Il gruppo Exor è una holding finanziaria olandese controllata dalla famiglia Agnelli che ha in pancia il 100% di PartnerRe, poi Juventus Football Club al 63%, The Economist al 43 %, Gedi all’86%, Fiat Chrysler Automobiles al 28,55 %, Cnh Industrial al 26,89 e Ferrari al 22 %. Decisamente più arzigogolato il Comune di Settimo Torinese che ha in pancia il 99, 17 di Asm Spa (che è in liquidazione), il 75,79 di Sat scarl amministrata da Alessandro Scopel, il 100 % di Patrimonio SPA amministrata da Nino Daniel, il 31,48 di S.A.A.P.A Spa guidata da Alessandro Rossi, il 7,96% di Seta Spa, lo 0,00093 di Smat e, attraverso SMAT (Acque Potabili) piccole quote di Risorse Idriche Spa, Aida Ambiente srl,Acque potabili Spa, Servizio Integrato del biellese e del vercellese Spa, NOS Spa, Mondo Acqua Spa, Environment Park Spa, Galatea Scarl e, incredibile ma vero, pure Acque potabili siciliane Spa che però è in fallimento. Tra gli organismi partecipati il CISSP (Consorzio intercomunale servizi sociali alla persona) e il Consorzio di Bacino 16 (legato ai rifiuti).Si aggiungono le Fondazioni. La Fondazione Esperienze di cultura metropolitana e la fondazione Comunità solidale.
E’ normale tutto questo? E’ normale che un Comune abbia costruito tutt’intorno a sé medesimo, società che si occupano di manutenzioni, altre specializzate nell’informatica, nella pubblica assistenza, nella cultura e via discorrendo?
Evidentemente no. Più che “fare impresa” o trovare i modi per evitare di sottostare alle regole dei bandi e della pubblica amministrazione, infatti, dovrebbe occuparsi dei servizi ai cittadini, gestendo direttamente tasse e contributi.
Ne ritorniamo a parlare oggi non tanto perché esiste ampia giurisprudenza su quelli che sono i compiti dei Comuni, ma per alcuni strani meccanismi ideati anche dal Comune di Settimo Spa per continuare a garantire l’esistenza delle sue “creature”, che, manco a dirlo, hanno dei costi fissi e variabili legati per esempio a chi ci lavora e ai consigli di amministrazione. Costi che incidono sui bilanci e che, alla fine, in un modo o nell’altro, vengono pagati dai cittadini, ancor più quando il Comune fa fare a loro, quel che potrebbe fare direttamente.
A solleticare la nostra attenzione è stato un recente post su Facebook dell’ex sindaco Aldo Corgiat riguardante la Fondazione Comunità Solidale.
Si chiede Corgiat: “Dove vanno a finire i soldi donati al Comune di Settimo da imprese e cittadini settimesi per il contrasto al COVID e per progetti di sostegno agli anziani?”.
Manco a dirlo a gestirli è un organismo partecipato, la Fondazione Comunità Solidale, che nel 2019 chiudeva il proprio bilancio con un buco da 34.106 Euro. Poco male, considerando che tra la fine del 2019 e il 2020, a questa Fondazione, il Comune ha assegnato un sacco di soldi, tra le altre cose facendole gestire la distribuzione dei pacchi alimentari che quasi tutti gli altri Comuni del circondario (Ivrea, Ciriè e Chivasso) han gestito direttamente. Nell’elenco delle entrate troviamo: 2 mila euro per “Tutto un altro Natale”, 20 mila euro dal Comune per la distribuzione di generi di prima necessità, 20 mila euro dalla Camera di Commercio per iniziative a sostegno di cittadini in stato di necessità, più di 50 mila euro di 5 per mille, altri 45 mila euro dal Comune, altri 18 dalla Fondazione ECM. Insomma un totale di 227 mila euro di cui circa 70 in erogazioni liberali.
Che parte dei soldi ricevuti dal Governo per gestire l’emergenza siano stati utilizzati per coprire le perdite del 2019 di un organismo partecipato più che un dubbio è un’alchimia di bilancio….
Fondata dal Comune di Settimo nel 2012 con lo scopo di sostenere le attività dell’Ospedale Civico (funzionante dal 2008), la Fondazione era diventata nel 2015 il riferimento comunale per l’organizzazione delle attività di supporto alla prima accoglienza dei migranti presso il Centro Fenoglio.“Nel 2019 - commenta Corgiat -in considerazione del ridimensionamento del ruolo del Centro Fenoglio e della previsione contenuta nel nuovo Codice del Terzo Settore (Decreto Legislativo 117/2017) secondo la quale le associazioni partecipate dagli Enti pubblici non potranno più definirsi ONLUS, il Sindaco Fabrizio Puppo propose alla sua maggioranza di chiudere l’esperienza e sciogliere la Fondazione. La decisa opposizione del PD (che, alla luce di quanto poi è successo adesso si spiega) costrinse il Sindaco Puppo a ritirare la proposta….”.
Dopo le elezioni amministrative, uno dei primi provvedimenti della Sindaca fu la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione e, conseguentemente, del nuovo Presidente Tiziana Tiziano.“Con le nuove nomine -aggiunge Corgiat- si cambia l’organismo di controllo e si assume a tempo indeterminato, senza nessun concorso o selezione, persona “gradita”…”.
E siamo di nuovo lì, fermi con le quattro frecce a quegli enti che nascono per creare posti di sottogoverno e fare assunzioni. Siamo di nuovo lì impietriti, scandalizzati e un po' incazzati davanti alla fotografia di un vecchio modo di fare amministrazione della cosa pubblica che, almeno a parole, la nuova amministrazione guidata da Elena Piastra aveva promesso di cambiare.
Tutto maledettamente uguale. Come prima, più di prima.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.