Brindisi con spumante di quello buono. Balli caraibici e
pupille che si arrotolano su se stesse non potendo credere
ai propri occhi. La notizia di una super azienda per la super batteria in quel di Scarmagno ha scaldato e sta continuando a scaldare gli animi. Perchè significa ripresa, voglia di ricominciare. Significa posti di lavoro. Soldi. Benessere. La domanda è: quanto ci si può fidare del Ceo di
Italvolt Spa, lo svedese
Lars Carlstrom, il cui cognome, nella lingua originale, si scrive con due puntini sulla “o”.
La risposta è: “boh”.
Di lui, oltre all’età (55 anni) si sa solo quel che hanno scritto - e pure di recente - i tabloid inglesi, non foss’altro che, alcune settimane fa, ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza di una società che aveva contribuito a fondare, anche questa impegnata nella costruzione di un mega stabilimento (investimento previsto di 2,6 miliardi di sterline) per la produzione di batterie al litio, ma in Galles. Obiettivo? Tremila dipendenti....
Il nome dell’azienda? Britishvolt!
Sembra una barzelletta, purtroppo non lo è.
Molto serio è, infatti, il motivo per cui si è dimesso. Lo ha fatto in seguito alla notizia
diffusa a piene mani di una sua condanna per frode fiscale in Svezia, risalente a circa 25 anni prima. Otto mesi di carcere e il divieto ad esercitare attività commerciali per quattro anni.
Pena poi ridotta a
60 ore di lavoro socialmente utile.
“Sono a conoscenza di questa accusa - si è difeso
Lars Carlstrom con i giornalisti d’oltre Manica -
Per questo, data l’importanza dell’operazione che vuole mettere il Regno Unito in prima linea nell’industria globale delle batterie e non desiderando affatto di diventare un impedimento, mi faccio da parte con effetto immediato...”.
E non era ancora finita lì.
Stando alle cronache, lo svedese avrebbe avuto legami con il poco raccomandabile uomo d’affari russo
Vladimir Antonov durante il tentativo di salvataggio della casa automobilistica svedese Saab. Un’operazione
bloccata dalla Banca europea per gli investimenti.
Epperò
Antonov, nel Regno Unico, si è fatto conoscere per ben altro e come presidente, per poco più di 6 mesi, nel 2011, del Portsmouth FC, poi passato all’Amministrazione controllata. Arrestato
a Londra pochi giorni prima di dimettersi dal club, in seguito ad un mandato di cattura europeo emesso dall’Autorità giudiziaria della Lituania interessata ad approfondire una presunta distrazione di quasi mezzo miliardo di euro di una banca fallita, la Snoras, di cui era l’azionista di maggioranza. Segue la fuga in Russia, pochi giorni dopo l’estradizione negata.
Si dirà... Che cosa c’entra tutto questo con
Carlstrom?
Nulla, salvo il fatto che
Carlstrom ha aiutato
Antonov ad aprire una filiale di Snoras in Svezia e, più o meno nello stesso periodo, il 2011, un giornale svedese (Realtid) riferiva che una delle società del signor
Carlstrom era sotto indagine per una fattura non pagata di 215.000 corone svedesi e di un debito non onorato di 1,5 milioni di corone nei confronti di un studio legale londinese Reynolds Porter Chamberlain.
Alcuni siti inglesi
riferiscono poi che “prima di fondare Britishvolt”,
Carlstrom, grande
appassionato di golf, ha lavorato alla
Jool Capital Partner
di Göteborg, una grossa società di consulenza finanziaria e di raccolta fondi.
Alla Jool Capital (almeno fino al 2018) lavorava
anche Orral Nadjari, che oggi ha preso il posto di Carlstrom alla Britishvolt. A lui (a Orral nadjari) si deve una delle più grandi raccolte fondi mai realizzate in Svezia pari a 335 milioni di corone nel 2016 .
Ora a Nadjari per la super azienda gallese servono 2,6 miliardi di sterline. Ha già chiesto un sostegno al Governo (cosa che prusumibilmente farà anche la Italvolt), e avrebbero già aderito alcuni sostenitori internazionali degli Emirati Arabi Uniti e della Scandinavia.
A luglio, il Financial Times riferiva che la Britishvolt stava pianificando una quotazione in borsa per raccogliere tra i
300 milioni e i 400 milioni di sterline.
Ora chiarito il fatto che, anche in Italia, con Italvolt Spa, quel che si ha di fronte è una sorta di “Fondo” in cerca di finanziatori e aiuti di Stato, ognuno la pensi come vuole, ma resta la domanda: ci si può fidare di Lars Calstrom? Il Governo Draghi si fiderà di Lars Calstrom? E la Commissione Europa? Anche a Bruxelles prima di autorizzare
l’investimento dovranno fidarsi di lui. Diciamo che se tutti si fideranno della Italvolt, Carlstrom potrà andare alla ricerca di altri soci finanziatori. Oppure sarà vero il contrario e solo se Lars Calstrom riuscirà a trovare dei soci finanziatori, il Governo si fiderà di lui.
Il finale è, insomma, ancora tutto da scrivere.