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25 Gennaio 2021 - 17:10
In foto, le pietre d’inciampo con il suo ideatore Gunter Demnig
Per celebrare la Giornata della Memoria, quest’anno, l’Amministrazione comunale, installerà delle targhe ricordo artistiche (Pietre d’Inciampo), in memoria dei cittadini deportati nei campi di concentramento nazisti. A San Mauro si parla di due uomini: Lelio Leone Davide Segre (nato nel 1885) e di suo figlio, Roberto Segre (nato nel 1923), entrambi finiti vittime delle furia nazista.
Tutti e due sono stati arrestati a Torino, il primo, il 30 novembre del 1943, il secondo, un mese dopo, il 31 dicembre dello stesso anno.
Padre e figlio sono stati deportati nel campo di sterminio di Auschwitz e non hanno fatto più ritorno a casa.
Le due pietre di inciampo, in loro memoria, saranno “inaugurate” sabato 30 gennaio, alle ore 11, in via Martiri della Libertà, di fronte al palazzo municipale.
Tutto è nato un paio di anni fa, su indicazione di Renzo Masiero, storico locale, ci sta lavorando.
Le “Pietre d’inciampo” sono un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. Sono piccole targhe di ottone incastonate nel selciato davanti all’ultima abitazione scelta liberamente dalla vittima. Ogni targa riporta la dicitura “Qui abitava…”: il nome della vittima, data e luogo di nascita, data di morte o della scomparsa (se conosciute).
Esse nascono da un progetto artistico ispirato da regioni etiche, storiche e politiche; sono strumenti contro l’oblio, il negazionismo e il revisionismo storico e sono diffusi in centinaia città europee e in diciassette Stati, tra cui l’Italia, e che ciascuno di essi, in modo transnazionale, partecipa alla costruzione di questo monumento diffuso, mosaico di memorie europee.
Con le Stolpersteine la memoria, la storia e l’arte diventano parte integrante del tessuto urbano e, prima ancora, della vita quotidiana dell’intera società. L’inciampo, infatti, è visivo e mentale. E non fisico.
Le pietre diventano fonte di riflessione e oggetto di curiosità, ma soprattutto ponte indissolubile tra il presente ed il passato.
La memoria consiste in una piccola targa d’ottone della dimensione di un sampietrino (10 x 10 cm).
L’iniziativa è partita a Colonia nel 1995 e ha portato, a inizio 2016, all’installazione di oltre 56 000 “pietre” (la cinquantamillesima pietra è stata posata a Torino) in vari paesi europei: Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Norvegia, Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Grecia, Ucraina, Slovenia, Croazia, Romania ed Russia.
Il progetto di memoria delle vittime della deportazione nazifascista ideato dall’artista tedesco Gunter Demnig, a Torino, ha già visto 85 installazioni in 3 anni. Quest’anno sono state posizionate 37 nuove pietre, 8 in città e, per la prima volta, anche ad Alessandria, Novi Ligure, Acqui Terme, Piasco (Cuneo) e, in provincia di Torino, a Pinerolo, Moncalieri, Collegno, Coazze, Condove, Lanzo e Ivrea.
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