Da mesi, fin dal precedente governo Conte, al quale non veniva perdonato nulla di ciò che ora viene invece concesso senza problemi di sorta a Draghi, si discute, a livello nazionale ed europeo, dell’ormai famoso Recovery Fund o per dirlo con un titolo più accattivante del Next Generation EU.
Come tutti sanno si tratta di un massiccio intervento finanziario creato per risollevare le economie europee devastate dalla pandemia. Elemento fondamentale di questa operazione, più volte rimarcato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, è un radicale cambiamento di paradigma delle politiche pubbliche imperniato su un epocale piano di transizione ecologica definito Green New Deal. Tale piano parte dalla constatazione, ormai riconosciuta da tutti a livello mondiale, tranne che dalla maggioranza che governa la città di Ivrea, che i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia per l’Europa e il mondo intero.
Ecco che le ingenti risorse del Recovery Fund si trovano di fronte una strada tracciata dovendo dare risposte, possibilmente strutturali, nel medio e lungo termine per avviare una ripresa sostenibile alimentata da risorse derivanti da nuove forme di economia. Proprio nelle premesse del piano vengono indicate tre linee strategiche che dovranno fare sì che:
• nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra
• la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse
• nessuna persona e nessun luogo sia trascurata
Linee guida molto chiare invocate da tempo a gran voce da studiosi, scienziati e ambientalisti di tutto il mondo che ora, forse, potranno vedere la luce. Fondamentale sarà, come sempre -e soprattutto in Italia- quando si parla di attività politica, mettere in campo un’attività costante di vigilanza da parte di tutti, politici e cittadini, per evitare che i grandi potentati economici globali mettano le mani su queste ingenti risorse depotenziando e stravolgendo le finalità prefissate.
In base alla strategia verde sopra accennata il Green New Deal europeo prevede un piano d’azione volto a:
promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare
ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento
Come si può notare siamo solo alle premesse ed i prossimi mesi ed anni saranno fondamentali per passare dalle enunciazioni di principio ai fatti concreti. In Italia purtroppo sappiamo bene che questo difficilmente accade e si riescono a sperperare risorse e opportunità disperdendole miseramente in mille contentini a livello locale alla ricerca di un po’ di consenso elettorale piuttosto che programmando e pianificando interventi di rilievo di respiro nazionale, regionale e territoriale. Siamo la patria dei campanili e degli egoismi dimenticando che da queste crisi epocali o ci si salva tutti insieme o non si salva nessuno.
Uno degli elementi indicati dalla UE, in merito alla predisposizione dei dossier per il Recovery Fund, è quello del coinvolgimento e dellapartecipazione territorialee della condivisione tra forze politiche e società civile. Purtroppo su queste modalità, da noi e da molti altri invocate da anni e ormai sempre più necessarie in un mondo globalizzato e complesso, proprio non si riesce a far convergere l’asfittica politica italiana.
Per fare un esempio a livello locale, nonostante sia da mesi che viene richiesto dagli enti superiori di individuare progetti e idee ispirate dalle linee guida del Green New Deal e del Next Generation EU, a livello territoriale non si è attivato il minimo dibattito per proporre iniziative di largo respiro e di area vasta in grado di rilanciare, in maniera strutturale, un’economia già traccheggiante fin dalla fine della Olivetti per poi passare dalla crisi finanziaria del 2008 fino ad arrivare all’attuale pandemia da corona-virus.
Più volte, già con la precedente amministrazione, abbiamo chiesto perché non venisse convocata l’assemblea dell’Area Omogenea 9, nata dalle ceneri dell’insensata abolizione della Provincia di Torino, ma non abbiamo mai avuto risposta. L’ennesima occasione persa, ma con l’aggravante che treni come quello del Recovery Fund passano una sola volta nell’arco di decine di generazioni e solo in occasione di tragedie come le guerre o le pandemie. Sprecarne e sottovalutarne le potenzialità si potrebbe rivelare per il nostro territorio un errore imperdonabile.
È così che ci siamo ad esempio trovati, a livello locale, nel piano regionale per la richiesta di fondi sul PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), senza un minimo di dibattito tra forze politiche, terzo settore, territorio, l’inserimento nel capitolo “viabilità sostenibile” - oltre il danno la beffa - il tunnel di Montenavale e il Peduncolo. Progetti anacronistici risalenti a decenni fa e pensati per una società e un mondo radicalmente cambiati e che la pandemia sta ulteriormente modificando. E la città di Ivrea che dice? Nulla, silenzio totale, nemmeno una parola. Siamo purtroppo alle solite e di fronte a una società sempre più iniqua e ingiusta la politica, a tutti i livelli, non dà alcun segno di capacità di adattamento e di risposta ai problemi reali con i quali dobbiamo confrontarci tutti i giorni in un clima sempre più conflittuale ed escludente.
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