Cerca

Zefiro.

Zefiro.
Zefiro. Nei primi anni del Duecento, il matematico pisano Leonardo Fibonacci si trovò davanti al problema di tradurre per la prima volta a un pubblico occidentale la parola che indicava il numero zero. L’opera che stava scrivendo era il Liber abaci, un trattato di aritmetica e algebra che doveva rivoluzionare per sempre la storia della scienza e la ricezione di quanto era stato scoperto nei secoli precedenti, più a est, nel Medio Oriente e in India. In arabo, zero è detto infatti sifr e, cercando una parola latina adatta allo scopo, Fibonacci scelse, per assonanza, quella che indicava un vento. Decise quindi per il nome di Zefiro: un venticello leggero, impalpabile come un numero sconosciuto che indica il vuoto e di cui è difficile stabilire con certezza la provenienza, che spira nei pomeriggi che nella nostra latitudine vengono descritti dall’omonima rosa, indicano lo Zefiro come un vento di Nord Nord Ovest. Ma è stato anche identificato come il ponente: i romani lo chiamavano spesso Favonio, da cui il tedesco Föhn, ma nella tradizione classica inaugurata da Omero ed Esiodo lo Zefiro è il vento dell’Ovest, uno dei quattro venti cardinali insieme a Borea, Noto ed Euro. Nella mitologia greca Zefiro fu invece figlio di Astreo, titano del cielo notturno, e di Eos, la dea dell’alba. Raffigurato come un giovane alato, alla stregua di Eros, tra i miti che lo vedono coinvolto spicca quello che riguarda il giovinetto spartano Giacinto, ammirato anche da Apollo. Zefiro, geloso nel vederli giocare insieme, fece deviare con i suoi venti la traiettoria di un disco; uccise così il giovane, che venne trasformato da Apollo nel fiore primaverili, che assomiglia a un niente e che nasconde però un grande potere e insospettabili origini gloriose. Tracciare la biografia di un vento, così come di una divinità, nei popoli antichi era opinione che è il vento era l’attributo degli dei, equivale a cercare di dare contorno a qualcosa che non è possibile identificare con precisione ma che nei secoli è stato cantato e descritto in molti modi diversi. L’associazione più comune di Zefiro è con la primavera: “Già riede primavera/ Col suo fiorito aspetto;/ già il grato zeffiretto/ scherza fra l’erbe e i fiori”, scrive Metastasio nel 1719. Anche se lo zefiretto scherza il suo soffio può diventare bizzoso, pieno di significati nascosti. Tradizionalmente la sua compagna fu infatti Clori, ninfa della primavera e dei fiori, rapita dal dio. Nella Primavera di Botticelli sulla sinistra viene raffigurato il vento che cinge con le braccia la ninfa e che, attraverso il fuoco dell’amore carnale su cui soffia l’alito fecondo di Zefiro, rinasce come Flora, al centro del dipinto, trasfigurata. La stessa coppia è stata riconosciuta nell’altro celebre dipinto botticelliano, La nascita di Venere, dove il soffio creatore di Zefiro, abbracciato alla ninfa, sospinge la conchiglia su cui sta ritta la dea. Dall’unione con Clori nasce Carpo, il frutto. Da quella con l’arpia Celeno, o con sua sorella Podarge, nascono i cavalli vaticinanti di Achille, dono di nozze di Poseidone al padre Peleo, Balio e Xanto, che trascinarono attorno alle mura di Ilio il corpo martoriato di Ettore. Zefiro soffiò spesso, attraversandola, su molta letteratura e arte occidentali. Lo citano Virgilio e Lucrezio, lo usa Dante nel XII canto del Paradiso per indicare la provenienza occidentale di San Domenico: «In quella parte ove surge ad aprire/ Zefiro dolce le novelle fronde/ di che si vede Europa rivestire». Un vento associato al tramonto della Luna per Leopardi, che spira dove il Sole scompare: «Quale in notte solinga,/ sovra campagne inargentate ed acque,/ là ’ve zefiro aleggia », nel canto in cui il poeta recanatese associa l’inabissarsi dell’astro d’argento a quello della giovinezza. Anche la librettistica d’opera non si sottrasse agli scompigli di Zefiro: ne La sonnambula, uno dei capolavori di Bellini su libretto di Felice Romani, compare il duetto Son geloso del Zefiro errante, dove Elvino è spaventato dalla galanteria del conte Rodolfo. Ma Amina lo tranquillizza: “Son, mio bene, del zefiro amante,/ Perché ad esso tuo nome confido”. Zefiro diventa quindi il vento per antonomasia che porta con sé i sensi che si svegliano dopo i rigori dell’inverno, ma anche la gelosia e la passione degli amanti, spirando fino a oggi, mostrando le possibilità e le speranze di ogni primavera. Non è forse un caso che una serie di treni d’America, tra cui il California Zephyr, che taglia gli Stati Uniti longitudinalmente, porti questo nome. Scrisse Jack Kerouac, raccontando del viaggio verso Big Sur: “Sono arrivato in incognito a San Francisco dalla casa di Long Island viaggiando per tremila miglia in un gradevole scompartimento del treno California Zephyr da cui vedo l’America scorrere sullo schermo privato del mio finestrino, veramente felice per la prima volta in tre anni”. Favria, 22.08.2021 Giorgio Cortese Buona giornata. La presunzione gonfia certe persone come il vento prova a gonfiare dei vasi vuoti. Felice domenica. L’emergenza sangue non va mai in vacanza, prima di partire Ti aspettiamo a Favria MERCOLEDI’ 25 AGOSTO 2021 cortile interno del Comune dalle ore 8 alle ore 11,20. Abbiamo bisogno anche di Te. Donate il sangue, donate la vita! Attenzione, per evitare assembramenti è necessario sempre prenotare la vostra donazione. Portate sempre dietro documento identità. a Grazie per la vostra collaborazione. Cell. 3331714827- grazie se fate passa parola e divulgate il messaggio
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori