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18 Gennaio 2021 - 15:20
Claudia Porchietto classe 1967 è laureata in economia e commercio. E’ stata eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 2018 con Forza Italia, partito a cui ha aderito nel 2013
Claudia Porchietto classe 1967 laureata in Economia e Commercio, è stata eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 2018 con Forza Italia, partito a cui ha aderito nel 2013.
Da sempre impegnata socialmente, nel 2009 lascia la sua carica di Presidente della Confapi (Confederazione Italiana Piccola e Media Industria Privata) di Torino e si lascia “rapire” dalla politica, passione divenuta poi la sua principale attività con il passare degli anni.
Successivamente viene eletta per due legislature consecutive in Consiglio Regionale la prima nel 2010, quando viene nominata Assessore al Lavoro e Formazione Professionale, la seconda nel 2014.
In Parlamento si è occupata dal 2018 all’aprile 2020 di attività produttive, commercio e turismo ora della VI commissione – finanze.
Claudia Porchietto è una donna propositiva, caratterizzata da un’eleganza sabauda che la rende rigorosa e al tempo stesso brillante, capace di trasmettere entusiasmo per cio’ che fa. La sua vita è organizzata in modo da dividersi tra politica, attività professionale e famiglia, a questa che rappresenta la sua vera priorità, dedica tutto il poco tempo libero che le resta.
Onorevole Porchietto, lei è dottore commercialista ed è stata eletta alla Camera dei Deputati nel 2018 ma è in politica dal 2009 avendo ricoperto diverse cariche di prestigio. Cosa l’ha spinta a dedicarsi alla politica piuttosto che alla sua attività professionale?
Mi definisco “prestata alla politica” poiché in realtà la mia attività professionale non l’ho mai lasciata, ho una studio con piu’ collaboratori e questo mi consente anche se con fatica, di continuare ad occuparmi della mia professione. Di politica in senso stretto ho iniziato ad occuparmi nel 2009, quando mi è stato chiesto di candidarmi alla Presidenza della Provincia di Torino. In precedenza ricoprivo incarichi nell’ambito della rappresentanza associativa per le imprese, ero già impegnata socialmente ma con una politica piu’ industriale.
Si parlava di una sua possibile candidatura alla carica di Sindaco della Città di Torino. Quali sono le tre principali criticità della città su cui si dovrebbe subito intervenire?
La situazione che stiamo vivendo a livello nazionale compresa l’attuale crisi di governo, farà slittare di qualche mese il momento elettorale. Ciò premesso è necessario ragionare non solo sulle criticità della Città di Torino, ma anche di quelle dell’area metropolitana perchè troppo spesso si dimentica che il Sindaco di cui si parla è anche il rappresentante dei restanti 311 comuni della provincia. Per quanto riguarda le criticità, la prima è quella di dare una identità alla città. Con la perdita del mercato dell’auto, Torino ha perso la sua vocazione e non è riuscita ad individuare un’altra attività economica su cui puntare. La vocazione manifatturiera del Capoluogo Piemontese va tutelata e rilanciata. La seconda priorità è ridare una dignità architettonica ed urbanistica alla città, troppo spesso trascurata a causa di amministratori che hanno sempre pensato di essere dei politici a livello nazionale, dimenticando le necessità locali quali manutenzione stradale, pulizia, sicurezza , gestione dell’ordine pubblico e soprattutto il rispetto delle regole che devono essere fatte osservare da tutti.
Tra le sue attività alla Camera e in Regione ci sono state le attività produttive, commercio e turismo. Tra le continue restrizioni imposte dal Governo per cercare di contenere l’epidemia da Codiv -19 si ritrovano quelle a danno delle attività produttive, ristoranti, commercio, bar ecc. Alcuni hanno dichiarato che apriranno ugualmente. Cosa ne pensa?
Non bisogna promuovere disobbedienza civile ma li capisco. Sono fermamente convinta che non si possa impedire la diffusione del virus soltanto imponendo ai ristoratori di chiudere alla sera o di rimanere chiusi del tutto, soprattutto dopo aver fatto fare loro degli investimenti e imposto una riduzione del fatturato. Se confronto le code agli impianti sciistici di risalita e quelle che si fanno ai supermercati, non trovo una grande differenza. Abbiamo visto che il sacrificare interi settori dell’economia non ha impedito la circolazione del virus. Governare in questo momento è molto difficile, trovo però assurdo che alla base di scelte che riguardano intere categorie come quella appunto del commercio e dei ristoratori, ci sia la paura di assumersi delle responsabilità.
Le recenti indagini epidemiologiche stanno dimostrando che sette contagi su dieci sono definiti da”panettone”. Vuol dire che le regole date non erano condivise dalle persone e l’autorità non è riuscita a far rispettare le regole impartite?
No, non condivido questo. Ho riscontrato un grande senso di responsabilità da parte degli italiani, anche da parte dei giovani. Non si puo’ affermare che episodi di movida o di feste non autorizzate, siano indice di mancanza di consapevolezza rispetto al problema di una pandemia difficile da fermare, se non con una campagna di vaccinazione estesa a tutta la popolazione.
E’ dall’inizio della pandemia che illustri virologi ed esperti epidemiologi esprimono pareri. Non sarebbe piu’ opportuno che l’informazione derivasse da un unica fonte? Non pensa che, soprattutto per chi rispetta le regole, questo generi rabbia e discredito nei confronti delle istituzioni?
Ritengo che da quando è iniziata la pandemia moltissimi medici si siano riscoperti impropriamente degli esperti virologi. Se fossero dei professionisti seri, dovrebbero tacere e dedicarsi maggiormente alla loro attività di medici, tralasciando gli spazi occupati in trasmissioni televisive e radiofoniche. Il Ministro Speranza è stato sollecitato piu’ volte ad intervenire per interrompere questo dilagare, ma sino ad ora non è stato fatto nulla. Purtroppo troppe voci creano confusione e disorientamento, senza considerare l’inopportunità dei consigli che continuano a suggerire al mondo della politica in termini di restrizioni.
E’ stato emanato l’ennesimo DPCM dove sono state imposte regole sempre piu’ restrittive. I risultati non sono arrivati. Non puo’ far pensare che le regole date fossero almeno in parte sbagliate?
Il Presidente del Consiglio continua ad emanare DPCM con i quali impone delle regole che non vengono né discusse né condivise con il Parlamento, sono atti che per loro natura non necessitano di un confronto parlamentare e possono avere validità solo per periodi limitati per poi essere riformulati, ma cio’ avviene sempre in forma autonoma da parte dal Presidente del Consiglio. In questo modo vengono imposte delle regole che, se venissero portate a conoscenza del Parlamento, probabilmente non sarebbero le stesse. E’ una forzatura della democrazia.
Qual è il mezzo di trasporto che utilizza per spostarsi?
Il treno e quando sono a casa utilizzo un’auto ibrida.
Lei è originaria di Venaria ma risiede nel Ciriacese. Quali sono le richieste che le vengono fatte a livello locale?
Con gli amministratori locali ho un rapporto di “condivisione di problemi” e non tanto di richieste, si ragiona su come possono agire al meglio per poterli risolvere a livello locale. L’ultimo tema che abbiano affrontato è stato quello del deposito nazionale delle scorie radioattive, discusso con i rappresentanti del canavese e di Carmagnola.
In questo anno di pandemia il mio contributo a livello locale si è sostanziato nel rinunciare per alcuni mesi all’indennità da parlamentare, è stata una iniziativa promossa all’interno di Forza Italia a cui hanno aderito tutti i colleghi parlamentari. Nel mio caso ho devoluto l’ importo al comune di Fiano per l’acquisto di materiale sanitario, in particolare sono stati acquistati mascherine e camici monouso destinati all’Ospedale di Ciriè, saturimetri per gli anziani del mio comune e alcuni tablet sempre per presidi sanitari della zona.
Si parla da tanti anni dell’Ospedale di Lanzo e della sua riconversione. Quale ruolo dovrebbe avere questo presidio secondo secondo lei per essere funzionale al meglio per il territorio?
Sono sempre stata favorevole ad una riformulazione dell’Ospedale. Non si puo’ fare un doppione con Ciriè però, sono altresì convinta che Lanzo debba essere dotato di un pronto soccorso per le prime emergenze e debba essere valorizzata la lungo degenza. E’ un presidio con delle potenzialità che devono essere sviluppate, pur nel rispetto delle esigenze di contenimento dei costi.
Sono iniziate la vaccinazioni anti-Covid 19. E’ favorevole? Si vaccinerà?
Si certo, quando sarà possibile.
Non tutti gli operatori sanitari si sottoporranno alla vaccinazione. Come è possibile far coincidere gli interessi personali in un ambito dove deve prevalere l’interesse collettivo? Come dovrebbero intervenire i datori di lavoro?
La premessa giuridica è che in assenza di una norma nazionale il datore di lavoro non puo’ obbligare i propri dipendenti a vaccinarsi. Esiste però un aspetto che riguarda la coscienza di ognuno di noi. Se da un lato esiste la libertà per ognuno di aderire o meno al vaccino, dall’altro quando deve prevalere l’interesse collettivo chi non aderisce dovrebbe cambiare mestiere.
Lo smart working nel settore pubblico, molto incentivato ma non regolamentato, non rischia di paralizzare del tutto i servizi al servizio dei cittadini?
Si, assolutamente si. Ci sono dei settori soprattutto nel pubblico che necessitano dell’operatore in presenza, questo anche in considerazione del fatto che abbiamo una elevata percentuale di anziani che necessitano di questi servizi e non sempre hanno dimestichezza con gli strumenti informatici. Inoltre ritengo che lo smart-working abbia svuotato il centro delle città poiché l’indotto generato da chi si sposta per lavorare, ha sviluppato molte attività economiche che, in assenza, sono destinate a scomparire.
Qual è la sua priorità come parlamentare?
Mi occupo da sempre del tema economia, industria e lavoro. Sono molto preoccupata del fatto che la tutela per la salute pubblica stia distogliendo l’attenzione rispetto alla necessità di salvaguardare anche l’economia. Tantissime aziende stanno chiudendo, altre passano in mani straniere e la finanza, non tutelata a livello nazionale, non sta supportando come dovrebbe le attività.
Quando non lavora come passa il suo tempo libero?
Ne ho poco tempo libero, in ogni caso mi dedico ai miei figli.
Preferisce vivere in città o in un comune di provincia?
Comune di provincia, non ho dubbi.
Cosa ama di Roma?
Roma è la Città Eterna anche se io preferisco vivere altrove. Da quando frequento questa città mi sono resa conto che è il cuore pulsante delle relazioni importanti, dell’interesse italiano, della politica.
Cosa non le piace?
A volte mi manca il rigore sabaudo a cui sono abituata, a Roma si è piu’ fatalisti.
Quali sono le restrizione che le pesano di piu’; l’impossibilità di viaggiare, il teatro, il cinema...?
Sicuramente il non poter socializzare, soprattutto se penso ai miei figli che per questo hanno sofferto. Per il resto devo dire che non ho sentito tanto le restrizioni perchè ho sempre lavorato.
Qual è il piatto preferito?
Sushi e il pesce.
Qual è stata la sua piu’ grande soddisfazione da quando fa politica?
Vedermi riconosciuta, anche da parte di coloro che non sono della mia parte politica, competenza e stima. Questo mi rende molto orgogliosa.
Abbiamo appena concluso un anno difficile, cosa si augura per il 2021?
Uscire dallo stato di emergenza pandemia e ritornare ad una relativa normalità.
Su cosa è tollerante?
Sono una persona positiva, anche nei momenti difficili rifletto e guardo oltre.
Su cosa è intransigente?
Sulla correttezza, amo la chiarezza di intenti.
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