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SALUGGIA. Il futuro di quella che era la “Sorin” è ormai sempre più in mano ai fondi d’investimento

La presentazione, circa dieci anni fa da parte dell’allora Sorin, della nuova valvola biologica “Perceval”, fu il momento in cui si riaccese la speranza di un rilancio dell’azienda a Saluggia. Il mercato delle valvole meccaniche era già in declino: il nuovo brevetto avrebbe dovuto consentire a Sorin di riconquistare un’ampia fetta di quel mercato e, allo stabilimento saluggese, di mantenere o addirittura incrementare i livelli occupazionali, soprattutto femminili (per realizzare quelle valvole ci vogliono dita sottili e precise).

La “grande Sorin” di Umberto Rosa che aveva lanciato e fatto crescere il comprensorio industriale saluggese nell’ultimo terzo del Novecento era però già in via di spezzettamento: la business unit Vascular Therapy era stata ceduta fin dal 2008, con uno spin-off, alla newco Cid guidata da Franco Vallana, poi assorbita dalla turca Alvimedica. Nel 2014 fu scorporata la business unit CRM (Cardiac Rhytm Management), acquisita dai cinesi di Microport e che negli anni ha progressivamente ridotto il proprio impegno a Saluggia. Lo “spezzatino” si completa ora con la cessione del settore più importante che Sorin (nel frattempo fusa con l’americana Cyberonics e divenuta LivaNova) ha nel sito saluggese: il business Heart Valves, le valvole cardiache.

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: da tempo i fondi di investimento internazionali soci di LivaNova premevano sul ceo Damien McDonald e su tutto il board per una cessione, o comunque una dismissione, di questo settore da loro non più ritenuto strategico perché poco redditizio. Già nel 2019 l’annunciato - e poi rientrato, a seguito delle proteste di lavoratori e sindacati - trasferimento della produzione da Saluggia a Vancouver segnalava che l’azienda non intendeva più investire in quel business, soprattutto in Europa: il fondo PrimeStone Capital nell’ottobre scorso aveva chiesto senza mezzi termini al cda di «rifocalizzarsi sul core business della neuromodulazione, disinvestire cardiopolmonare, vendere o chiudere le valvole cardiache».

Ecco quindi l’annunciata cessione. La business unit HV passa in mano a una “controllata” di una società di investimenti, assistita da un advisor finanziario: società “completamente dedicata” a questo settore e che ha come principali obiettivi la redditività e la remunerazione del capitale.

Il futuro della produzione di valvole cardiache a Saluggia - passata in pochi anni da Sorin a LivaNova ed ora a questa nuova entità finanziata da Gyrus Capital - è quindi legato, oggi più che mai, all’andamento delle azioni della nuova società e soprattutto alla distribuzione degli utili agli investitori: va bene salvare i cuori, ma soprattutto bisogna ingrossare il portafoglio.

Siamo dunque all’ultima spiaggia: o la produzione di valvole cardiache a Saluggia torna ad essere remunerativa per investitori e azionisti, oppure entro qualche anno si chiude baracca.

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