Ernesto Zambotti, ex Consigliere comunale di Mazzè ed esperto di agronomia
E’ un uggioso pomeriggio di luglio, e in redazione ci raggiunge un anziano signore, molto alacre, vispo e di spirito. E’ venuto a trovarci per parlare del progetto di deposito nucleare nazionale di Mazzè. E’ sempre stato legato alla vita dei campi ed alla natura, tanto farne il proprio mestiere, e mai quanto adesso è infervorato per quello che sta accadendo.
Lui è Ernesto Zambotti, classe 1937: originario del pavese, fino ai 25 anni si è occupato in prima persona di agricoltura, lavorando col padre contadino. Dopo aver ripreso gli studi, conseguendo una laurea in agronomia, si è dedicato all’insegnamento in molti istituti agrari della provincia. Ora, in pensione, e con alle spalle un quinquennio da consigliere comunale a Mazzè, torna a farsi sentire, per difendere la terra che in passato gli ha dato tanto, e che secondo lui, potrebbe ancora donare molto ai mazzediesi. In una lettere del 5 luglio, la terza di una serie, indirizzata al presidente del consiglio Mario Draghi ed al ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani, spiega perché il progetto di conferimento dei rifiuti nucleari nella zona di Mazzè dovrebbe essere rigettato. La sua tesi si basa sulla legge 1 marzo 1886 numero 3682, la cosiddetta legge Messedaglia, che istituiva un catasto unico delle terre.
“Lo spirito della legge, è rivolto all’agricoltura in modo preciso, e puntuale; identifica e valuta ogni carattere e/o aspetto dei terreni che incide sulla formazione del reddito. Lo spirito implicito è ancora quello di premiare la migliore capacità di imprenditori che si spingono in avanti, capaci di progredire utilizzando le potenzialità e la vocazione ambientale dei terreni …” spiega nella missiva “Proprio sulla potenzialità di progredire è basato l’assunto dell’articolo 41, che prevede l’aggiornamento continuo del reddito dei terreni attraverso le lustrazioni, verifiche quinquennali. Il miglioramento del reddito non solo è implicito della legge, è anzi atteso, stimolato. Ogni legge deve essere interpretata e l'interpretazione della Sogin è stata quella del silenzio, nel redigere i suoi criteri. Ma la legge è legge e va applicata … o no?”.
Il prof. Zambotti ci illustra un suo curioso calcolo: se i circa 500 ettari, interessati dal futuro deposito, venissero coltivati a frumento, con una resa media, si riuscirebbe a produrre in un anno tanta farina quanta ne servirebbe per produrre 24 mila quintali di pane. A suo parere, si tratta di una semplice dimostrazione di come la terra di Mazzè non sia inutile, e quindi non designabile per ospitare le scorie radioattive.
“A Mazzè dal 2015, è il comune a stimolare a proporre innovazione, sostenibilità delle tecniche agricole, premialità di piani colturali che diano maggior rendimento, connotazione e qualificazione del comune e del territorio. Di fatto è applicatore dello spirito dell’articolo 41 della legge Messedaglia, proprio sui terreni del sito”.
Specifica inoltre, che lui, come consigliere comunale, aveva presentato un progetto dal titolo “Mazzè Futuribile”, proprio con l’intento di promuovere politiche agricole innovative e compravendita a km 0.Conclude così: “L'umanità responsabile amante di questo gradevole spazio tra morena e pianura; terreni dentro ai quali vene d’acqua corrono verso la Dora e verso il Monferrato; dove tra le vigne del pregiato Erbaluce, le verdure, la frutta dei signori Mondino si può scegliere passeggiate serene fin sulla ghiaia del fiume o fino alla periferia di Chivasso, grida, urla l’ingiustizia di potenzialità violate. La legge Messedaglia numero 3682 del 1886 è ancora vigente. Per la sua potenzialità di “transizione ecologica” il sito di Mazzè NON PUO’ diventare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”.
Nonostante gli 84 anni di età, Ernesto è esempio di volontà e determinazione, per difendere quella terra, che per molti è ancora una casa.
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