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15 Febbraio 2021 - 10:14
In foto, Il regista Gabriele Vacis in officina di fronte agli allievi
«Vi parlo e posso ascoltarvi mentre mi ascoltate»: Gabriele Vacis all’IIs Galileo Ferraris di Settimo per tre incontri con gli studenti. Un banchetto nel Laboratorio di Meccanica e una ventina di ragazzi: tre rientri pomeridiani inconsueti, mercoledì 10 febbraio, giovedì 11 e venerdì 12, dove il regista si è fatto una chiacchierata, alla sua maniera, a proposito dei temi: il rientro “in presenza”e il rientro “dell’emergenza”.
Le lezioni con Vacis d’altronde non sono state un sofisticato divertissement per i sensi: passino in secondo piano l’atmosfera catartica e il set naif fra un go-kart e un ponte sollevatore, che forse un poco hanno intimorito quel giovane e silenzioso pubblico a cui erano destinate. Nascevano piuttosto per soddisfare esigenze tangibili di quel pubblico: da un lato il dovere generazionale del teatro di farsi cultura, per nutrire le nuove leve con dialogo e interrogativi. Dall’altro intervenire su un problema storico: «i ragazzi interrogano noi professori con delle richieste di senso sul presente – è intervenuto Tazio Brusasco, docente di italiano – anche se noi abbiamo una valigia dotata di più strumenti, non abbiamo certo altrettante risposte, perché viviamo anche noi per la prima volta questa pandemia».
Per tre giorni il drammaturgo e il suo staff dell’Istituto delle pratiche teatrali per la cura della persona hanno portato in aula – anche se si dovrebbe dire “in scena” - le Meditazioni Sociali. Edmondo De Amicis: Cuore ovvero L’amore per l’educazione, Dino Buzzati: I sette messaggeri ovvero Meditazione sul tempo, e William Shakespeare: Romeo e Giulietta ovvero “Il pianto rituale al tempo della pandemia”. Ma chi non era presente non si inganni: non luci di ribalta, ma un paio di ring-light per illuminare un tavolino discreto, dove Vacis sale in cattedra per dialogare col suo tono pacato con gli studenti. Le Meditazioni sono piuttosto lezioni frontali in piena regola, lecture, “messe a disposizione” in cui l’artista sta con studenti e cittadini. Un percorso fra memorie artistiche e letterarie per raccontare cos’è – spiegano – la “cura della persona” nel nostro “mondo in mutazione”. Dieci incontri in totale a partire da cui Vacis e compagnia hanno in programma di realizzare una docu-serie sulla cittadinanza, la pedagogia e l’inclusione sociale.
La preside Cristina Reinero e i professori Ilaria Santorelli e Antonella Boscocontenti non possono che dirsi orgogliosi dell’ospitata al regista concittadino e agli artisti che lo hanno seguito: operatori, reporter e fotografi che si sono resi disponibili gratuitamente, nonostante le difficoltà di categoria che stanno affrontando. «Sembra che la scuola e il teatro parlino la stessa lingua: nessuno dei due nasconde che la forma “in presenza” sia diritto inalienabile per la propria sopravvivenza» ha aggiunto il prof. Brusasco: insomma la scuola ospiti il teatro e il teatro continui a farsi nelle scuole.
Fabrizio W. Artero
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