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18 Luglio 2021 - 16:52
Tribunale di Ivrea
CASTELLAMONTE. “Mancò la fortuna non il valore”. Ha citato la battaglia di El Alamein, la storia dei soldati italiani in Africa tra il 1940 e il 1943, l’avvocato Celere Spaziante nel difendere, l’altra mattina, in aula a Ivrea, Claudio Maddio, 64 anni, di Baldissero Canavese, amministratore delegato tra il 1996 e il 2012 della Wolframcarb spa, azienda nel settore dei metalli duri di Castellamonte dichiarata fallita nel 2014.
Nonostante il legale durante la sua arringa abbia provato a far comprendere al collegio giudicante presieduto dal giudice Elena Stoppini come Maddio abbia provato davvero a salvare l’azienda, l’ex amministratore delegato è stato condannato a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Nel formulare la sentenza il collegio giudicante ha, però, riconosciuto le attenuanti sulle aggravanti. L’accusa aveva chiesto 3 anni e 9 mesi di carcere.
Per la Procura Maddio portò l’azienda ad un’esposizione debitoria di circa 22 milioni di euro, continuando nella pratica anche quando l’azienda aveva perso tutto il suo capitale sociale e versava nel più completo dissesto finanziario. Una condotta che avrebbe portato in dote altri 6 milioni di euro di debiti.
Maddio è stato l’unico a scegliere la strada del dibattimento: gli altri quattro membri del Cda sono stati condannati a un anno e 8 mesi con il rito abbreviato.
L’altra mattina, in tribunale, prima della sentenza, l’ex amministratore delegato Maddio ha raccontato, con spontanee dichiarazioni, ogni tentativo messo in campo.
“Nell’ottobre 1993 la Banca Popolare di Novara ci chiese il rientro in soli tre giorni dell’affidamento bancario di 980 milioni di lire - ha detto in aula di tribunale -. Dopo pochi giorni ricevemmo il decreto ingiuntivo. Anche le altre banche ci annullarono i crediti” ha raccontato. E ha spiegato come, grazie alla sue conoscenze, riuscì a concludere una commissione con la Corea del Nord che permise all’azienda di sopravvivere per un po’. Ma questo, evidentemente, non è bastato...
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