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SAN MAURO. Un sanmaurese a capo del Ping Pong italiano

SAN MAURO. Un sanmaurese a capo del Ping Pong italiano

In foto, Renato di Napoli e Giovanni Malagò, Presidente del Coni

Renato Di Napoli, il 6 marzo, è stato rieletto alla guida della Federazione Italiana Tennis Tavolo. Per lui, è il secondo mandato consecutivo dopo avere ricoperto la carica di presidente nazionale dal 15 ottobre del 2016. Sanmaurese d’adozione – è nato a Napoli nel 1954 – nel 1990 sale al comando delle squadre pongistiche del dopolavoro delle Poste Italiane, per cui lavorava dal 1980, e nel 1997 fonda la squadra Tennis Tavolo Torino. In seguito tanto lavoro anche dietro le scrivanie, che l’ha portato a capo del Mttu, l’Unione del Tennis Tavolo Mediterranea, a cui fanno riferimento anche i Paesi che asiatici e africani che hanno sbocco sul mare. L’abbiamo raggiunto per commentare il suo successo personale.

È stata una vittoria sul filo del rasoio, perché il suo avversario, Marcello Cicchiti, ha ottenuto più del 48% dei voti.

«Sono molto soddisfatto di questo risultato, e, come ho detto più volte, sono grato sia a chi mi ha votato sia a chi non mi ha votato. Devo ringraziare tutto il movimento, che in questo momento sta attraversando grandi difficoltà»

Lei è stato in carica prima della pandemia. Come ha influito, sulla vostra disciplina, l’emergenza sanitaria?

«Bisogna distinguere il pre-Covid dalla fase attuale, e magari immaginare un post-Covid. Prima del 2020 il nostro movimento sportivo si trovava in forte ascesa. Nelle scuole avevamo messo in piedi il progetto “Racchette in Classe” insieme alla “federazione Tennis” e alla “federazione Tamburello” (Fit e Fipt), e grazie al supporto del Miur abbiamo avuto un grande successo nel biennio 2018-19»

Inoltre avevate intrapreso anche delle iniziative con ragazzi portatori di disabilità...

«Si trattava del progetto “TennistavolOltrè” che è stato un lavoro a 360 gradi, che includeva la partecipazione anche dei genitori, degli operatori e delle figure che partecipano alla loro inclusione»

Tuttavia ora è tutto bloccato a causa della pandemia. Quali paracadute avete approntato per salvare il “salvabile”?

«Ci siamo resi conto della fragilità delle nostre strutture. Le palestre scolastiche erano la “casa” del nostro sport, e le società si sono trovate prive di sedi dove poter esercitare. Tuttavia la debolezza riguarda anche la fragilità economica delle associazioni sportive, che naturalmente si basano sui contributi dei tesserati e sugli sponsor. Nel giugno 2020 abbiamo perciò progettato una variazione al bilancio, per destinare dei ristori alle società. Una parte di voucher, per coprire le quote di tesseramento; un’altra riservata alle realtà dove l’attività è ripresa, sotto forma di contributi di emergenza, per coprire i costi di tamponi, l’igienizzazione delle strutture»

Nella precedente intervista rilasciata a La Voce (9 maggio 2018) sentiva nostalgia di San Mauro, per il tanto tempo speso a Roma, in Federazione.

«Ora sono a casa, ma a dire il vero sono un poco rammaricato per il trattamento di indifferenza che ho ricevuto da questa città: l’amministrazione locale, nonostante i traguardi che ho ottenuto da cittadino sanmaurese, non mi ha mai degnato neppure di un telegramma».

Fabrizio Walter Artero

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