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PRATIGLIONE. Covid, perché non si è aperto l’ospedale di Castellamonte?

PRATIGLIONE. Covid, perché non si è aperto l’ospedale di Castellamonte?

Giovanni Trucano

Mentre l’Italia dalla triade dei colori terziari (giallo, arancione, rosso) passa alla cartella Pantone, con regioni che dall’arancione virano all’arancione rinforzato (leggi arancione scuro) prima di approdare al rosso, i piccoli comuni soffrono la mancanza di una linea dura che possa sconfiggere una volta per tutte il virus SARS-CoV-2.

«Quando una regione diventa gialla, per molti è come se i problemi fossero finiti. Si torna liberi di muoversi da un comune all’altro, liberi di muoversi tra le regioni, liberi di andare a trovare i parenti e gli amici…ma purtroppo occorre prendere atto che è proprio quando ci si trova in zona gialla — e quindi si può riprendere fiato — che bisogna industriarsi per prevenire o comunque prepararsi ad affrontare, con maggiori armi a disposizione, un eventuale ritorno in zona rossa!» osserva Giovanni Trucano, sindaco di Pratiglione «Perché, ad esempio, a più di un anno dall’arrivo del virus, il vecchio ospedale di Castellamonte non è stato trasformato in un ospedale Covid?».

In Italia i casi crescono esponenzialmente e — come era facilmente prevedibile — dal focolaio di Brescia, la terza ondata ha raggiunto praticamente tutta la penisola, serpeggiando come un mamba nero tra le lunghezze d’onda dello spettro del visibile: il bianco della Sardegna (che resta immacolato nonostante i colpi di coda del rettile), il giallo di una manciata di regioni, l’arancione e l’arancione scuro — quest’ultimo rappresentato graficamente da un pattern a righe vermiglio su uno sfondo mandarino — e il rosso di quelle regioni che non sono scampate al viraggio cromatico.

C’è chi, però, quel rosso se lo augura.

«Passare dall’arancione all’arancione scuro è deleterio: le persone possono continuare ad uscire, si hanno meno restrizioni rispetto alle zone rosse, ma purtroppo questo non favorisce la decrescita dei casi di Covid» ammette Trucano.

Certo, l’Italia (presa tra l’incudine e il martello) preferisce temporeggiare, dando l’illusione di provare a curarsi con la cromoterapia. La verità però, benché non si addica al nero dello stato d’animo dei cittadini, va detta: questo quadro naïf risponde, unicamente, alle difficoltà amministrative nelle quali ci s’imbatte quando si deve scegliere tra la salute pubblica e l’economia nazionale.

Chiudere tutto ci condurrebbe alla catastrofe finanziaria, chiudere solo in parte ci conduce all’aumento dei casi di Covid-19. Il pendolo di Foucalt non trova mai una posizione di equilibrio.

Certo è che, forse, una chiusura totale all’inizio della pandemia avrebbe evitato questa altalena tra paura e alienazione.

«Molti si sono scagliati contro il festival di Sanremo, ma io credo che continuare a dare una parvenza di normalità serva soprattutto a coloro che si trovano ad affrontare la tragedia della malattia» prosegue Giovanni Trucano. 

Il mantenimento di una certa routine, secondo il sindaco, vuol dire dare una speranza, distrarre dal dolore, offrire metaforicamente “una boccata d’aria” quando questa pare essere respinta dai polmoni.

E, infatti, Pratiglione ha ospitato il rally del Canavese lo scorso 27 e 28 febbraio. Lo ha fatto a porte chiuse, ma con la mente aperta al futuro, ai giorni chiari e opalescenti che verranno, e che ci condurranno lontani da questo incubo.

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