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10 Luglio 2021 - 10:08
La trama era la seguente: Emma, moglie dell’avvocato Giulio Scarli, ama segretamente Fabrizio Arceri, socio del marito, che la corrisponde: ma, per l’affetto che entrambi provano per Giulio, non hanno mai consumato l’adulterio. Il padre di Fabrizio, in balia di un usuraio, promette a quest’ultimo che suo figlio ne sposerà la figlia; Fabrizio rifiuta, e l’usuraio mette in pagamento una cambiale sulla quale il conte Arceri ha apposto per avallo una firma falsa di Giulio Scarli. Quest’ultimo vorrebbe aiutare l’amico ed evitare la prigione al padre di lui, prestandogli il denaro per la cambiale, ma Fabrizio non accetta. Giulio soltanto ora si accorge del sentimento che lega l’amico a Emma, intervenuta nella discussione con frasi imprudenti. Annichilito e incapace di reagire, non vorrebbe più vedere la moglie, se non intervenisse la loro figlia, la piccola Gemma, a impedire un distacco definitivo. Fabrizio parte dunque solo, e per sempre.
L’attore che interpretava il conte Ettore Arceri, era Jules Berry, pseudonimo di Marie Louis Jules Paufichet (Poitiers, 1883 – Parigi, 1951), attore e regista francese, uno degli attori più brillanti del teatro boulevardier, interprete contrassegnato da una sentimentalità galante, appena velata di cinismo. Dopo il debutto nei principali teatri parigini, si dedicò anche all’operetta e recitò per un lungo periodo a Bruxelles. Nel cinema muto, in cui esordì nel 1910, e soprattutto in quello sonoro, sfoggiò lo stesso straordinario mestiere, che aveva conferito tanta credibilità alle commedie di Georges Feydeau. Emma, amante del figlio Fabrizio Arceri e moglie del suo socio Giulio Scarli, era interpretata dall’attrice Luisa Ferida, pseudonimo di Luigia Manfrini Frané, una delle più note attrici del cinema italiano nel decennio 1935-1945. Aderente al fascismo e alla Repubblica Sociale Italiana, venne fucilata incinta a 31 anni dai partigiani a Milano, assieme al compagno, l’attore Osvaldo Valenti. Entrambi tra gli anni ’30 e gli anni ’40 erano tra le massime stelle del nostro cinema, e pagarono a caro prezzo la loro notorietà associata al regime fascista repubblicano: l’appartenenza di Valenti alla Xª Flottiglia MAS e la frequentazione della Villa Triste a Milano, sede della famigerata banda Koch ne determinarono la condanna a morte eseguita a Milano dai partigiani nelle prime ore del 30 aprile 1945. Se la presunta partecipazione di Osvaldo Valenti alla banda Koch non è mai stata dimostrata, Luisa Ferida venne riconosciuta, nel dopoguerra, certamente e completamente estranea ai fatti che le erano stati imputati durante. Negli anni Sessanta la Repubblica Italiana destinò una pensione di guerra alla madre dell’attrice, Luisa Pansini.
L’attore fiorentino Andrea Checchi impersonava invece Fabrizio Arceri e Giulio Scarli era interpretato dal grande Gino Cervi. Nel 1942 vi era stata una ripresa di “Tristi Amori” in teatro da parte della compagnia di Ruggero Ruggeri e uno spettacolo in onore dell’attore presso il teatro Carignano di Torino il 16 gennaio: l’attore aveva lavorato al fianco di Lidia Borelli nello stesso allestimento già nel 1911.
Ma torniamo al cinematografo: giovedi 22 aprile 1943, in un articolo de «La Stampa» che descriveva la situazione produttiva cinematografica dell’Italia in guerra, tra le svariate notizie si leggeva che: “In Val d’Aosta, a Ivrea e a Cinecittà saranno riprese le varie sequenze di Tristi amori, regia di Carmine Gallone”. Il film era stato distribuito il 7 ottobre 1943 e durava 92 minuti anche se «La Stampa» di Torino ne dava una foto-notizia già sabato 17 luglio 1943. A Torino le proiezioni del film iniziarono sabato 30 ottobre 1943 nelle sale cinematografiche “Corso” e “Ambrosio”. Esistono ancora delle “fotobuste” del film: erano buste che contenevano una raccolta di immagini, foglietti con il cast, ed erano destinate all’affissione all’interno delle sale cinematografiche. La loro funzione era assimilabile agli odierni “trailer” dei film di prossima uscita.
Visto poco in tempo di guerra, il film venne redistribuito e dovette affrontare l’iter di revisione presso il Sottosegretariato per la Stampa e le Informazioni del Regno d’Italia nel 1946 retto da Giustino Arpesani. La Commissione di revisione a questo punto espresse parere favorevole alla proiezione al pubblico del film ma limitatamente ai territori della Sicilia e della Sardegna e a condizione che venissero eliminati dai titoli di testa e dalla pubblicità il nome dell’attrice Luisa Ferida.
Ma sullo stesso soggetto giacosiano il cinema muto si era già espresso con una pellicola del 1917 realizzata dalla “Milano Films” per la regia di Giuseppe Sterni con Lina Millefleurs nella parte di Emma, lo stesso Sterni nella parte di Giulio e con Emilio Graziani-Walter in quella di Fabrizio. La fotografia era di Umberto della Valle. Durava 55 minuti ma il film è considerato perduto oggi.
Ultimo atto: le immagini del film di Carmine Gallone vengono rieditate e stampate su carta nel “Fotoromanzo bimensile Victory” un quindicinale che comprava le singole immagini dei film e ricostruiva la storia con la tecnica del fotoromanzo. In questa edizione era ricomparso il nome di Luisa Ferida. “Tristi amori” apparve in quella veste sul numero 68 del 13 settembre 1956 al prezzo di 100 lire. In copertina, a colori vi era l’abbraccio disperato tra Fabrizio ed Emma: Andrea Checchi e Luisa Ferida. Edicola digitale
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