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CAVAGNOLO-BRUSASCO. Don Désiré: "Porterò sempre con me i sorrisi dei miei parrocchiani"

CAVAGNOLO-BRUSASCO. Don Désiré: "Porterò sempre con me i sorrisi dei miei parrocchiani"

Don Désiré, parroco di Cavagnolo e Brusasco

CAVAGNOLO-BRUSASCO. Don Désiré: "Porterò sempre con me i sorrisi dei miei parrocchiani". Il parroco è stato nominato Vicario della Diocesi di Casale Monferrato. Assumerà l'incarico il 21 giugno e lascerà le due comunità da settembre. Oggi ripercorre gli ultimi sei anni.

Un fulmine a ciel sereno: Don Désiré Azogou lascia le parrocchie di Cavagnolo e Brusasco. La comunicazione è arrivata martedì 8 giugno, per bocca del Vescovo Monsignor Gianni Sacchi durante l’assemblea generale del clero di Casale Monferrato.

Il sacerdote togolese, molto amato dalle due comunità, è stato nominato nuovo Vicario Generale della Diocesi di Casale Monferrato. 

Don Désiré, 48 anni, entrerà in carica dal prossimo 21 giugno: è stato scelto dal Vescovo quale successore di monsignor Devasini, nominato a sua volta vescovo di Chiavari. 

Don Désiré sarà trasferito a Casale a partire da settembre.

A Cavagnolo e Brusasco arriverà don Armand Aqmuaku, amministratore parrocchiale di Giarole e Villabella.

Non è l’unica novità per la parrocchia cavagnolese di Sant’Eusebio: da Cavagnolo si sposterà anche don Magloire Gamon che sarà nominato viceparroco di Verrua Savoia e amministratore parrocchiale di Sulpiano, mentre continuerà a mantenere la guida delle due parrocchie di Marcorengo e Brozolo.

Don Désiré, intanto congratulazioni per la tua nuova nomina a Vicario Generale della Diocesi di Casale Monferrato. Sei contento?

Più che contento, diciamo che sono stupito, perché mai e poi mai avrei pensato che il mio nome potesse essere associato all’incarico di Vicario Generale, in Italia.

Lasci le comunità di Cavagnolo e di Brusasco a distanza di 6 anni dal tuo arrivo. Era il 2015. In così poco tempo hai rivoluzionato la vita delle due parrocchie. Quali sono i ricordi più belli?

Sicuramente le prime celebrazioni fatte insieme con le nostre due comunità; i primi campi invernali (e centri estivi) fatti con i ragazzi.

Che cosa ti rende più orgoglioso?

La partecipazione domenicale e la serenità sui volti della gente uscendo da Messa; questo mi riempie il cuore. Quello che mi rende più orgoglioso è l’essere riuscito a coinvolgere la gente che generosamente si è prestata alla realizzazione di tanti piccoli e grandi lavori a beneficio delle chiese e della comunità. Mi gratifica, infine, anche il poter scambiare due parole con chiunque quando sono in giro: grandi, piccoli, credenti o meno.

Che cosa ti porti dietro da questa esperienza?

Tanti volti e cuori delle persone che hanno collaborato con me o che ho semplicemente conosciuto o accompagnato; ciò mi rende un po’ nostalgico, ma mi rassicura anche un po’, perché li porto dentro di me e spero ciò valga anche per loro.

Qual è stato il momento più bello e quale quello più difficile?

Dei  più belli abbiamo già detto. Non ho avuto momenti poi così difficili, a parte qualche esitazione iniziale da parte della gente che proveniva da una situazione di comunità un po’ travagliata.

Che parrocchie lasci al tuo successore, don Armand Aqmuaku?

Avrà, ribadisco, due comunità disponibili, collaborative e generose, che partecipano con entusiasmo alle celebrazioni.

Che consiglio vuoi dare a chi verrà dopo di te?

Pur nel massimo rispetto dei suoi carismi – e ne ha veramente tanti! – vorrei avesse cura della continuità, affinché queste parrocchie, che paiono infine approdate ad una certa stabilità, mantenessero la propria serenità. 

Andrai via a settembre. Ti aspetti una grande festa? O la organizzerai tu?

Non mi aspetto nessuna festa, anche perché, sebbene, in questo mio trasferimento,  alcuni valorizzino maggiormente l’aspetto della promozione, è pur vero che si tratta di una partenza e “partire è un po’ morire”. Una celebrazione per salutarci e offrirmi occasione di ringraziare sì, ma non una festa vera e propria. Io, almeno, non la farei.

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