SETA e a SMC riguardanti le quattro discariche. Ad esempio gli atti del procedimento in corso presso il Comune, il procedimento che dovrebbe portare all’approvazione di un aggiornamento del piano di bonifica. Questi documenti li abbiamo chiesti al Comune: non li abbiamo ricevuti perché sono “endoprocedimentali”. Bisogna attendere la fine del procedimento e la determina che approverà l’aggiornamento. Aspetteremo a lungo?
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