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03 Dicembre 2020 - 10:59
Anche i responsabili delle RSA, come i pazienti e familiari, hanno bisogno di conforto e di consigli.
È quello che è emerso dalle parole del dottor Giuseppe Gulino, 65 anni, medico epidemiologo responsabile territoriale area Covid-19 per le strutture territoriali e centri diurni ASLTO4 e presidente delegato della commissione di vigilanza ASLTO4.
Come stanno gli anziani nelle strutture sanitarie di Settimo?
Nel complesso bene. Abbiamo cercato, appena è stato possibile e quando abbiamo avuto gli strumenti necessari, di tenere “pulite” le nostre strutture facendo una campagna di tamponi molecolari, sia per gli ospiti che per gli operatori, quando ancora quelli rapidi non c’erano. È stato fatto di tutto per proteggere chi è definito una persona fragile. E questo ci ha permesso di avere, soprattutto, una situazione meno critica di molte altre Aziende Sanitarie.
Come ha vissuto e cosa si è fatto nel primo lockdown?
Voglio solo ricordare che anche noi, che ci occupiamo e ci preoccupiamo di persone fragili, abbiamo avuto un “pugno in faccia” a febbraio e siamo rimasti disorientati. Chi si aspettava una pandemia del genere? Abbiamo dovuto organizzare tutto, come se il passato non fosse esistito e le strutture, molte volte non recenti e obsolete, hanno dovuto riorganizzasi per la salvaguardia di tutti: pazienti e operatori.
C’è chi ha detto che gli anziani non sono più produttivi e vanno curati, se dovessero avere il Covid-19, per ultimi, lei cosa pensa?
Noi abbiamo il dovere di proteggere queste persone, anche perché produttive lo sono state e, soprattutto, hanno permesso a noi di esserlo con il loro lavoro.
Ma cosa possiamo dire ai familiari che non vedono da giorni, forse settimane, i propri cari?
Purtroppo il contatto non ci può essere. Ci stiamo organizzando e stiamo suggerendo alle strutture del territorio di attrezzarsi con barriere di plexiglass per far sì che si possa interagire con il proprio famigliare.
E a Settimo come siamo messi?
A Settimo siamo ben gestiti, sia nella RSA di via Vercelli sia alle 5 Torri, nelle quali sono stati riscontrati pochi casi di positività al Covid-19 rispetto ad altre realtà. In queste strutture, come tutte quelle dell’ASLTO4, abbiamo indicato e suggerito cosa si poteva fare per far sì che non mancasse la relazione con la propria famiglia. E poi ci vuole la buona volontà e la sensibilità dei diretti responsabili. Però, ripeto, qui a Settimo, siamo messi bene. L’umanizzazione delle strutture deve essere rimessa al centro dell’attenzione, il conforto psicologico è importante.
Secondo lei cosa ci ha insegnato, se ci ha insegnato qualcosa, questa pandemia?
Forse, nella sua tragicità, ci ha riportato a pensare a delle norme di cui ci eravamo dimenticati, come lavarsi le mani spesso, e le regole del buon vivere e del distanziamento sociale. In ambito lavorativo, invece, ci ha fatto riflettere sulle strutture dove stanno i nostri anziani e, quindi, ci ha costretti a rivedere gli spazi in alcune RSA obsolete. I direttori sanitari hanno dovuto riadattare gli ambienti di cui prima non ci si preoccupava.
E i direttori sanitari delle strutture cosa dicono? Come vivono questo periodo?
Molti hanno bisogno di un’assistenza tecnica, ma anche di un conforto affettivo e psicologico. Sono usciti tramortiti dal primo lockdown e alcuni vanno aiutati per garantire la sicurezza e la cura dei loro pazienti
Un’ultima domanda personale: mia madre, che soffre di Alzheimer, è in una RSA di Torino sud. Ha il tampone positivo, ma nessuno mi ha avvertito, forse qualcosa è saltato nel rapporto medico-paziente?
Non lo so e non voglio dire nulla sulle RSA non di mia competenza, ma qui è in gioco l’etica e la deontologia professionale.
E quindi?
Che le devo dire? Non lo so, ma mi dispiace.
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