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11 Gennaio 2021 - 12:32
Il sindaco Antonio Magnone
Una parte dell’area To-10 insiste sul territorio comunale di Rondissone.
Sindaco Antonio Magnone, come le è stata comunicata la notizia?
«L’intera Amministrazione ha appreso la notizia esclusivamente dai giornali e non da enti istituzionali governativi, cosa che ha destato preoccupazione e sgomento in noi e a tutti i cittadini. Ciò è stato veramente disarmante, per non saper e poter rispondere, in quanto conoscere l’argomento necessita studio e tempo; tale metodo è risultato anomalo e soprattutto poco adatto tra le istituzioni, grandi o piccole che siano. Infatti ha portato scompiglio in 67 territori (senza contare i comuni confinanti) e la disapprovazione sul sistema e le modalità informative è unanime».
Sapevate che c’erano degli studi in corso sul territorio?
«Sapevamo, come cultura generale, che doveva essere scelto un sito nazionale, ma non avrei mai pensato che ricadesse nuovamente sul nostro territorio».
Cosa ne pensa?
«Ci siamo documentati sull’argomento attraverso il portale del deposito nazionale. Da una attenta lettura delle aree interessate, emerge che la scelta del sito sia dipesa anche dalla distanza/vicinanza dagli attuali depositi presenti sul territorio nazionale (basta vedere che molti dei 67 siti nazionali sono nei dintorni degli attuali depositi nucleari nazionali), ma che questo requisito non esista tra quelli previsti nei criteri per la localizzazione del deposito nazionale (guida 29 Ispra). Avvalora ancora di più la nostra ipotesi, che il risultato delle indagini ci colloca tra i 12 comuni con probabilità molto alta di cui 8 sono in Piemonte. La nostra area (Mazzè, Rondissone, Caluso) è la prima in elenco. Non solo: riteniamo sia necessario informare in modo completo i cittadini, e quando parliamo di cittadini non ci rivolgiamo esclusivamente alle persone che risiedono nei luoghi interessati. Nel deposito nazionale non finiranno solo scorie a bassa intensità radioattiva, ma anche - temporaneamente - le scorie ad alta attività in attesa dell’individuazione di un sito all’estero. Quanti anni ci vorranno a fare ciò? Inoltre, come si apprende dal portale, una volta realizzata e completata la struttura, è previsto che il trasporto del materiale radioattivo (che è una delle fasi più delicate e pericolose) avverrà in circa 40 anni! Quindi, dopo che la nostra regione ha il nucleare da oltre 70 anni e che per ulteriori 50 si prevede di averlo ancora nei quattro depositi piemontesi (compresi quelli di Saluggia), dobbiamo essere nuovamente sede di un sito nazionale?»
E su cosa basa questo giudizio?
«Pensiamo che per la scelta dei siti, tra cui il nostro, non sono state prese in esame tutte le caratteristiche della zona, le sue qualità, i suoi pregi e eccellenze agricole, le sue peculiarità e vincoli. L’area To-10 è famosa in tutta Italia per l’Erbaluce di Caluso; anche Rondissone insieme ai Comuni limitrofi è in attesa della conferma per IGP della nocciola. Inoltre vi sono caratteristiche morfologiche che non sono state prese in considerazione, oltre a non aver valutato attentamente l’impatto su territorio in termini di inquinamento ambientale, vista l’attuale concentrazione di attività impattanti sul territorio».
Quali passi pensa di fare prossimamente?
«In pochi giorni ci siamo già attivati con i Comuni interessati, abbiamo fatto riunioni con la Città Metropolitana ed è in atto una conferenza con la presenza della Regione e parlamentari regionali. Visti i brevi tempi che ci consentono per fare una valutazione che tenga conto di tutti gli elementi in gioco, senza avere la pretesa di diventare dei professionisti del settore, sarà basilare per tutti noi approfondire al meglio l’argomento in modo da produrre le opportune osservazioni nel tempo che ci hanno concesso».
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