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MAPPANO. Piano regolatore: il progetto “No cemento” davanti al Tar

MAPPANO. Piano regolatore: il progetto “No cemento” davanti al Tar

Il sindaco di Mappano, Francesco Grassi

Nubi nere sul piano regolatore di Mappano. La società “Bor.Set.To” - acronimo di Borgaro, Settimo e Torino, città confinanti con Mappano - ha infatti presentato ricorso contro la decisione di Palazzo Civico di cancellare, come se fosse una lavagna scolastica, i 271mila metri quadri oggetto del contendere.

Quei 271mila metri quadri che erano solo una minima parte di quella nuova zona residenziale - e che in tanti all’epoca definirono “Torino 2”, sulla falsa riga di quanto avvenne a Milano per volontà di Silvio Berlusconi - per via dei progetti di società come Ligresti, Ferrero e quella che ora si chiama Unipol Sai. Poi, dopo anni di battaglie, nel 2006 la svolta, con le città di Borgaro, Settimo e Torino che parteciparono al “Prusst”, un piano di riqualificazione che avrebbe permesso la realizzazione della “Tangenziale Verde”. Di qui la nascita di un protocollo d’intesa tra le tre municipalità, Regione e Provincia e che, nel 2006, portarono alla cessione gratuita di 2.2 milioni di metri quadri di terreni. In cambio di cosa? Ma ovviamente di quei 271mila metri quadri, che sarebbero diventati un polo tecnologico e una piccola area residenziale.

Passano gli anni e Mappano da frazione diventa Comune. E nel quarto anno amministrativo, la giunta Grassi ha deciso come fosse ora di fare un “salto di qualità” con il progetto preliminare del piano regolatore. Il primo della storia di Mappano. E di quei 271mila metri quadri si perde traccia.

Di qui i ricorsi al Tar, sport comune in quel di Mappano finché ci sarà Grassi. Ma qual è l’obiettivo della Bor.Set.To? Farsi dare indietro, entro 60 giorni, tutte quelle aree che erano state cedute nel 2001, anno in cui venne firmato il protocollo d’intesa di cessione dalla Bor.Set.To a Borgaro, allora Comune di riferimento della frazione di Mappano. E cosa sorge ora in quella fetta di terra? I campi della Mappanese. Una società che solo pochi giorni fa ha inaugurato i nuovi campi sintetici a un anno dalla scadenza della convenzione in essere e in procinto di andare alla trattativa per un rinnovo. Insomma, una situazione davvero complicata, visto che la società potrebbe trovarsi senza un campo e dopo aver investito per la realizzazione di questi nuovi campi proprio nell’ottica di avere più peso durante la trattativa stessa con Palazzo Civico.

E da Palazzo Civico, per bocca di Massimo Tornabene, assessore all’Urbanistica, c’è tranquillità: “Era ipotizzabile un ricorso da parte di questa società. Dal momento del nostro insediamento, abbiamo sempre messo in primo piano la difesa dell’ambiente, del territorio e del paesaggio di Mappano. Siamo certi che anche davanti al Tar riusciremo a far prevalere le nostre tesi, anche dal punto di vista giuridico. Anche la Mappanese può stare tranquilla: andremo a esproprio per pubblica utilità, nel caso in cui la Bor.Set.To. non decida di fare marcia indietro e ritiri il ricorso”.

Claudio Martinelli

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