Cari ragazzi, stavolta la vedo davvero difficile. Per svariati motivi. E il
fatto che il protagonista del presente articolo sia connesso al nostro
territorio solo in modo sostanzialmente indiretto, non è nemmeno tra i
principali.
Il difficile è proprio parlare di questo personaggio in modo sintetico e
comunque rappresentativo; si tratta infatti di personalità estremamente
eclettica e produttiva.
Però non posso sfuggire alle mie responsabilità. Se non altro perché quasi di
questi tempi autunnali, il 2 ottobre 1972, iniziavo la mia "carriera
scolastica" alla scuola elementare Massimo d'Azeglio, in Corso Massimo
d'Azeglio, a 50 metri da dove abitavo! Che detta così pare che abitassi vicino
a Corso Massimo d'Azeglio, e invece abitavo proprio lì!
Eppure, se prendo il coraggio a quattro mani (sono quadrumane), è soprattutto
per considerazione di una personalità locale molto attuale. Sì, Massimo
d'Azeglio stesso raccontò che un amico di famiglia, tale Vittorio Alfieri (!!!)
lo condusse quattrenne nello studio di un pittore francese, esule a Firenze,
che lo utilizzò come modello di Gesù Bambino per una Sacra Famiglia. E dunque,
posso forse privare la nostra beneamata Georgia Popolo di un presepe vivente
di siffatta rilevanza???
E quindi proviamo a parlare di Massimo Taparelli Marchese di Azeglio: viveur,
scrittore, pittore, politico. Manca niente? Ah, forse conviene aggiungere
militare e bigotto. E Massone.
Anche piuttosto Globe Trotter, e più o meno per tutte le tematiche innanzi
citate.
Come accennavo poc'anzi, probabilmente costui non visse mai nel nostro
territorio, però il legame esisteva, e non solo, come vedremo, per questioni
prettamente nobiliari.
Forza, cominciamo dalle opere letterarie: anzi, da un'opera letteraria che
riprodusse anche in pittura, ovvero "La disfida di Barletta", che narra delle
primarie del PD del 1503 in cui risultò perdente tale Cavalier Don Lurio, cosa
che non riuscì a digerire mai del tutto. Bon, per fortuna scrisse poco, e
possiamo fermarci qui.
Come pittore fu invece assai più solerte. Si dedicò spesso (come in
letteratura) ad avvenimento storici patriottici, come la Battaglia di Legnano,
che di recente è stata comprata da tale Gigno Vinia, che suole contemplare
degustando monumentali piattate di tofeja.
Tutto sommato, anche con la pittura l'abbiamo sfangata celermente.
Sull'attività di viveur non mi dilungherò, basti sapere che non fece mai il
Generale al Carnevale di Ivrea, anche se militò politicamente a destra.
Dal punto di vista politico, appunto, nulla da dire: carrierone! Venne eletto
deputato nel collegio di Strambino, e qui torna il territorio.
Fu per tre anni Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna, senza contare
che precedentemente aveva rifiutato analogo incarico. Fu in tempi alterni
nemico e alleato di Cavour, che di sicuro gli era superiore in spregiudicatezza
nonché per somiglianza a John Lennon, ma solo per via degli occhialini.
Fu anche seguace delle interessanti teorie etniche e metereologiche di tale
Anna Malo, che riteneva in Piemonte facesse più caldo che in Sardegna, e che in
Piemonte venissero a lavorare solo i Sardi ricchi.
Durante la Presidenza del Consiglio di Cavour, suo successore, ebbe numerosi
incarichi diplomatici, compresi importanti rapporti con Napoleone III, che
però lui chiamava II perché aveva perso il conto. Fu anche ospite, in
Inghilterra, della regina Vittoria, che apprezzò molto la sua barba a coprire
quella parte impudica che si chiama mento.
Dopo la Seconda Guerra di Indipendenza ebbe mandati governativi a Bologna e
Milano, dove imparò a dire bauscia senza sibilare la c.
Come militare si distinse in una intrepida difesa di Vicenza insorta nel 1848,
dove trovò ampio coraggio nella Grappa Nardini.
Fu bigotto e pure Massone. Però a differenza di Adinolfi non vinse mai un
campionato di poker.
Nato a Torino nel 1798, ivi morì nel 1866, risparmiandosi di qualche mese la
figura di merda epocale che fu la Terza Guerra di Indipendenza.
Ora vi saluto che devo scrivere di Ettore Fieramosca per un giornale di
Barletta.
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