Leontè!
Eracle, Ercole, era figlio di Zeus, Giove un dio e di una mortale. Egli aveva preso anche moglie e aveva avuto diversi figli. La dea Era, Giunone la moglie di Zeus che continuava a vederlo come il frutto del tradimento di suo marito, ed il suo odio continuava a crescere a dismisura. Un giorno, colta dai mali sentimenti che provava verso il giovane, gli fece calare un panno intriso di sangue sugli occhi. Quando il panno lo raggiunse, Ercole fu colto da un’improvvisa follia, e colpì a morte i suoi figli e la moglie. Inoltre uccise anche due dei suoi amati nipoti, figli del fratello Ificle. Soltanto Iolao riuscì a sfuggire alla morte. Quando si riebbe, il giovane Ercole fu preso dal rimorso davanti al suo scellerato operato, e rifuggì il cibo e la luce del sole per molti giorni. Tuttavia Giove era pronto a dare una possibilità al figlio prediletto, e gli disse attraverso la pizia, veggente, di Delfi, che avrebbe potuto riscattarsi compiendo dodice fatiche che gli avrebbe imposto Euristeo, il re che gli aveva involontariamente usurpato il trono, e che quindi Ercole odiava. L’eroe acconsentì e si mise in viaggio verso le porte della città dove si sarebbe messo a servizio del sovrano. Una volta giunto a Tirinto, Ercole si sottomise ad Euristeo, ma il re, spaventato dalla possibilità di essere spodestato dal suo regno, scelse come prima prova una missione impossibile da assegnare all’eroe. Infatti egli gli impose di uccidere il leggendario leone di Nemea, una creatura posta a castigo degli esseri umani per un mancato sacrificio agli dei. Nell'Argolide c'era una valle chiamata Nemea dove viveva un mostruoso leone, nato da Tifone e dal Echidna, che devastava paesi, uccideva animale e uomini, di cui tutti gli uomini avevano paura. Questo leone era invulnerabile, nessuna arma dal legno, al metallo, alla pietra era capace di scalfire la sua durissima pelle. Ercole accettò il compito, ed armato di alcune lance e della sua fidata mazza, si recò in quelle lande per stanare la tremenda bestia. Giunto nel villaggio vicino alla tana conobbe Leorco, l’unico abitante superstite, che aveva avuto la famiglia sterminata dalla belva. egli lo ospitò di buon grado, e gli diede dei consigli per fronteggiare la fiera. Giunto il mattino Ercole si avviò alla tana del Leone di Nemea, e vedendolo abbeverarsio presso un fiume, gli scagliò contro le sue lance letali. Purtroppo queste si infrangere sulla corazza invincibile del leone. La belva fuggì verso la propria caverna e Ercole la inseguì, e pose un enorme macigno di fronte all’ingresso. La fiera gli si pose dinnanzi, ma Eracle la colpì con un vigorosissimo colpo di clava sul muso, mandandola in pezzi. Il leone di Nemea rimase illeso, tuttavia stordito. A quel punto l’eroe gli saltò addosso a mani nude, e gli cinse il collo con forza. Il leone gli strappò la falange di un dito nella lotta, ma Eracle alla fine ebbe la meglio e lo soffocò. Quando il giovane si presentò alla corte di Euristeo con la pelle del leone, egli fuggì spaventato, e gli impose di lasciare i suoi trofei al di fuori delle porte della città. Eracle conciò la pelle invincibile del leone, e ne fece un mantello per se stesso, mentre della testa ne fece un elmo, e questa prima fatica era compiuta.
Favria, 30.05.2021 Giorgio Cortese
Buona giornata. Se nella vita a volte non ci fosse il dubbio, tutto sarebbe scontato. Felice domenica
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