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01 Febbraio 2021 - 11:26
In foto, l’inizio della lettera ricevuta dal Comune a fine dicembre
Una gestione dei bilanci, nel 2017 e nel 2018, quanto meno fantasiosa: un ricorso, continuo, ai debiti fuori bilancio, affidamenti sotto soglia (agli stessi attori, sempre sotto i 40 mila euro) per aggirare le norme e una totale disorganizzazione all’interno della macchina comunale.
È questo quanto scritto, dalla Corte dei Conti, nella lettera inviata al Comune di San Mauro il 21 Dicembre del 2020 e firmata dalla Presidente Maria Teresa Polito.
Una tegola che cade sul Sindaco Marco Bongiovanni e sull’assessore al bilancio che ha gestito i conti tra il 2017 e il 2018, Alessandra Mazza.
39 pagine che fanno a pezzi il modus operandi che, tra il 2017 e il 2018, l’amministrazione ha messo in atto a proposito di bilanci e affidamenti per le manutenzioni da fare in città (una su tutte: il taglio del verde). Ma non basta ancora, la Corte, infatti, alla fine della relazione, ha disposto l’invio di tutta la documentazione alla Procura per indagare in merito alle irregolarità segnalate.
L’analisi dei togati parte dalla scarsa “Capacità di riscossione” delle tasse del non pagato da parte dell’ente comunale.
“Dall’esame dei dati - scrive la Corte - di rendiconto degli anni 2017 e 2018 è emersa qualche criticità in ordine alla capacità di riscossione, con particolare riguardo a quella in conto residui. A livello generale si osserva che, nell’esercizio 2017, la percentuale di riscossione complessiva è pari al 70,68%. Nell’esercizio 2018, la percentuale di riscossione complessiva subisce un decremento e si attesta al 66,34%”. Proprio per questo, secondo la Corte, “si rende necessario che l’Ente adotti ogni misura organizzativa necessaria ad implementare la propria capacità di riscossione al fine di realizzare le entrate che hanno dato copertura alle spese sostenute dall’Ente nei relativi esercizi di riferimento. Il reiterarsi di tale situazione, per altro verso, può generare, prospetticamente, una sofferenza di liquidità con la necessità di sopportarne i relativi oneri”.
Ma non è tutto, i giudici, poco dopo, si soffermano sui debiti di bilancio messi a bilancio tra 2017 e 2018: per le bollette della luce (quasi un milione di euro), lo sgombero neve e altre manutenzioni.
“Non si può sottacere, ad ogni modo, - scrive la Corte, parlando del debito fuori bilancio sulle bollette, frutto di un percorso durato anni e anni - come l’intero contesto sia maturato nel corso di un lungo arco temporale nel corso del quale le segnalate difficoltà nella gestione delle bollette ricevute dalle società erogatrici avrebbero dovuto di per sé rappresentare un alert da non trascurare ai fini di una corretta tenuta della contabilità in termini di puntuale quantificazione dei relativi debiti e crediti”.
I commenti della Corte, sono durissimi, anche sull’organizzazione della macchina comunale.
“Al riguardo la Sezione rileva gravi - proseguono i togati - carenze organizzative e gravi irregolarità contabili nella gestione dei processi di spesa fermo restando che la formazione di debiti fuori bilancio costituisce, di per sé, un fattore di rischio per gli equilibri e per la stabilità degli esercizi successivi”.
Si passa, poi, all’appalto per il taglio dell’erba. Anche qui, la Corte dei Conti, rileva gravi irregolarità.
“L’appalto - prosegue il documento - della manutenzione del verde è stato affidato frazionandolo in 4 diversi affidamenti nel corso dell’anno, aventi ciascuno ad oggetto un singolo taglio dell’erba nelle aree verdi comunali, anzichè dare seguito ad un unico affidamento”.
Nel 2020, poi, il Comune cambia strategia, mettendo a gara il taglio dell’erba per tutto l’anno. Ed è qui che la Corte evidenzia come negli anni precedenti ci sia stato uno spreco di denaro pubblico
“Dal raffronto delle medesime prestazioni - si legge nel documento - ricevute negli anni 2019 e 2020 sembrerebbe evidente il risparmio di spesa conseguito dall’Ente che, nell’anno 2019, per i quattro tagli affidati a quattro ditte diverse ha sostenuto una spesa di euro 133.006,64, a fronte della spesa nettamente inferiore sostenuta nell’anno 2020 di euro 76.496,00 derivante da un unico affidamento del medesimo servizio ad una sola ditta previa la descritta procedura comparativa”.
Anche per quanto riguarda il riscaldamento all’interno delle scuole, il modus operandi è lo stesso, se non peggiore: affidamenti, sotto soglia (sotto 40 mila euro), tutti alla stessa ditta. In questo caso, a sostegno delle modalità attuate dalla macchina amministrativa, c’è anche una delibera di giunta che spiega come e perché affidare tutto sotto soglia.
“La procedura seguita per gli affidamenti alla ditta Comat srl (per il riscaldamento delle scuole), - scrive la Corte - è sicuramente in violazione di legge, risolvendosi di fatto in un artificioso frazionamento di un unico appalto, in esecuzione di un unico intento contrattuale”.
Il Comune, nel carteggio con la Corte, spiega come tutto ciò si sia rivelato necessario perché, di lì a breve, sarebbe partita una gara per riscladamento e molti altri servizi. Per, questo, quindi, non avrebbe avuto senso bandire una gara, pluriennale, per il solo riscaldamento.
La giustifiazione, però, non convince i togati che puntano di nuovo il dito, ricordando come la situazione poteva essere fronteggiata diversamente e non come un’emergenza dell’ultimo minuto.
“L’assenza di coordinamento - scrive la Corte - ha generato le condizioni di urgenza per cui l’Ente ha operato effettuando ripetuti affidamenti diretti del medesimo servizio per periodi limitati di tempo al fine di non pregiudicare il buon funzionamento delle scuole, in favore del superiore interesse pubblico di garantire continuità alle funzioni di istruzione. Ciò che rileva nel presente contesto è l’evidente disorganizzazione dell’Ente che ha determinato condizioni di urgenza non certo attribuibili ad eventi imprevedibili e incerti”.
Questioni, su cui, spiega la Corte, toccherà alla Procura indagare: “Dall’intero contesto emerge, pertanto, come l’Ente abbia operato in violazione delle richiamate norme in materia di appalti pubblici, come peraltro riconosciuto dallo stesso Segretario generale, ponendo in essere una serie di irregolarità che la Sezione ritiene di dover rimettere alle valutazioni di competenza dalla Procura”.
I giudici, infine, concludono la lettera invitando il Comune a migliorare la proprio struttura interna. Si parla, dunque di “adottare ogni misura organizzativa necessaria ad assicurare un maggior raccordo della propria struttura organizzativa in termini di programmazione e coordinamento della propria azione amministrativa al fine di evitare che situazioni di urgenza vengano determinate dalla propria disorganizzazione”.
Insomma, si torna sempre lì, al rapporto tra parte tecnica e parte politica che, in questi anni di amministrazione a 5 Stelle pare sia sempre venuto meno o comunque difficile e caratterizzato da continui “inciampi”.
Durissimo, sul tema, il commento della capogruppo di Fratelli D’Italia, Paola Antonetto.
“Io so - spiega - che questa lettera risale a dicembre, mi chiedo perché ad oggi non è mai stata fatta menzione di questo documento. In questi 5 anni la trasparenza è sempre stata uno slogan da parte dei 5 Stelle ma non è mai stata usata. Io non ho mai visto una giunta tanto impegnata a nascondere le carte come fatto da questa amministrazione. Un atto di questo genere, alla luce di quello che abbiamo potuto vedere noi, è molto preoccupante. Ci aspettiamo che qualcuno inizi a dare spiegazioni non solo aria fritta. Il fatto di fare più affidamenti diretti, sotto soglia, non è un modo trasparente di agire. Hanno aggirato la legge, pure per spendere di più. Non c’è stato né il risparmio economico e neanche un buon servizio, sono stati soldi spesi malamente, perché non sanno amministrare. Speriamo che il Sindaco non scarichi tutto sugli uffici, sono stanca di un sindaco neonato, bambino, che non riesce ad assumersi le sue responsabilità. I dipendenti sono diventati il capro espiatorio dell’incapacità del Sindaco”.
Più, pacato, invece, il commento dell’ex Sindaco, oggi consigliere di minoranza, Ugo Dallolio.
“Dalla lettera - spiega - si evidenzia certamente un problema di gestione all’interno della macchina comunale, per il resto mi pare sia tutto nella norma delle lettere che arrivano spesso”.
Sempre uguale, invece, la “difesa” del Sindaco, Marco Bongiovanni, che dà la colpa alla struttura tecnica del Comune.
“In parte - spiega - è colpa della struttura tecnica che, infatti, nel corso del tempo, abbiamo cambiato. In parte, invece, non c’erano soldi per fare appalti lunghi e quindi, tra 2017 e 2018, abbiamo dovuto fare piccole gare. Poi, è sempre stato così, una decina di anni fa si facevano appalti lunghi ma, poi, anche prima del 2017, i tecnici hanno sempre fatto gare da 40 mila euro, funzionava così. Ora, invece, dopo aver ristrutturato il bilancio, siamo finalmente in grado di fare gare più lunghe per affidare servizi di manutenzione come il taglio del verde”.
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