Ci vuole fegato!
Fin dall’antichità il fegato è considerato un organo di grande rilevanza. Sede di sentimenti e passioni per i Greci, secondo Etruschi e Romani il fegato di animali era la chiave per interpretare il volere degli dei riguardo al futuro. La scienza, in seguito, ha confermato il suo ruolo strategico come il il più importante laboratorio del nostro organismo, perché porta in sé le tracce delle nostre abitudini e può preannunciare la vulnerabilità del nostro corpo rispetto a patologie future. Prima che nella medicina il fegato compare nella mitologia greca. Prometeo aveva rivelato agli uomini il segreto del fuoco e gli dei per punirlo lo fecero incatenare su una rupe. Un’aquila, gli divorava il fegato che ogni notte si rigenerava rinnovando così il supplizio diurno: «E quando il fegato prima divorato», racconta Eschilo nella tragedia dedicata al titano, «torna a gonfiarsi di rinnovata crescita, eccola tornare avida al suo pasto infame». Gli antichi ancora non sapevano che una delle caratteristiche mirabili del fegato è la sua capacità di rigenerarsi, ma lo tenevano comunque in grande considerazione. Forse per il suo colore cupo e lucente, la scivolosità, il volume: è la ghiandola più grande del corpo umano e pesa circa due chili. Il fegato m compare anche nelle fiabe. Nella versione originale dei fratelli Grimm, la regina cattiva che ordina l’uccisione di Biancaneve vuole che le venga consegnato il fegato della poverina. Evidentemente nel diciannovesimo secolo era ancora identificato come la sede dello spirito vitale. Nella versione Disney, di più di un secolo successiva, la regina cattiva esige invece la consegna del cuore di Biancaneve, organo simbolicamente più “digeribile” dal grande pubblico. Nel cruento testo originale, il cacciatore impietosito risparmierà Biancaneve e alla regina porterà i visceri di un cinghiale, che lei si mangerà! Nell’antica Roma veniva servito iecur ficàtum, pietanza a base di fegato, iecur, di animale cucinato coi fichi, ficàtum, poi venne abbrevviata in ficàtum che, con tipica retrazione d’accento, diventa fìcatum, il termine ufficiale, anche medico. Il fegato e la sua grigioverde compagna cistifellea, produttrice dell’amara bile, sono stati considerati una sede dei sentimenti. Anzi, la cistifellea secondo Ippocrate nella dottrina degli degli umori dove dal sangue, flemma, bile gialla, bile nera derivavano il temperamento dell’individuo: sanguigno, flemmatico, bilioso, atrabiliare, cioè malinconico, detto anche umor nero, dalle parole greche nero e bile. Questa concezione sul fegato è rimasta in varie lingue, coraggio, aver fegato, rabbia, rodersi il fegato, ira, farsi scoppiare il fegato, sfrontatezza, avere un bel fegato e persino al rancore o all’invidia, farsi venire il mal di fegato. Per non parlare di aggettivi come bilioso, collerico, melanconico. To have guts, dicono gli inglesi: essere coraggiosi. In una delle risse marinare di Moby Dick il mastodontico ramponiere Daggoo, per insultare un marinaio spagnolo, gli dà del “fegato bianco”. Un’espressione simile, lily-liver, la troviamo nel Macbeth di Shakespeare a proposito della viltà di un servitore. Esangue insomma è il fegato dei codardi. “Spappolato”, stando alla canzone di Vasco, è invece quello di chi stravizia, soprattutto se beve troppo incamminandosi così verso la cirrosi. Da piccolo mia madre mi dava l’olio di fegato di merluzzo, ricco di vitamina D, a cucchiaiate, per molti era uno schifo, personalmente non era malaccio e poi da adolescente quando avevo esagerato nel mangiare bevevo Soluzione Schoum, immortale rimedio depurativo per le vie biliari. Ilo fegato, sosteneva Galeno, serve a trasformare il cibo in sangue. Già nell’Iliade era visto come il centro della vita: «Achille lo colpì al fegato col pugnale: il fegato schizzò fuori e colando nero sangue riempì la veste; privo ormai del respiro, l’ombra fasciò gli occhi di Troo. Anche se i Vangeli non indicano quale lato del torace di Gesù crocifisso fu colpito dalla lancia romana («e subito ne uscì sangue e acqua», dice Giovanni), l’iconografia vuole la piaga, quella dell’incredulità dell’apostolo Tommaso, all’altezza del fegato, di nuovo a testimoniare la sua supremazia vitale sul cuore. Organo tra i più complessi, il fegato non finisce mai di sorprenderci e anche se il primo riuscito è del 1967, dovremo aspettare la fine degli anni Ottanta perché il trapianto di fegato diventi un trattamento clinico relativamente standardizzato.
Favria, 4.05.2021 Giorgio Cortese
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