A
suo agio come un militante della prima ora, il sindaco
Stefano Sertoli di Ivrea, lo ha promesso al Partito Democratico, riunito in conferenza su Facebook e moderato dal segretario cittadino
Luca Spitale, per parlare del nuovo ospedale. Al prossimo consiglio comunale porterà in votazione un ordine del giorno a sostegno dell’area ex Montefibre, da inoltrare poi a tutti i comuni dell’eporediese.
In qualità di presidente dell’assemblea dei sindaci dell’Asl To4 (sono 174) ha invece già richiesto al commissario dell’Asl To4
Luigi Vercellino di affidare al Politecnico l’aggiornamento dello studio risalente al 2OO9 per la comparazione dell’ex area Montefibre con l’ex area Olivetti di Scarmagno, esattamente come si è deciso, nell’ambito del “gruppo dei 16 sindaci” incontratosi più e più volte per trovare un accordo proprio su questo.
“Di elaborare più di una proposta ce lo ha chiesto l’assessore regionale Luigi Genesio Icardi - ha aggiunto -
La valutazione tecnica terrà conto dell’espandibilità, del rischio idrogeologico e della mobilità. In assemblea porteremo queste due proposte e verranno votate entrambe....”. In ogni caso Sertoli è fiducioso. Secondo lui, infatti, l’ex Montefibre di oggi è meglio messa di 11 anni fa.
“C’è la passerella. E’ a due passi dalla stazione e dalla stazione dei pullman. Siamo vicini al terzo ponte. Peraltro in via Jervis non ho mai visto intasamenti oltre le 9,3O del mattino. Per chi arriva dall’alto Canavese l’ideale sarebbe costruire il traforo di Montenavale. Segnalo che l’ex Montefibre è in zona bianca e non c’è pericolo idrogeologico. L’area, inoltre, è immediatamente cantierabile...”.
Come si è arrivati sin qui lo ha raccontato in premessa il sindaco
Luigi Sergio Ricca di Bollengo, vera e propria memoria storica canavesana.
E tutto cominciò (legge un articolo pubblicato sulla Sentinella del 3O novembre del 1989) con l’allora Usl 4 e uno studio
su tre
siti: l’area ex Montefibre, Samone e Scarmagno. Tra le dichiarazioni ce n’era una di
Maurizio Perinetti (allora giovane democristiano) critica su una decisione che
arrivava con 15 anni di ritardo. Da lì in avanti più niente sino al 2OO7 con il piano della giunta regionale guidata da
Mercedes Bresso. Ed è in quell’anno che parte il confronto tra i sindaci dell’Asl To4
e si dà corso al primo studio del Politecnico.
“Al primo posto l’area ex Montefibre - racconta Ricca
-
poi Scarmagno, poi San Giorgio e infine Banchette. Il 16 aprile del 2OO9 il documento viene approvato dall’assemblea dei sindaci con 144 voti a favore, 4 contrari e 3 astenuti...”.
Sarebbe dovuta seguire, ma così non è stato, una valutazione tecnica dell’Asl. Con
Roberto Cota che succede a
Bresso, il piano viene disatteso. Nel 2O12 con
Sergio Chiamparino cambia la musica e si parla di debiti e di
il “rientro”. Si ritorna a parlare del nuovo ospedale di Ivrea solo nel 2O17 con l’assessore regionale
Antonio Saitta e l’elaborazione di un piano di investimenti per
un miliardo e mezzo di euro. Manco a dirlo, in assemblea,
anche in allora, Rivarolo non è d’accordo e Saitta, non essendoci l’accordo, si concentra su altre priorità.
“I sindaci sono divisi anche oggi - stigmatizza Ricca -
La senatrice Tiraboschi, proponendo Scarmagno, ha innescato un meccanismo di pressione politica facendo cambiare posizione a Cuorgnè e a Castellamonte ...”.
E Ricca sottolinea una serie di menzogne. Una su tutte sull’espandibiltà.
“In base alle nuove regole occorrono non meno di 2OO metri quadri per posto letto, all’ex Montefibre ci sono a disposizione 68 mila metri quadri, più 4O mila metri quadri di parcheggi. Abbiamo fatto delle simulazioni e ci starebbe pure l’ospedale di Biella. E’ indispensabile che almeno gli amministratori della nostra area politica diano un segnale univoco e senza alibi. Il Politecnico non potrà che constatare una maggiore competitività. Se passasse il progetto di una città della salute a Scarmagno, oltre all’ospedale di Ivrea chiuderebbe anche Cuorgnè e perderemmo un utenza di mobilità attiva proveniente dalla valle d’Aosta. A Ivrea la Clinica Eporediese la farebbe da padrona..”.
Suo (cioè di
Ricca) l’appello a coinvolgere nella battaglia contro l’Alto Canavese anche
Settimo, Ciriè e Chivasso.
A sottolineare che una differenza tra Scarmagno è l’area ex Montefibre c’è, eccome se c’è, è stato il professor (e ex consigliere provinciale)
Alberto Carlo Barbieri, estensore di
numerosi
Piani regolatori, Piani particolareggiati per numerosi Comuni fra cui anche di Ivrea insieme all’architetto
Campus Venuti.
“I due siti - ha spiegato -
presuppongono due modelli di ospedale diversi, il modello urbano e il Campus. Il problema di Scarmagno è che lì non c’è Ivrea. All’ex Montefibre si perderebbe un pezzo di parco, ma nel raggio di 15 minuti, a piedi si raggiunge la città e la stazione... L’operazione su Scarmagno è suggestiva ma non è banale…”.
“L’ospedale è in classe acustica 2 e tutt’intorno non si potrebbe più insediare nulla se non in classe 3. L’attività industriale è in classe 5 o 6...”.
Insomma secondo
Barbieri il Politecnico confermerà, senza alcun dubbio, l’area ex Montefibre.
E tra i più convinti sostenitori di una divisione degli ospedali tra regionali (come il Cto e le Molinette), provinciali e locali c’è
Mauro Salizzoni, ex re dei trapianti di fegato offi vicepresidente del consiglio regionale. Morale? A Ivrea altro non dovrebbe esserci che un ospedale provinciale o, per dirla alla “Barbieri”, un ospedale urbano. Non dov’è situato oggi, però. Costruito lì perchè il terreno non costava nulla (era di proprietà dell’Eca (Ente Comunale di assistenza). “
Non è espandibile e si è dovuto scavare per collocare la radioterapia. Gli ospedale moderni sono diversi. Le specialità dipendono dalle macchine...”. E tra i ragionamenti di
Salizzoni che non fanno una grinza c’è quello sull’ospedale di Biella che dista appena 15 minuti da Bollengo e da Burolo.
“Questo - dice -
deve far riflettere un po’ tutti...!”.
Altra sollecitazione sulla “Grande Ivrea” o se si preferisce sull’Unione o sulla fusione tra Comuni:
“Una città di 2O mila conta per 2O mila, una di 5O per 5O. Ivrea gode di un rango di città che non ha più...”
Da qui in avanti che cosa sia necessario fare lo spiega bene il consigliere regionale
Alberto Avetta. “
Manca un impegno vero della giunta regionale - stigmatizza -
Si è infatti tornati a parlare del nuovo ospedale di Ivrea solo in seguito ad una mozione, mia e di Salizzoni, approvata all’unanimità il 18 dicembre del 2O19. Si chiedeva di aggiungere al piano degli investimenti del 2O18 anche Alessandria, Cuneo e Ivrea, ma nulla è ancora stato fatto..”:
A chiudere i lavori ci ha pensato il capogruppo del Pd
Maurizio Perinetti rivendicando
più sanità sul territorio e lamentando l’inevitabile chiusura di Cuorgnè e Ivrea semmai dovesse passare l’ipotesi Scarmagno, il tutto in contraddizione con quanto ci sta insegnando la pandemia.
“Ivrea non è più una città industriale - ha concluso Perinetti -
è una città di servizi, con l’Inps, l’Inail, il tribunale e pure una facoltà di scienze infermieristiche.Che senso avrebbe fare un ospedale da un’altra parte. Se indeboliamo Ivrea che è l’asta di un territorio la bandiera si straccia...”
Liborio La Mattina