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16 Luglio 2021 - 11:17
L'intervento di Reinaudo in Consiglio
Colpo di scena a Pont-Canavese. Uno degli assessori della giunta Riva, Eugenio Reinaudo, si è dimesso. Il suo gesto improvviso ed inatteso, è stato anche plateale: non l’ha infatti comunicato con una lettera ufficiale protocollata in Comune magari qualche giorno prima del consiglio ma con un testo letto in apertura di seduta e consegnato alla segretaria comunale. Sindaco e vicesindaco sono caduti dalle nuvole: a quanto è emerso non avevano avuto alcun sentore delle sue intenzioni.
Doveva essere una seduta rapida e di limitata importanza quella di giovedì 15 luglio, convocata alle 17,30 per approvare le tariffe della TARI, i relativi sconti e la Variazione di Bilancio. Appena la segretaria Mancino (rientrata dopo un periodo di assenza) ha concluso l’appello, Reinaudo ha chiesto la parola ed ha annunciato la sua decisione, motivata dall’insoddisfazione per il modo di amministrare del sindaco e dalla sua incapacità di essere “un capitano coraggioso al timone della nave”. Il riferimento sarà ai famosi <capitani coraggiosi> che avrebbero dovuto salvare l’Alitalia un po’ di anni fa? Probabilmente no, visti gli esiti di quell’intervento.
Se si tratti di un gesto individuale o di un malessere condiviso da altri, come ha lasciato intendere il dimissionario (“Forse qualcuno che hai intorno non ha il coraggio di dirlo”) è difficile capirlo dall’esterno. Certo sorprende la durezza delle accuse, che suonano come una sconfessione complessiva delle scelte compiute in questo perido dall’amministrazione di cui ha fatto parte.
E’ cosa tutt’altro che rara, nei comuni di limitate dimensioni, che dopo qualche mese dal voto arrivino le dimissioni di un assessore. A volte questi gesti rimangono isolati ed il dimissionario si limita ad un’opposizione solitaria; in altri casi si crea un’alleanza con il gruppo o i gruppi di minoranza. Tale possibilità è stata però esclusa da Reinaudo. E’ prevedibile d’altra parte che il gruppo guidato da Sandra Bonatto continui con ancor più vigore la sua opposizione, già ora alquanto dura. Ed è facile immaginare che l’ex-sindaco Coppo colga l’occasione per tornare a polemizzare sul mancato rispetto delle Quote Rosa se a sostituire Reinaudo non sarà Maura Configliacco, una delle due donne elette in maggioranza e che non aveva voluto incarichi in giunta. La cosa aveva suscitate le proteste di Coppo, iper-femminista su questo tema, che aveva reclamato la necessità di nominare un assessore esterno per ovviare alla citata carenza.
L’assessore dimissionario di Pont-Canavese Eugenio Reinaudo, rivolgendosi al sindaco con il tipico <Lei> di quando si vogliono prendere le distanze, lo ha attaccato frontalmente: “Nell’amministrazione che guida rilevo assenza di decisioni, eccessivo timore di assumersi le responsabilità, insufficiente presenza presso gli uffici oltre all’incapacità di essere un riferimento sicuro e di infondere certezza in amministratori e funzionari. Forse sarà anche dovuto ai suoi impegni lavorativi ed all’inesperienza amministrativa, che non riesce a superare”.
Ha proseguito riferendosi alla richiesta di dimissioni avanzata dalla minoranza: “I fatti che ha segnalato non sono stati smentiti ed i loro contenuti sono troppo scorretti per essere accettati o archiviati come attacco personale”.
Da qui la sua scelta: “Sono venute meno le condizioni che mi permettono di riconoscermi in questa maggioranza, che vista all’opera è priva dell’ esperienza e determinazione necessarie. Ringrazio gli amministratori con i quali ho cercato di collaborare anche se spesso disorientati dalla mancanza di un capitano coraggioso al timone della nave, sicuro e determinato e non già dubbioso in ogni circostanza di rilievo. Nessun rancore e nulla contro la Sua persona, che stimo e continuerò a stimare ma solo molte riserve sul ruolo di sindaco che ricopre, in particolare per le molte paure dalle quali non riesce a distogliersi. Per questi motivi rassegno le dimissioni da assessore. Resterò in consiglio per non abbandonare la nave ed avendo come meta il bene del paese. Questo non vuol dire che vado con la minoranza attuale”.
Visibilmente sorpreso dalla lettera di dimissioni di Reinaudo, il sindaco di Pont-Canavese Bruno Riva ha esclamato: “Questa è una descrizione dei fatti che non mi aspettavo. Non sapevo nulla, non sono stato avvisato di nulla. Sono cose che avresti potuto dirmi direttamente, anche per telefono”. Ha poi proseguito: “Se hai colto, anche giustamente, dei momenti di indecisione, sono dovuti alla nostra freschezza amministrativa, che è quella per la quale siamo stati scelti. Lo si sapeva e l’avevamo detto nei mesi precedenti: noi potevamo offrire una pasta in bianco; gli altri magari una più gustosa pasta al sugo. Il nostro gruppo si era messo insieme per un motivo: dare al nostro paese un’opportunità di scelta, altrimenti ci sarebbe stata una sola lista. Mi sono messo in gioco, l’ho fatto con tanta dedizione ed onestà intellettuale ed i pontesi si sono espressi in favore di un cambiamento. Le indecisioni possono esserci state ma non ho mai avuto paura di nulla e di nessuno, solo tanta volontà di imparare. Quella che a volte può essere scambiata per indecisione è volontà di fare le cose corrette, giuste; è una ricerca magari eccessiva della correttezza”.
Tornando sul tema della sorpresa, ha ripetuto: “La tua decisione è inaspettata e la rispetto perché non c’è nulla di più bello nella vita che esprimere la propria volontà. Non la condivido solo per un motivo: avresti potuto dirmi <Non mi rispecchio più in quest’amministrazione>”.
Infine ha ribattuto: “Per quanto riguarda la richiesta delle mie dimissioni da parte della minoranza, è una cosa talmente privata… la sto affrontando con i miei legali ma riguarda la mia famiglia”.
Con la decisione di Reinaudo, è tornata in primo piano la questione delle dimissioni del sindaco chieste dalla minoranza nelle scorse settimane. Per quanto abbia contorni poco precisi causa la reticenza di entrambe le parti – accusatore ed accusato - ad affrontarla apertamente, la questione sembra riferita a classificazioni catastali errate riguardanti proprietà ereditate da Bruno Riva qualche anno fa. Si tratta di fabbricati appartenuti a suo padre e che il sindaco possiede per un terzo, in comproprietà con madre e sorella. Questo almeno è quanto è emerso dall’intervento del vicesindaco Motto.
Senza specificare bene l’oggetto, Riva ha sottolineato la quantità di controlli messi in atto dal Comune di Pont-Canavese nella primavera-estate dello scorso anno: “Da maggio 2020 - quando si era cominciato a parlare di una mia candidatura – ho ricevuto 40 o 45 comunicazioni dal Comune, che è andato a controllarmi in modo corretto ma a mio parere anche eccessivo visto che nei precedenti 54 anni (è l’età del sindaco) non avevo mai avuto controlli”. Una delle comunicazioni “era arrivata il 16 o 17 settembre, tre giorni prima delle elezioni. Ho avuto un sopralluogo in casa a metà dicembre e non so ancora l’esito”.
L’ex-sindaco Coppo ha contestato queste affermazioni: “Quello che hai detto è molto scorretto ed ancor più per averlo fatto in una sede ufficiale. Mi assumo tutte le responsabilità di quello che ho sostenuto . Più volte ho chiesto un confronto pubblico, da tenersi in qualsiasi momento. Eri venuto in Comune a lamentarti per dover rifare il tetto di eternit!”. Come aveva già risposto in un’occasione precedente, Riva ha ribattuto: “Non era per il rifacimento ma per aver saputo del sopralluogo con un giorno e mezzo di preavviso”. All’accusa di vittimismo ha risposto: “Ho sempre sopportato in silenzio senza rendere partecipe il paese di qualcosa che altri avrebbero probabilmente sbandierato ma ora ho dovuto rispondere al Signor Eugenio”. Si è di nuovo finiti in un botta e risposta serrato ma poco comprensibile per i normali cittadini, interrotto dal vicesindaco Motto: “Secondo me si sta divagando!” e poi dalla segretaria Mancino: “Non è il momento e non è il luogo!”.
Su questa questione, che rischia di monopolizzare i prossimi consigli, ha probabilmente ragione Reinaudo, che sollecita una risposta più chiara da parte del sindaco: “Tutte le volte Coppo gioca su queste cose qua. E a me dispiace”. Quando le faccende private diventano tema di discussione pubblica, tanto vale rinunciare all’ormai parziale riservatezza ed affrontare a vispa aperto le accuse così da poterle confutare…
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