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01 Febbraio 2021 - 12:43
Alessandro Mosca riporterà a casa sua mamma Irene e diventerà il suo tutore legale
Mamma Irene tornerà nella sua casa. La signora D’Errico, attualmente ospite della Rsa di via Vercelli, è stata al centro di una vicenda lunga e complessa, in cui suo figlio Alessandro ha infine ottenuto la tutela e la possibilità di riportarla nel suo alloggio. Nell’ultimo anno, le possibilità di poter vedere la mamma sono state ridotte al minimo fino ad azzerarle a causa della pandemia in corso. Una mancanza che presto terminerà, coronando la storia di un grande amore.
La vicenda comincia nel 2009 quando la signora Irene, dopo un grave ischemia cerebrale, è rimasta in bilico tra la vita e la morte: il malore era stato provocato dallo choc di aver visto la salma riesumata di suo figlio Massimiliano, deceduto in giovane età nel 1989. In realtà, i medici le avevano dato poche speranze di sopravvivenza. Invece, la donna, mamma di sette figli, ha cominciato un percorso di riabilitazione in una struttura di San Mauro anche se le sue condizioni neurologiche erano tali da essere dichiarata interdetta. Nel 2015, la sua situazione familiare era più complicata e la settimese è stata dimessa da San Mauro per essere condotta alla RSA di Settimo, in via Vercelli, su ordine del suo tutore legale e del giudice tutelare. Negli ultimi due anni, il più giovane della famiglia, Alessandro, aveva avviato un procedimento legale per riportare la mamma a casa. Pochi giorni fa, è arrivato il consenso dal Tribunale da parte del giudice Donata Clerici. Mamma Irene tornerà a casa sua, in un alloggio allestito con tutti gli strumenti necessari per accudirla nel migliore dei modi. “Fortunatamente, a volte la vita ti premia - dice Alessandro - . Due anni fa sembrava tutto impossibile, poi è arrivato il coronavirus e i contatti con mia mamma si sono diradati fino a non poterla più vedere per mesi. Ora, mancano pochi giorni e ritornerà a casa. In tutta questa vicenda, devo ringraziare la dottoressa Stefania Ruffilli, la nostra interlocutrice dei servizi sociali, e la dottoressa Bruna Marino, l’intermediaria tra noi, come famiglia, e il tutore legale. Infine, ringrazio di cuore tutto il personale della Rsa. Anche se non sono mancati momenti di tensione dovuti a questa situazione difficile, lo dico con sincerità: grazie a tutti, perché so che chi lavora nella Rsa dà sempre il massimo. Spero che questa mia storia possa dare la forza a qualcuno che magari non ha iniziativa e non ha lo spirito per affrontare un problema del genere, sapendo di partire in svantaggio. Nulla è impossibile. Ed è bene che esistano ancora i settimanali come “La Voce” per raccontare queste storie”. Un lieto fine, per guardare al 2021 con speranza.
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