CHIVASSO. Ha preso la parola - finalmente - dopo quasi cinque ore di Consiglio comunale, tra la seduta di mercoledì e quella di giovedì, in cui era stato silente, rabbuiato, chiuso nel silenzio, concedendosi solo qualche smorfia e lunghi sospiri sotto la mascherina.
Ha parlato per una decina di minuti e poi stop, di nuovo su la maschera.
Il sindaco Claudio Castello ieri sera ha fornito la sua versione sul caso delle intercettazioni telefoniche, contenute nell’ordinanza di misura cautelare Platinum Dia, che lo vedono coinvolto in una serie di conversazioni con uno degli arrestati, Giuseppe Vazzana detto “Pino”, accusato di essere un affiliato al locale di ‘Ndrangheta di Volpiano con la dote di picciotto fin da un periodo antecedente al 1991.
Castello non è indagato e nessuna ipotesi di reato gli viene mossa dai magistrati. Certo è che, intorno ai contenuti delle telefonate e alle considerazioni del gip Edmondo Pio sul ruolo del sindaco, non poteva non scoppiare un caso politico a Palazzo Santa Chiara. Primo effetto, lo ricordiamo, la fuoriuscita di LiberaMente dalla maggioranza che sostiene il primo cittadino.
L’arringa difensiva di Castello dell’altra sera ripercorre ciò che già il sindaco ha comunicato ai giornali nelle scorse settimane.
“Auspico di chiarire il prima possibile”. “In campagna elettorale si parla e si incontrano centinaia di persone e questo avviene in tutte le campagne elettorali e in tutto il mondo”.
“Il mio ufficio è sempre aperto e il mio cellulare ce l’ha tutta la cittadinanza. Il mio incarico è una missione più che un lavoro”. Ha esordito Castello spiegando il perché di quelle telefonate che il suo predecessore, pubblicamente, Libero Ciuffreda ha definito “imbarazzanti”.
“Questa vicenda mi ferisce - s’è addentrato Castello, tono di voce alta e lettura cadenzata delle quattro pagine di discorso che si è scritto -.Nè in campagna elettorale nè nello svolgimento della mia funzione di operatore pubblico ho mai promesso qualcosa a qualcuno. A nessun cittadino nè tantomeno ad un imprenditore.La mia storia dimostra che il mio unico interesse è l’interesse pubblico. E’ possibile che un interlocutore, sbagliando enormemente, possa aver avuto nelle retrovie del suo pensiero una concezione sbagliata e possa aver mal interpretato la mia cordialità, la mia bonomia, la mia disponibilità. La sua (quella di Pino Vazzana, ndr) è un idea stupida basata sul nulla”.
Castello ha rimarcato il fatto che non ci siano atti che facciano presupporre qualcosa di illecito nella sua tenuta.
“Non esiste nulla che non sia regolare, lecito, legittimo, opportuno, trasparente, chiaro e alla fine dei conti voglio dirlo: giusto. Ci troviamo a parlare di questione morale come se dal mio comportamento fosse venuto qualcosa di illecito. Ma non è così”.
“Giuseppe Vazzana non è un mio amico, ma un conoscente - ha aggiunto -. Le amicizie si basano su stima, frequentazioni assidue, condivisioni di passioni e sentimenti. Io personalmente l’ho conosciuto sugli spalti del Pastore dove i nostri figli giocavano a calcio. Chissà quanti come me ci hanno avuto a che fare quando i suoi figli suonavano nella banda o quando sua figlia ha fatto la Bela Tolera ricevendo dall’allora sindaco le chiavi della città (era il 2013 e il riferimento è al suo predecessore, Libero Ciuffreda, ndr).Secondo voi avere rapporti con una persona che è perfettamente integrata nel tessuto cittadino, vuol dire avere comportamenti illeciti o amorali?Semplicemente può capitare che si incontri, si parli, si discuta, senza avere la percezione che la persona che sta dall’altra parte sia appartenente alla ‘ndrangheta. A tanti ho detto bisogna vincere al telefono, non solo a lui. Questo non vuol dire che ci sia voto di scambio”.
Castello ha rigettato le illazioni sul suo intervenuto nel caso del bar Full di via Baraggino: “E’ stato chiuso tre mesi dopo che io sono diventato sindaco”. E pure le accuse sul Bar Nimbus, aperto da Vazzana al Bennet e per il quale i magistrati ipotizzano, leggiamo dalle carte dell’inchiesta, un ruolo attivo del primo cittadino di Chivasso che “si è molto prodigato affinché la Bennet SPA, nell’ambito di un centro commerciale in via di realizzazione nel Comune, assegnasse a Vazzana Giuseppe l’unico spazio con destinazione d’uso di esercizio dell’attività di bar”.
“Nella vicenda del Bennet la mia azione non è stata quella di rispondere alle sue aspettative - s’è difeso Castello -, ma di metterlo in contatto con soggetto che ha competenza e decide in merito.Ho dato ad un cittadino il contatto per verificare se ci fosse interesse, senza per questo aver esercitato nessuna pressione sui responsabili. Ho fatto così in tutti i casi di cittadini che mi chiedono informazioni, indicazioni, consigli. Non c’è voto di scambio, nulla di nulla, dunque dov’è la questione morale? E’ un reato aver parlato con Giuseppe Vazzana? Quanti chivassesi, presidenti di associazioni o altri enti, l’hanno fatto in questi anni? Per i giustizialisti è un comportamento di dubbia moralità, per me no”.
“Io ho commesso un solo errore con i chivassesi - ha concluso Castello -: Ho sempre immaginato che la figura del sindaco dovesse essere vicina ai cittadini. L’ho dimostrato in tutto e per tutto. La mia disponibilità e la mia ingenuità hanno causato questa spiacevole situazione. Dormo sonni tranquilli, con la coscienza a posto con me stesso, la mia famiglia e tutti quei cittadini onesti che mi onoro di rappresentare. Rinnovo la mia piena fiducia nella magistratura affinché si arrivi presto alla verità”.
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