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11 Gennaio 2021 - 12:16
Il consigliere regionale Gianluca Gavazza
Sì o no al progetto di una cava a Verrua Savoia, presentato dalla società Allara? E’ il tema che tiene banco in questo inizio anno non solo a Verrua, ma anche nella vicina Crescentino e almeno fino a Verolengo, dove in frazione Borgo Revel verranno scaricati i carichi di ghiaia e sabbia che verranno estratti nei pressi delle frazioni crescentinesi Sasso e Porzioni. Lì, in cinque anni, verrebbe scavato circa un milione di metri cubi di materiale che verrebbe poi portato - così si legge nel progetto - nel cantiere di selezione e lavorazione di Borgo Revel.
Dunque, per cinque anni, alla media di 4,2 viaggi all’andata all’ora, gli autocarri carichi di sabbia e ghiaia percorreranno la ex SS n. 31 del Monferrato tra Verrua e Verolengo. Un tema, dunque, che non può non interessare l’intero territorio. E che, per questo, ha già visto intervenire più di un rappresentante delle istituzioni locali. Tra questi, anche il consigliere regionale della Lega Gianluca Gavazza, residente a Torrazza e dunque non molto distante da dove dovrebbe insediarsi la cava.
Gavazza durante il periodo natalizio ha fatto un sopralluogo a Verrua ed è stato accompagnato in un breve giro nei campi dove dovrebbe essere realizzato il progetto. «Sono stato accompagnato nella zona di Santa Maria da alcuni residenti del posto», spiega; «ho voluto personalmente incontrare chi vive quella realtà, chi conosce il territorio perché lì è nato, vive, lavora. Chi sa sa esattamente quali sono le dinamiche delle piene del Po, qual è la tenuta degli argini, com’è cambiato l’alveo negli ultimi anni. Prima di poter esprimere un pensiero, un’opinione su di un qualsiasi progetto, ritengo sia giusto informarsi: ed è quello che ho fatto».
«Il territorio, anche attraverso la voce dei sindaci e dei Consigli comunali come quello di Crescentino, ci dice che questo progetto di cava non s’ha da fare». prosegue il consigliere regionale leghista. «Oltre ai problemi di viabilità, impatto ambientale sulla zona, ecc., c’è il rischio di compromettere, mi dicono, la tenuta dell’argine e ritrovarsi, un domani, nel caso di una piena del Po, con l’acqua fino alle case di Santa Maria. Io non sono un tecnico e non posso giudicare: i cittadini hanno detto la loro, ora tocca ai tecnici esprimere un parere e dare quelle risposte, se ci sono, che il territorio si aspetta».
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