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Nuovo tribunale di Ivrea: è caccia al tesoro! Piccoli continua a "sfracassare"

Nuovo tribunale di Ivrea: è caccia al tesoro! Piccoli continua a "sfracassare"

Il tribunale di Ivrea

La “fake” fa riferimento ad un nuovo tribunale, anzi no ad una vera e  propria “Cittadella giudiziaria” (il centrodestra pensa sempre alla grande) giacchè, come tutti sanno, quello attualmente in uso è troppo piccolo per la mole di lavoro che c’è. Continua la propaganda dello zero assoluto e la politica degli annunci dell’Amministrazione comunale firmata dal sindaco Stefano Sertoli. L’ultima “fake nesw” l’ha costruita il vicesindaco Elisabetta Piccoli, in coda a quella sulla Italvolt (farina del suo sacco) e della Ico Valley (intestata all’Amministrazione Comunale).  La “fake” fa riferimento ad un nuovo tribunale, anzi no ad una vera e  propria “Cittadella giudiziaria” (il centrodestra pensa sempre alla grande) giacchè, come tutti sanno, quello attualmente in uso è troppo piccolo per la mole di lavoro che c’è. Le son bastati un paio di incontri con il presidente del Tribunale Vincenzo Bevilacqua, con l’Ordine degli avvocati Pietro Cecchin, con il Procuratore Capo Giuseppe Ferrando (lo scorso 3 maggio) per andare sui giornale a raccontare tutto e il contrario di tutto, comunque con il chiaro obiettivo di far passare un concetto di “attivismo” che in realtà non c’è e di dimostrare che “lei è una che lavora”, che “l’amministrazione comunale si sta dando da fare” eccetera, eccetera... In sostanza però, stringi stringi, oltre al fatto che ci vuole un nuovo tribunale (e questo già si sapeva) Piccoli altro non fa che annunciare di essersi messa alla ricerca di un terreno o di un immobile idoneo (“Stiamo terminando la ricognizione”) quindi di aver telefonato al Ministero della giustizia (“Pronto son Piccoli, c’è Marta? Marta Cantabria”) per capire come muoversi, infine di non volerla tirare troppo per lunghe, come peraltro succede tutte le volte che ci mette mano lei (Movicentro docet). Progetti? Neanche mezzo! Soldi? Men che meno. Epperò la Piccoli, pensa te che roba, non esclude di poter accedere al Recovery Fund, che è poi lo stesso Recovery attraverso cui, sempre lei, spera di poter mettere a posto tre quarti di città e i tetti e le finestre di un paio di scuole. Come si diceva già? Chi vive sperando.... eccetera eccetera... Poteva anche chiuderla qui, ma  per indorare la fuffa del tutto  e il contrario del tutto, ci ha aggiungo una sorta di caccia al tesoro.... “Potrebbe essere un immobile comunale - svela - o di un privato, ma è ancora prematuro svelare i nomi....”. Trullallero, trullallà... Domanda? Novella Mike Bongiorno? Ma Piccoli quale ruolo pensa di dover giocare?  E anora? Può un amministratore comunale ridursi così, peraltro concludendo il ragionamento con la visione di una città da 30 mila abitanti e persino un “coglione” sa che la si potrebbe costruire solo con un nuovo piano regolatore?  Peccato che la giunta a cui lei appartiene, su questo fronte, non sia riuscita a fare un passo avanti che sia uno da più di tre anni a questa parte... La verità? La verità è che ce la stiamo prendendo tanto con Piccoli ma il problema della politica degli annunci è ormai una malattia dell’intera classe dei nuovi amministratori pubblici improvvisati o, se si preferisce, “della domenica”. Basta digitare su Google ‘politica degli annunci’ e per l’Italia contemporanea si ottengono 41 milioni di risultati. Se la tendenza riguardasse solo le campagne elettorali sarebbe fisiologica. Se invece, così come è, si dilata all’intero arco di una legislatura diventa patologica, a tratti tragica. Sotto il vestito niente, alla lunga si prende la polmonite. Si comincia con Sertoli. Al primo bilancio di previsione utile, l’annuncio del nuovo palazzetto dello sport poi sparito dalle cronache e pure dai bilanci. Palla all’assessore Costanza Casali, che un bel giorno s’inventa le palafitte sulla Dora e l’acquisto della Serra. Le palafitte magari si faranno, per la Serra nulla, considerando la rinuncia all’acquisto espressa da un’intera maggioranza. Nuovo iperstore davanti alla stazione made in Genco e Ipercoop, per dare un nuovo volto alla città e pure una nuova viabilità. Scendono in campo tutti: Sertoli, Piccoli, Balzola e Cafarelli. Riunioni infuocate su riunioni infuocate e poi flop, l’ennesima bolla di sapone. Altro giro, altro valzer con l’Unesco e tanto tuonò che si riusci a mettere una targhetta davanti alla portineria del pino con piccola fanfara. Come non aggiungerci, poi, la nuova mensa con il project financing.... fintita nel dimenticatoio pure quella. E poi la pista ciclabile, il castello (si è riusciti solo a mettere un cancello), la rotonda, il mercato. Una città tremendamente uguale a come la passata amministrazione l’aveva lasciata. Sul finale, l’apoteosi, i comunicati senza contradditorio e i selfie  sulla Ico-Valley del senatore Virginia Tiraboschi annunciata prima e dopo il Recovery Fund che se non fosse arrivato quest’ultimo davvero non si sa come sarebbe finita. Infine la Italvolt di Lars Carlstrom, piombata in testa all’insaputa dell’intera giunta, pronta però a fare mille acrobazie pur di intestarsi un pezzettino di non si è capito bene cosa.  Insomma, tanto azzardo e impotenti retromarce. Un marketing spregiudicato che ha conseguenze, poiché la forma della comunicazione – in politica più che altrove – diventa sostanza. Non c’è bisogno di essere gufi rosiconi per capire che tutto ciò produce forti rischi, così come lo è annunciare l’arrivo a Ivrea di soldi dall’Europa, tutti i santi giorni. E basta! Si abbia un minimo di pietà per lo “sfracassamento” Una forza che sta al governo, per quanto neofita (e la Lega non lo è affatto) non può non aver capito che la credibilità di un’Amministrazione Comunale è “materia prima”. E’ vero che la politica è propaganda, ma i troppi slogan, che  sono per loro natura immediati, possono diventare un boomerang e già stanno tornano indietro....
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