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SETTIMO. Danza, il mondo dimenticato: “Speriamo di riaprire presto”

SETTIMO. Danza, il mondo dimenticato: “Speriamo di riaprire presto”

NELLA FOTO Al centro Sara Scalisi (Scuola di Danza Isadorabile dell’Akiyama Settimo) con alcune delle sue allieve

A settembre, le scuole di danza erano tutte felici di riaprire. Poi l’ennesima chiusura, nonostante tutti gli sforzi compiuti per sanificare i locali e seguire le normative.

Nel primo lockdown, sono state tra le prime attività ad essere blindate per l’emergenza sanitaria per poi essere riaperte solo nei mesi di settembre e ottobre. E se gli effetti della prima chiusura sono stati pesanti, il secondo lockdown  sembra essere devastante.

“Quando ci hanno detto che avremmo dovuto chiudere per la seconda volta -  dicono Stefania Montorio e Gabrio Dossena del Centro Nuova Danza, di via Avogadro 11  - abbiamo provato una rabbia che non sappiamo nemmeno come definire, tanto era cruda. Ci pareva impossibile che, dopo tutti gli sforzi economici e personali che abbiamo messo in atto per rendere la nostra scuola in sicurezza, dovevamo di nuovo abbassare le serrande”.

Sono dello stesso avviso Mary e Concetta Ingrassia della scuola Le Meridien, con sede in via Torino 81: “Abbiamo investito parecchio per lo scanner per misurare le temperature, il plexiglass dove necessitava e stabilito tutti i percorsi che le ragazze e i nostri insegnanti avrebbero dovuto fare per essere in piena sicurezza, ma non è servito a nulla”.

“Anche noi abbiamo speso molto per metterci in sicurezza - dice Devis Di Fiore della scuola LH Crew Dance School di corso Agnelli 5  - ad esempio, abbiamo comperato un condizionatore che sanificasse l’intero ambiente delle palestre, proprio per renderlo salubre”.

Ma tutto questo non è bastato perché il DPCM di ottobre ha dato un’ultima mazzata alla danza dilettantistica che nessuno si sarebbe mai aspettato né auspicato.

É vero che grazie agli aiuti del Governo, i cosiddetti Ristori e i bonus affitti, molte scuole non hanno chiuso e sono riuscite a sopravvivere senza gli alunni in presenza, ma alcune hanno preferito abbassare le saracinesche.

“Noi dobbiamo ringraziare la nostra utenza che non ci ha abbandonato e, soprattutto, Paola Richetta e Franco Ferraresi, i proprietari dell’immobile dove ha sede la nostra scuola, - hanno aggiunto Mary e Concetta - che sono stati comprensivi e ci sono venuti incontro con l’affitto dei locali, altrimenti non so come avremmo fatto ad andare avanti. Gli aiuti governativi ci sono stati, ma ovviamente non sono sufficienti a pagare tutte le utenze mensili. Anche la Tari è arrivata, e per intero. Come facciamo a pagare tutto senza poter lavorare?”

“La vera crisi per le scuole di danza, secondo noi, deve ancora arrivare - hanno sottolineato Stefania e Gabrio - perché per ora ci sono i contributi statali, ma dopo come faremo quando non ci saranno più? Noi abbiamo chiesto un aiuto alle banche per affrontare le spese per porre in sicurezza le palestre e gli spogliatoi. E i prodotti per sanificare ogni attrezzo, li vogliamo contare? E questi soldi, ovviamente, si dovranno restituire. E ci domandiamo, ma il prossimo anno ci saranno delle ragazze che si fideranno di frequentare in presenza le nostre scuole?

Si balla ma solo “on line”

Le scuole di danza si sono comunque organizzate e stanno facendo le lezioni on-line, ma non è la stessa cosa che farle in presenza e non è sempre così facile. Molte allieve vivono in appartamenti piccoli e con poco spazio per eseguire gli esercizi, ma soprattutto manca quella componente relazionale che è fondamentale per la lezione tecnica e posturale. Mancano le relazioni con l’insegnante e con le compagne. Mancano le battute di spirito, le risa e gli sguardi di complicità. Manca la relazione affettiva. E sono ancora più difficoltose le lezione on-line con i bambini piccoli, che fanno fatica a seguire l’insegnante davanti ad uno schermo.

Inoltre, le alunne sembrano spente e con poca voglia di fare lezione se non in presenza, e come dice Ilaria Ripamonti, insegnate e direttrice artistica della scuola La Rue de la Dans, di via Buonarroti 13 “Alcune ragazze son diventate apatiche, senza energia. Molte si alzano dal divano cinque minuti prima delle lezioni come se dovessero farle per forza. È un momento difficile per tutti. Gli esercizi a casa nella modalità on-line servono a poco, ma meglio questo che niente”.

Il Centro Nuova Danza ha creato per le ragazze oltre le lezioni on-line, nei mesi di chiusura, uno spazio di confronto e di crescita nel quale il dialogo è sempre stato fondamentale e l’espressione del disagio ha fatto sì che non si perdessero alcune relazioni costruite nel corso degli anni. Le perplessità non mancano: alcuni sport, come ad esempio il calcio, sono ripartiti anche dai bambini più piccoli mentre la danza no. Eppure la danza, proprio per la sua caratteristica principale, è uno sport dove ci si allena anche senza il contatto fisico e, nelle palestre, c’è la possibilità di distanziare le ragazze con due metri tra l’una e l’altra. E allora perché chiuderle?

Le scuole di danza si sono riunite in un Comitato Spontaneo in cui si sono confrontate e si sono date supporto. Hanno anche contattato l’assessore Daniele Volpatto, ma nulla è servito contro le restrizione del DPCM.

“Noi, tra una lezione e l’altra, nei mesi di settembre e ottobre, - hanno aggiunto Mary e Concetta, - igienizzavamo la sbarra della palestra, le panche negli spogliatoi e tutto quello che poteva venire in contatto con le allieve. Inoltre, ogni sabato veniva nella nostra scuola una ditta che sanificava tutto, anche l’impossibile. Ma questo non è bastato per farci rimanere aperti. Per noi è un’ingiustizia, si poteva fare diversamente per salvaguardare uno sport che fa crescere e incrementare l’impegno e la disciplina”.

Forse sarebbe bastato un maggiore controllo delle scuole, forse sarebbe bastato che qualcuno ci capisse qualcosa della funzione della danza dilettantistica, perché non tutti possono permettersi, o forse non vogliono per etica professionale, passare all’attività agonistica che consente di allenarsi tutti i giorni.

La scuola di danza Isadorabile, con sede presso la celebre palestra di arti marziali Akiyama di via Defendente Ferrari, è chiusa. L’insegnante Sara Scalisi ha cercato di mantenere i contatti con le proprie allieve e con le famiglie attraverso i collegamenti “on line”, ma non è facile. “Mi sono organizzata con i collegamenti a distanza - dice Sara Scalisi - anche perchè c’erano genitori che avevano già versato la quota di iscrizione. Le allieve più piccole, purtroppo, avevano già scelto di non riprendere ed è comprensibile, i genitori sono preoccupati. Siamo immersi nell’incertezza, anche se noi, come tutti gli altri i miei colleghi, immagino, avevamo già messo in atto tutte le operazioni di sanificazione, con ingressi separati ed altre precauzioni e accortezze. Rifaremo tutto, sperando che ci facciano riaprire a marzo senza più farci chiudere: l’anno scorso avevamo già prenotato il teatro per il saggio, abbiamo ovviamente dovuto rinunciare”. E se la palestra Isadorabile è inserita all’interno dell’Akiyama, altre scuole sono alle prese con le quote di affitto da versare. Una situazione difficile anche per le allieve e gli allievi, che hanno perso un appuntamento “fisico” con l’arte e la bellezza dell’amicizia.

Oltre la danza

Devis Di Fiore con il suo staff ha saputo differenziare la propria attività, diventando dei video maker per privati ed aziende. Lui ed il suo team hanno lavorato per marchi prestigiosi, come Ferrari, Amen Gioielli e per attori e uomini di spettacolo di caratura internazionale come il trasformista Arturo Brachetti e il trio di attori Aldo, Giovanni e Giacomo. Si guarda con fiducia al futuro, ma Devis è un po’ rammaricato e deluso dall’indifferenza della città: “Nessuno dell’amministrazione comunale ci ha chiamato per domandare come stavamo. Gli aiuti economici sono arrivati dal Governo, ma il Comune di Settimo dov’è? Io mi sono sentito solo e non è bello che l’amministrazione non pensi a noi. Anche solo un supporto morale, forse sarebbe bastato”.

Un supporto morale che servirebbe tanto anche alle allieve che si sono viste privare di questa possibilità.

“Quello che mi preoccupa di più - ha detto Ilaria Ripamonti - è la condizione psicologica delle ragazze. Si stanno spegnendo. E mi spiace moltissimo non essere a fianco a loro, però spero e confido in loro e nella loro capacità di resilienza”.

Ma la speranza non è migliore delle  prospettive che il Governo presenta. “Quest’anno, anche se dovessimo riaprire a inizio marzo - hanno sottolineato Mary e Concetta Ingrassia della scuola Le Meridien - per noi la stagione è finita. Le nostre ragazze sono state ferme per tanti mesi e si dovrà rincominciare a lavorare più che sulla tecnica o sulla muscolatura, sulla motivazione e sulla capacità di riacquisire la mentalità e l’impostazione mentale all’attività sportiva”.

Anche le gare e i saggi non si potranno fare, perché come dicono Stefania e Gabrio: “Il nostro lavoro parte da settembre, e ci vogliono mesi per preparare le ragazze alle competizioni e al saggio che ogni anno abbiamo sempre fatto a fine stagione. Però dopo la rabbia è arrivato il pensiero propositivo, soprattutto per le nostre alunne, e ci siamo formati a livello digitale e stiamo cercando di offrire loro tutto quello che possiamo. Ma certo che, anche se si aprisse tra due mesi, la stagione è terminata”.

“Per il futuro spero di continuare ad insegnare danza,- ha concluso Devis - perché è da generazioni che la mia famiglia si dedica a questo settore. Speriamo che  ci facciano riaprire. Ne abbiamo davvero bisogno”.

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