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22 Febbraio 2021 - 19:03
Claudio Ballarin (a sinistra) con Diego Novelli, presidente provinciale Anpi
Se n’è andato prima del tempo, lo scorso mercoledì 17 febbraio, Claudio Ballarin, che ha ricoperto incarichi importanti nel comitato direttivo dell’Anpi di Settimo Torinese. Aveva soltanto 67 anni. Figlio di Giovanni, il partigiano «Primula Rossa» delle formazioni garibaldine e autonome, era un valido componente della sezione «Guerrino Nicoli». Perito agrario, artigliere alpino, concreto e pragmatico, Ballarin amava moltissimo parlare della Resistenza con gli alunni e gli insegnanti delle scuole cittadine. Ed era orgoglioso di portare il labaro della sezione, alternandosi con altri, durante le iniziative pubbliche. Intervistato la scorsa primavera da Marta Rabacchi per «La Voce», dichiarò: «La Resistenza non può e non deve essere solo una bella storia. Ai ragazzi dobbiamo spiegare come fu difficile conquistare la libertà e la democrazia, e come sia facile perderle nuovamente».
A ricordare Claudio Ballarin è Silvio Bertotto, il presidente dell’Anpi di Settimo. «In primo luogo – afferma – Claudio era un caro amico personale, con cui ho diviso pensieri, esperienze e iniziative. Ed era un amico per tutti noi dell’Anpi che sapevamo di poter sempre contare su di lui. Discreto e riguardoso, sapeva farsi apprezzare per i modi misurati e gentili, la garbata ironia e la generosità. Cultore di storia, specie di quella del Novecento, aveva seguito corsi universitari con Luigi Firpo e Franco Venturi. Sovente mi parlava delle sue letture: lo scorso autunno era impegnato a leggere la storia del Terzo Reich di William Shirer. Gli piaceva soprattutto la Corsica: durante gli incontri con le scolaresche non mancava mai di accennare a Pasquale Paoli, l’eroe della resistenza corsa contro genovesi e francesi, nel diciottesimo secolo. Un paio di anni fa, proposto dalla nostra sezione, aveva ricevuto il Premio di fedeltà alle tradizioni settimesi».
Il contributo di Ballarin alla vita dell’Anpi era serio e qualificato. Aggiunge Bertotto: «Nel 2018, dopo il Concerto di primavera, Claudio scrisse una bella lettera ai ragazzi che avevano suonato per l’Anpi, spiegando che i partigiani, “laureati e analfabeti, ricchi e poveri, uomini e donne, comunisti, liberali, democristiani, socialisti e repubblicani”, erano paragonabili a una “grande orchestra” della libertà. Ultimamente stava preparando un lavoro sulla Resistenza, a metà fra la storia e le memorie familiari. Avrebbe voluto presentarlo alle scuole per il prossimo 25 aprile, sperando che la pandemia allentasse la propria morsa. Purtroppo non ha avuto il tempo di completarlo». Claudio Ballarin lascia la moglie Oriana, il figlio Fabio, la nuora Isabella e la suocera Osanna. I funerali si sono svolti venerdì 19 febbraio nella chiesa parrocchiale di Santa Maria al Borgo Nuovo. Oltre all’Anpi che ha costituito il picchetto d’onore, erano presenti una delegazione degli alpini e una rappresentanza dei coscritti. Al lutto della famiglia e dell’Anpi settimese si sono uniti il comitato provinciale della stessa Associazione e le sezioni di Chivasso e Caselle-Mappano.
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