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IVREA. Sertoli batte Ballurio: licenziamento giusto... Il Ministero dell'interno gli dà ragione, ma...

S'era rivolta al Capo dello Stato Sergio Mattarella per l'annullamento del provvedimento del 3 marzo 2020 attraverso cui le erano state tolte le deleghe da vicesindaco, al commercio e ai lavori pubblici. L'ex vicesindaco Elisabetta Ballurio lo aveva fatto anche e soprattutto per una questione di dignità, o se si preferisce per digerire meglio un boccone talmente avvelenato che neanche con l'alka Seltzer era riuscita  a mandare giù, peraltro nel completo silenzio dei colleghi assessori e di gran parte della maggioranza. Ufficialmente nessuno aveva detto “beh”. Avevano cercato di salvare la forma lasciando inalterata la sostanza. In verità, subito dopo la notizia diffusa da questo giornale, e alla prima occasione utile, la giunta s’era riunita e aveva nominato uno stuolo di avvocati (Vittorio Barosio, Mario Briccarello e Valentina Troisi), conciò autorizzando il Sindaco a resistere in giudizio in nome e per conto dell’Ente. La sensazione fu che alla maggioranza un po’ bruciasse il fondoschiena, comunque che non l’avesse presa affatto sottogamba. Ci avevamo visto giusto e lo apprendiamo da un parere  che il Ministero dell'Interno ha recentemente inviato alla Segreteria Generale del Consiglio di Stato, proprio su questa vicenda. E' datato 14 gennaio. Il Comune, stando a quanto si legge, in questi mesi (altro che Covid….) non avrebbe pensato quasi a null’altro se non a Ballurio, con ben tre note o osservazioni e l’invio di ulteriore documentazione il 27 ottobre,  il 19 novembre e l’11 dicembre. L’ex vicesindaco, a sua volta, avrebbe inviato una pec il 10 dicembre. In ogni caso, secondo il Ministero dell’Interno la nomina e la revoca degli assessori è disciplinata dall’articolo 46 del decreto legislativo 267/2000 e, secondo una consolidata giurisprudenza, “dipendono esclusivamente da valutazione di tipo politico amministrativo del sindaco, che ha la più ampia discrezionalità essendo basate sull’esistenza o sul venir meno del rapporto fiduciario tra il medesimo e le persone che sono state investite della carica”.  Il Ministero cita anche alcuni pareri del Consiglio di Stato (1482/2012, 2743/2013 e 4970/2013) e un paio di sentenze dei Tar di Liguria e Lombardia. “Il sindaco – aggiunge il Ministero dell’Interno prendendo a prestito un parere del Consiglio di Stato –  ha solo l’onere formale di comunicare al consiglio comunale la decisione di revocare un assessore visto che è soltanto quest’ultimo organo che potrebbe opporsi con una mozione di sfiducia all’atto di revoca…”. E se è vero che Sertoli non avrebbe violato alcunché nel non specificare i motivi del provvedimento, è facile immaginare che a questo parere seguirà un analogo atto del Presidente della Repubblica. Morale: Sertoli batte Ballurio, 1 a zero. Nel ricorso a Sergio Mattarella si sosteneva, tra le altre cose, che il provvedimento  non contenesse motivazioni concrete ma solo una clausola generica da ritenere “illegittima” per non aver consentito alcun contraddittorio, come peraltro previsto dalla legge 241 del 1990. S’aggiungeva un aspetto formale. Secondo Ballurio infatti ci sarebbe dovuta essere almeno una comunicazione di avvio del procedimento e magari anche “una richiesta di chiarimento”, qualcosa di sostanziale insomma, prima della delibera di presa d’atto del consiglio comunale, cosa che, lo si apprende oggi, non era indispensabile. “E’ possibile – aggiungeva Ballurio nel ricorso – che il Sindaco abbia assunto questo provvedimento in quanto ebbi a manifestare un parere contrario circa la sua partecipazione ad un corteo vietato durante il periodo pre emergenziale Covid19, corteo peraltro vietato da una sua stessa ordinanza. Una diversa veduta su una questione che nulla aveva a che vedere con il programma politico amministrativo…”. E poi ancora sulla crisi di maggioranza risolta proprio grazie al suo licenziamento e alla nomina dell’assessore Costanza Casali. Insomma, giustificazioni “strumentali e meschine” aveva chiosato Ballurio. “Tra ciò che a posteriori mi è stato contestato – commenta oggi Ballurio alla notizia del parere del Ministero dell’Interno  c’è il mio nuovo lavoro che a dire del sindaco non mi avrebbe permesso di svolgere l’attività amministrativa. Ho sempre creduto che un amministratore che abbia un proprio lavoro e non viva solo dello stipendio da assessore o da Sindaco sia una garanzia per le scelte che deve fare per i cittadini …” E poi ancora: “Il parere del Ministero dell’Interno propedeutico a quello del Presidente della Repubblica mi fa dire che il ricorso non sarà accolto. Volevo fare un passo indietro e ritirarmi dalla vita politica per sempre. Ho deciso che mediterò ancora un po’. Ci sono situazioni di deriva in cui non ci si può tirare indietro…”. E se non è questa una storia con un finale ancora tutto da scrivere diteci voi che cos’è?  Una storia iniziata con Sertoli che pensa di esserssi tolto di mezzo un personaggio scomodo e scopre di aver fatto un grantissimo “autogol” a tutto vantaggio della cronaca giornalistica e delle Opposizioni. Un errore, a ben vedere, tutto politico, considerando che in politica si va in guerra solo se si ha la certezza di “annientare” l’avversario. Quando questa certezza non c’è, si media, si trova un accordo, si tace…. 
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