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04 Gennaio 2021 - 16:37
Emilio Cosola (primo da destra) presidente del Comitato di Lauriano della Croce Rossa
L’urlo delle sirene delle ambulanze che corrono contro il tempo diventerà uno dei simboli dell’epidemia del 2020. Costretti in casa, come nel tempo di guerra, la loro eco ci ha tenuti uniti al campo di battaglia che si stava allestendo negli ospedali cittadini durante le due ondate del covid. A bordo arrivano i “nostri”, cittadini per modo di dire comuni, che hanno messo da parte la paura di contagiarsi diventando, insieme a infermieri e medici, gli eroi del ventunesimo secolo, affiancati in certe immagini in circolazione sul web ai personaggi della Marvel. Ai volontari rossocrociati spetta il compito di accompagnare e vegliare i contagiati nel viaggio che li stacca dalla realtà fino a quel momento “normale” e li trascina nel limbo di una cura il cui successo, in mancanza di un vaccino, dipende in parte dalla sorte. Celebrati in tutte le lingue, da New York a Torino, per essersi sottoposti a turni massacranti, da far dormire in piedi, dovranno continuare a fare straordinari ancora per un po’ prima di terminare la loro missione speciale. Emilio Cosola, Presidente del Comitato di Lauriano della Croce Rossa, volontario dal 2006, ci porta la testimonianza diretta di un anno fuori dall’ordinario.
Di quanti mezzi disponete oggi nella vostra sede e quanti sono i volontari iscritti?
Abbiamo in tutto 16 mezzi, di cui 4 ambulanze, il resto sono autovetture. La nostra sede fornisce sia servizi socio-assistenziali nella zona cha va da Brozolo a San Sebastiano, sia il servizio di emergenza, quest’ultimo ovunque necessario. I volontari ufficialmente sono 140 ma operativi circa 60, questa differenza è dovuta anche alla paura del contagio.
In che misura è aumentato il livello del vostro impegno in seguito al covid?
È praticamente raddoppiato; si pensi che siamo passati dai 70 servizi/mese a circa 130-140/mese.
Mentre il COVID imperversava avete dovuto continuare a garantire la copertura dei servizi abituali. Come avete fatto fronte a un aumento così importante delle richieste di intervento?
Abbiamo sopperito grazie alla determinazione di quei volontari che non hanno mai mollato, persone meravigliose che hanno mostrato una totale abnegazione al servizio per la Croce Rossa. Il carico di lavoro, per molti di loro, è incrementato enormemente. Nei periodi di crisi, invece di fare ad esempio 2 servizi a settimana, hanno dovuto fare 4-5 servizi.
Vi è stato richiesto di fare anche servizi extra, legati alle problematiche sociali che l’epidemia ha portato con sé?
Sì, certo. Noi in particolare abbiamo il progetto “CRI con voi” che prevede che i nostri volontari portino medicine e in generale prestino assistenza a coloro che sono soli o che sono positivi e non posso uscire di casa.
Avete avuto nuove adesioni di volontari in questo periodo?
Purtroppo non abbiamo avuto nuove offerte di volontari. È comprensibile poiché c’è paura, ma non appena la pandemia sarà finita sicuramente avremo altre iscrizioni.
I malati di COVID lasciano casa consapevoli di andare incontro a un calvario. Qual è la loro condizione psicologica quando li soccorrete?
In genere sono molto spaventati. Ho sempre chiesto ai miei volontari di usare tutta l’umanità possibile, in quel momento i soccorritori sono completamente coperti, devono parlare con gli occhi ai pazienti e fargli coraggio.
C’è qualcosa che vorresti aggiungere, a seguito di questa esperienza?
Tengo a sottolineare che questi volontari non hanno mai mollato, si sono sempre messi a disposizione e hanno rischiato, perché essere contagiati non era una possibilità remota.
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