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15 Marzo 2021 - 19:11
L’incontro con le istituzioni comunali nel pomeriggio di mercoledì 10 marzo
Era soltanto un piccolo gruppo, ma si è fatto sentire. Un’iniziativa partita con il solito tam tam sui social di facebook e poi annullata, prima di lunedì e poi il mercoledì. Ma ormai la macchina della protesta pacifica era stata avviata e non è stato possibile fermarla. Così si sono presentate le mamme e i papà che hanno dovuto digerire l’ennesima chiusura delle scuole, costringendo anche i più piccoli allievi delle elementari, compresi quelli di prima, ad accontentarsi di sole tre ore di videolezione contro le otto che normalmente trascorrono fianco a fianco con il loro compagni e di fronte ad un’insegnante in carne ed ossa. Un mondo che sembrava sano ed abilitato per affrontare la pandemia restando ai propri banchi, piccole trincee in cui maturare la forza per affrontare le incertezze di un futuro in continua evoluzione.
Mercoledì 10 marzo, verso le 15 in piazza della Libertà, erano circa una ventina: poche voci che hanno comunque voluto manifestare il proprio dissenso ed il profondo dispiacere di vedere i propri figli dentro ad uno schermo, un piccolo riquadro nel monitor. Tre ore al giorno, dal lunedì al venerdì? E poi? Niente. Qualche compito, un giro annoiato sui tasti del telecomando, i videogame per chi ce li ha. Troppo poco. La speranza di tutti è che questo lockdown possa veramente essere l’ultimo: ormai, è notizia ufficiale che si resterà così, in zona rossa, fino alla ripresa del 6 aprile.
“La manifestazione inizialmente era stata indetta per lunedì, poi spostata a mercoledì e infine annullata. - dice l’assessore all’istruzione Alessandra Girard - . Sui social gli organizzatori avevano scritto che non era possibile fare la guerra senza i soldati, ma ormai c’erano i genitori che si erano già organizzati per partecipare”.
E così, di fronte a questo piccolo gruppo di genitori, in gran parte mamme, si sono presentate la sindaca Elena Piastra, la presidente del consiglio comunale, Carmen Vizzari, e l’assessore all’Istruzione, Alessandra Girard: anche loro tre alle prese con la didattica a distanza con i loro figli. “Siamo tutti molto stanchi, ognuno di noi si è organizzato come ha potuto, tra mille difficoltà ma non possiamo far diversamente: - ha detto l’assessore Girard - anche la sindaca ha fatto presente a tutti che i contagi stanno salendo. Dobbiamo essere più attenti. Come Comune, cerchiamo di relazionarci con le famiglie cercando di mettere in campo le azioni necessarie. Comprendiamo anche la paura di non veder più riaprire la scuola fino a giugno, come è già successo lo scorso anno”. E mettiamo anche in conto le connessioni dei professori non sempre perfette, alle prese con sovraccarichi di segnali WiFi, e le famiglie che non hanno internet veloce.
“Incontreremo i presidenti di istituto, i rappresentanti dei genitori. per presentare un ordine del giorno in consiglio comunale per avere più peso nel richiedere tutele agli enti. - conclude Girard - Manca una progettualità che possa rendere più facile la vita delle famiglie, private anche degli ammortizzatori sociali come i buoni baby sitter”. E alla stanchezza, si aggiunge un po’ di rabbia.
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