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22 Marzo 2021 - 19:36
In foto, l’ingresso del cimitero cittadino
Una notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno che ha sconvolto la comunità sanmaurese.
Resti umani abbandonati in un magazzino del cimitero, tutto scritto nella relazione dei Carabinieri che una settimana avevano fatto visita al campo santo cittadino.
Hanno riesumato il corpo di un uomo morto nel 1997 e poi si sono “scordati” i suoi resti in un deposito degli attrezzi, dove sono rimasti per più di un anno prima di essere ritrovati dai carabinieri del Nas. E così il titolare e due dipendenti della cooperativa a cui era stata affidata la gestione dei servizi cimiteriali sono stati denunciati per vilipendio di cadavere e falso.
È successo al cimitero di San Mauro, oggetto di una ispezione dei militari insieme a buona parte delle altre strutture e degli obitori della provincia.
Sono stati i carabinieri a notare una cassetta di zinco abbandonata in un deposito, tra vecchi attrezzi da lavoro. Quando l’hanno aperta, i loro sospetti si sono rivelati realtà: all’interno c’erano dei resti umani.
Dagli approfondimenti si è poi scoperto che si trattava del corpo di un uomo morto nel 1992 e riesumato nel dicembre 2019.
La cassetta avrebbe dovuto essere posizionata per 6 mesi in un loculo temporaneo, in attesa che eventuali parenti si facessero avanti.
Ma gli addetti a quanto pare se ne sono scordati e la cassetta è rimasta a prendere polvere nel deposito.
Secondo gli accertamenti dei carabinieri la ditta aveva attestato di aver tumulato quei resti quando, in realtà, il corpo era rimasto all’interno del deposito dove è stato poi trovato.
La notizia ha scosso la città ma anche la politica sanmaurese.
Sul piede di guerra c’è la consigliera di minoranza, Paola Antonetto, capogruppo di Fratelli d’Italia, da sempre critica sulla gestione del cimitero cittadino.
“La leggerezza da parte dell’amministrazione io l’ho sempre denunciata, - attacca - questa situazione va a confermare quello che ho detto: sul cimitero non si è fatto nulla, avevo ragione. Quanto venuto fuori in questi giorni è responsabilità morale degli assessori che si sono susseguiti (Guazzora prima e Idà oggi) oltre che del sindaco. Queste ossa hanno girato nel nostro cimitero per un sacco di tempo, è incredibile. La noncuranza rispetto a questo tema, da parte dell’amministrazione, è lampante”. Dura anche la consigliera del Pd, Maria Vallino.
“La trascuratezza, - attacca - anche nel cimitero, è indice di una modalità di governo che abbiamo sperimentato in questi 5 anni in tante altre cose, la ritrovi nei documenti dimenticati sulla scrivania, nei ritardi negli accessi agli atti e in tutta una serie di incongruenze. Questa volta è grave perché ci sono di mezzo i Nas ma in realtà lo è sempre. Rincresce che dopo 5 anni di governo succedano ancora certe cose, dovrebbero avere imparato cosa vuol dire amministrare. In questo caso, chi fa l’assessore e chi fa il Sindaco è vero che si avvale di dirigenti e funzionari ma deve sovrintendere, effettuare il controllo che non c’è stato”.
Meno netto, invece, il consigliere Ugo Dallolio.
“Certamente - spiega - ci sembra un episodio che non sarebbe dovuto succedere. Io sono dell’idea che, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nella struttura della Cooperativa, non credo sia il loro mestiere lasciare avanzi. Comunque, secondo me, oltre che la Cooperativa un’occhiata di controllo deve darla anche il Comune. È vero che la gestione è esterna ma come abbiamo visto nel caso di Piazza San Carlo, a Torino, un minimo di controllo è necessario”.
Più cauto il sindaco, Marco Bongiovanni. “Per adesso - spiega - è solo una questione di richiami, non abbiamo parlato di rescissione del contratto con la Cooperativa. Da quello che ho capito hanno dimenticato questa cassetta con qualche resto e non so come mai non sia stata più recuperata. In ogni caso, c’è un’istruttoria aperta con gli uffici per far si che non accada più. Noi come comune abbiamo fatto una segnalazione e un richiamo alla Cooperativa e ovviamente ci sono delle indagini in corso, vedremo anche noi cosa accadrà, in base a cosa verrà fuori valuteremo delle azioni importanti nei confronti della Cooperativa che gestisce il cimitero”.
Minimizza, invece, “La Cometa di San Lorenzo”, la cooperativa di Poirino che gestisce il cimitero. “Si parla di cadavere - raccontano i vertici - ma è una cassettina di resti, in un locale al sicuro, chiuso a chiave, non aperto al pubblico”.
Sul tema, infine, intervengono anche gli assessori che hanno seguito la questione. A partre da Giulia Guazzora, oggi tra i candidati Sindaco del centrosinistra, ma assessore (anche ai servizi cimiteriali) della giunta Bongiovanni fino a ottobre 2020.
“La gestione del cimitero - commenta - è data in appalto ad una Cooperativa, appalto rinnovato la scorsa primavera. Gli appalti vengono gestiti in Unione Net e non sono una scelta esclusiva dell’assessore. I rapporti con questa Cooperativa sono sempre stati franchi e positivi, c’è stato un dialogo continuo. Il fatto accaduto è grave e spiacevole ma per quanto l’assessore possa vigilare non puo’ andare a controllare i magazzini e gli spazi responsabilità della Cooperativa”. A chi, invece, la accusa di essersi dimenticata del campo santo quando era assessore Guazzora replica così
“Non è vero - continua - che non ci siamo occupati del cimitero, quando è stato possibile gli interventi sono stati fatti, ho fatto anche in modo che venisse approvato l’ampliamento per cellette e loculi. L’attenzione c’è stata forse, oggi, visto quanto accaduto, si potrebbe rescindere l’appalto”.
I carabinieri non hanno riscontrato irregolarità negli altri cimiteri della provincia mentre è stata segnalata la camera mortuaria di un ospedale di Torino, ma “solo” a causa di una carenza di pulizia.
È una replica durissima quella di Alessandra Idà, assessore ai servizi cimiteriali della città di San Mauro che oggi si ritrova a dover gestire una grandissima patata bollente con l’opposizione che le spara addosso. “Il punto - spiega - è che si danno gli appalti a delle società o cooperative anche per una questione di professionalità, è ovvio, quindi, che queste ditte hanno delle responsabilità altrimenti faremmo una gestione diretta. Noi, come ente pubblico, chiediamo i verbali di esecuzione lavori, quindi, dal lato nostro, abbiamo fatto la parte che ci competeva”. E qui, poi, la Idà risponde a chi, tra consiglieri e cittadini, la accusa di non aver controllato. “Sui social - prosegue - si scatena l’ignoranza, l’assessore puo’ verificare, a occhio, che tutto sia a posto e questo è sempre stato fatto, ma non puo’ fare più di quello. Non ci si puo’ imputare nulla, le azioni penali sono contro gli esecutori materiali del fatto che si difenderanno nelle sedi opportune. Sicuramente è un fatto grave che non deve ricapitare. In ogni caso, l’assessore non deve verificare l’attività degli operai della Cooperativa, non è quello il suo compito”. Rispetto, infine, al rapporto con la Cooperativa Idà precisa. “Dobbiamo capire - conclude - se rescindere conviene o no, cambiare ditta, oggi, infatti, vorrebbe dire ritrovarsi di nuovo indietro con una serie di lavori. La società Cometa è molto seria, abbiamo chiesto che rivedano il servizio verso di noi, ci sono due persone che forse non ci soddisfano. I lavoratori, comunque, vivono con la pressione di persone che vanno a fare, spesso, foto dalle cancellate”.
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