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07 Dicembre 2020 - 16:59
La presentazione, circa dieci anni fa da parte dell’allora Sorin, della nuova valvola biologica “Perceval”, fu il momento in cui si riaccese la speranza di un rilancio dell’azienda a Saluggia. Il mercato delle valvole meccaniche era già in declino: il nuovo brevetto avrebbe dovuto consentire a Sorin di riconquistare un’ampia fetta di quel mercato e, allo stabilimento saluggese, di mantenere o addirittura incrementare i livelli occupazionali, soprattutto femminili (per realizzare quelle valvole ci vogliono dita sottili e precise).
La “grande Sorin” di Umberto Rosa che aveva lanciato e fatto crescere il comprensorio industriale saluggese nell’ultimo terzo del Novecento era però già in via di spezzettamento: la business unit Vascular Therapy era stata ceduta fin dal 2008, con uno spin-off, alla newco Cid guidata da Franco Vallana, poi assorbita dalla turca Alvimedica. Nel 2014 fu scorporata la business unit CRM (Cardiac Rhytm Management), acquisita dai cinesi di Microport e che negli anni ha progressivamente ridotto il proprio impegno a Saluggia. Lo “spezzatino” si completa ora con la cessione del settore più importante che Sorin (nel frattempo fusa con l’americana Cyberonics e divenuta LivaNova) ha nel sito saluggese: il business Heart Valves, le valvole cardiache.
Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: da tempo i fondi di investimento internazionali soci di LivaNova premevano sul ceo Damien McDonald e su tutto il board per una cessione, o comunque una dismissione, di questo settore da loro non più ritenuto strategico perché poco redditizio. Già nel 2019 l’annunciato - e poi rientrato, a seguito delle proteste di lavoratori e sindacati - trasferimento della produzione da Saluggia a Vancouver segnalava che l’azienda non intendeva più investire in quel business, soprattutto in Europa: il fondo PrimeStone Capital nell’ottobre scorso aveva chiesto senza mezzi termini al cda di «rifocalizzarsi sul core business della neuromodulazione, disinvestire cardiopolmonare, vendere o chiudere le valvole cardiache».
Ecco quindi l’annunciata cessione. La business unit HV passa in mano a una “controllata” di una società di investimenti, assistita da un advisor finanziario: società “completamente dedicata” a questo settore e che ha come principali obiettivi la redditività e la remunerazione del capitale.
Il futuro della produzione di valvole cardiache a Saluggia - passata in pochi anni da Sorin a LivaNova ed ora a questa nuova entità finanziata da Gyrus Capital - è quindi legato, oggi più che mai, all’andamento delle azioni della nuova società e soprattutto alla distribuzione degli utili agli investitori: va bene salvare i cuori, ma soprattutto bisogna ingrossare il portafoglio.
Siamo dunque all’ultima spiaggia: o la produzione di valvole cardiache a Saluggia torna ad essere remunerativa per investitori e azionisti, oppure entro qualche anno si chiude baracca.
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