Leggo, con piacere, che molti esponenti dei 5 Stelle, a partire dalla Sindaca Appendino, stanno in questi giorni porgendo le proprie scuse a Pierluigi Bersani per gli atteggiamenti da “bulli” da loro adottati nel marzo 2013. Nel famoso incontro in streaming, l’ex Segretario del PD, incaricato di provare a ricomporre il quadro politico e formare un governo nell’interesse del Paese, venne insultato e umiliato da Grillo e Crimi.
Dopo Bersani arrivò Renzi che, come “bullo” non era secondo a nessuno. Il bisogno di cambiamento diventava un tutt’uno con un’opinione diffusa di “antipolitica” che reclamava le proprie vittime. Il garbo e la buona educazione erano confusi con l’élite di cui liberarsi. L’inesperienza politica e l’ignoranza amministrativa veniva presentata come garanzia di cambiamento.
In quest’onda autodistruttiva c’erano tante buone ragioni. Prima tra tutte l’indignazione verso una classe dirigente (non solo politica ma anche radicata nel mondo della finanza, dell’industria, degli apparati dello Stato, dei Sindacati, ecc.) incapace di assumersi le proprie responsabilità, di dare l’esempio e di essere una credibile guida per una risposta all’altezza della profonda crisi della classe media seguita al fallimento della Lehman Brothers negli Stati Uniti d’America e al disvelarsi della crisi della finanza e dell’economia mondiale.
Ma i fiumi in piena non sono una forza creatrice e producono rovine. Quell’ondata, non ancora conclusa, spiega molti dei fenomeni politici e istituzionali a cui abbiamo assistito negli ultimi 10 – 15 anni. Il COVID e il repentino cambio di impostazione alla guida delle principali istituzioni economiche e finanziarie mondiali ha certamente interrotto questo “ciclo” senza che, per ora, si intraveda però l’equilibrio futuro.
Anche l’attuale compagine che governa Settimo è, a suo modo, frutto di quella stagione. La trama tessuta nel PD torinese, unita all’ambizione personale di una nuova generazione, è riuscita a coagulare le forze “contro” con l’offerta di rappresentarsi direttamente e non sotto bandiere di partito.
Ma a Settimo pare non sia ancora arrivato il vento della riflessione critica. Ciò che unisce l’attuale maggioranza è ancora il comune nemico prima che il progetto comune.
Buon ultima si è aggregata anche la variante settimese dei 5 stelle che, dopo la defenestrazione dell’assessora Barbara Ventrella per far posto a Nino Daniel (entrambi di + Europa), hanno conquistato anche un posto in Giunta. Ricordo quando questa “allegra compagnia” passava il suo tempo organizzando il tiro a segno a barattoli che riportavano l’immagine di Chiamparino, Fassino, Saitta e, troppo buoni, Corgiat. Lo ricordo anche perché da poco tempo avevo ricevuto tre proiettili con un biglietto che minacciava me e la mia famiglia con un linguaggio molto simile a quello che era stato usato da Grillo in un suo show a Torino. In quell’occasione ricevetti le scuse, credo sincere, del Consigliere Del Vago a cui ho sempre riconosciuto onestà intellettuale.
Leggo oggi uno scomposto commento del consigliere dei 5S Cirillo, il quale, dopo aver confuso la libertà di espressione e di critica con il “pontificare”, si lancia in accuse nei miei confronti tanto ignoranti quanto infondate. Sui debiti ho già ampiamente relazionato e poiché le cifre non sono un’opinione invito il Consigliere Cirillo di farsi dare il consuntivo 2005 e il consuntivo 2015 per verificare che non c’è stato nessun incremento del debito del Comune di Settimo durante la mia Amministrazione. Idem per la convenzione Bordina: il consigliere Cirillo si informi e scoprirà che la stessa è stata deliberata durante l’amministrazione Ossola e concordata con l’allora direttore generale delle Molinette (dott. Odasso), la mia firma era un atto dovuto. Scopro ora che il Consigliere Cirillo non è d’accordo nemmeno con lo scolmatore (grazie a cui sono 10 anni che Settimo non ha più avuto danni da allagamenti) e con la “faraonica” biblioteca (se la pensa davvero così lo dica alla sua Sindaca e all’assessore alla cultura di utilizzare solo il piano terra e di destinare il primo piano ad altre funzioni). Cirillo conclude la sua “riflessione” con la frase “non contiamo nulla perché non sappiamo mai nulla”.
Concordo pienamente, ma se si impegna, anche lui potrebbe farcela ad informarsi.
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