Contributi a destra e a sinistra. A Ivrea,
Graziano Cimadon, 60 anni, era l’imprenditore che s’era creato da solo. Per tutti, l’unico in cui scorresse nelle vene un po’ di quel sangue che fu di
Adriano Olivetti. Illuminato quando elargiva banconote alla Fondazione dello Storico Carnevale. Acculturato quando metteva a disposizione il suo castello
di Parella alla Grande invasione di libri. Editore quando pagava pagine intere di pubblicità sui giornali. Atleta con le sponsorizzazioni al Basket di serie A. Umano quando tirava fuori il portafoglio con gaudio e tripudio delle tante associazioni cittadine. S’aggiunge che era pure di sinistra, in una città che è di sinistra fino a prova contraria e la prova certo non può essere l’armata brancaleone che in questo momento l’amministra.
Cresciuto a pane e Pci, delegato sindacale della Sip (la vecchia compagnia telefonica di bandiera) la grande intuizione di Cimadom è stata la Manitalidea Spa, leader nella fornitura di servizi di facility management e consulenza gestionale, qualcosa come 10 mila addetti tuttofare specializzati in una marea di servizi, dalle pulizie, al giardinaggio, passando dal facchinaggio, ai trasporti.
Una visione (ma lui non era un visionario) trasformatasi in incubo tant’è che oggi si ritrova con un patrimonio di
oltre 18 milioni di euro sotto sequestro. Nell’elenco una villa di Burolo, 5 moto sportive, un vigneto a Bollengo, fondi, conti correnti, tra cui uno in Francia, presso la Banque Platine di Chamonix individuato attraverso i canali di cooperazione internazionale.
Tra i beni sotto sequestro non c’è il castello di Parella di Ivrea, comprato dalla Manital nel 2011.
Stando agli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione “Piazza Pulita”, lui e il suo successore,
Giuseppe Incarnato, 49 anni di Roma, dal 16 ottobre 2019 alla guida della società, avrebbero commesso una lunga serie di reati tributari ed omesso il versamento di ritenute dovute o certificate con indebita compensazione di imposte tra il 2016 e il 2019 per oltre 29 milioni di euro.
Il patrimonio sequestrato a
Incarnato, invece, ammonta a circa 11 milioni di euro tra cui un’abitazione a Napoli, depositi e quote societarie.
Il provvedimento di sequestro preventivo, richiesto dal Procurato capo
Giuseppe Ferrando e diretto dal Sostituto
Alessandro Gallo, è stato firmato dal Gip
Fabio Rabagliati. Si legge per il «rischio concreto e attuale ch
e la disponibilità agli indagati di denaro, mobili e immobili, possa aggravare le conseguenze dei reati contestati e agevolare la commissione di ulteriori reati, in particolare il reinvestimento delle somme evase in nuova attività imprenditoriali».
E si chiude così la storia dell’uomo e di una società gestita, forse, un po’ troppo in pompa magna.
Lo scorso febbraio il tribunale civile di Torino, dopo la quantificazione del debito erariale quantificato in 223 milioni,
aveva dichiarato lo stato di insolvenza di Manitalidea affidandola a tre commissari nominati dal Ministero dello Sviluppo Economico. In quell’occasione era già emerso un quadro sconcertante di mancati pagamenti ai lavoratori e contabilità generale ferme al 30 settembre 2019, e il blocco di tutti i conti correnti bancari oggetto di pignoramento da parte di oltre centinaia di creditori.
Il bonus Renzi
Secondo la Guardia di Finanza sarebbero stati omessi oltre 25 milioni di euro di versamenti dovuti al Fisco per ritenute d’imposta operate dall’impresa sugli stipendi dei dipendenti e sui compensi dei professionisti, che il datore di lavoro effettua per conto del lavoratore.
Dall’altro, per abbattere le somme dovute dall’impresa all’Erario, sarebbero anche stati utilizzati crediti d’imposta non spettanti o inesistenti, per oltre 4 milioni di euro.
In sintesi, il meccanismo del credito d’imposta consente ad un’azienda di compensare i debiti fiscali con i crediti che lo Stato riconosce per talune tipologie di investimenti, spese o erogazioni.
In questo caso, le compensazioni sarebbero state effettuate facendo figurare crediti per attività di ricerca e sviluppo nel 2018 e 2019, senza dimostrarne con evidenze documentali l’avvenuta esecuzione, per quasi 3,5 milioni di euro.
Analogamente, sarebbero state effettuate compensazioni d’imposta per oltre 650 mila euro per l’inesistente erogazione degli 80 euro mensili del cosiddetto “Bonus Renzi” nella busta paga dei dipendenti, in mancanza dei relativi pagamenti.
In tal modo, la società avrebbe illecitamente “recuperato” le citate integrazioni stipendiali senza che tali somme fossero effettivamente giunte nelle tasche dei lavoratori.
A seguito della quantificazione degli importi complessivamente sottratti al Fisco, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino hanno avviato estese indagini finanziarie e patrimoniali finalizzate all’individuazione delle ricchezze illecitamente accumulate evadendo i tributi.
Nello specifico, la fase esecutiva della misura cautelare, particolarmente articolata nella ricerca e individuazione delle sostanze indebitamente sottratte alla collettività, ha consentito di sottoporre a sequestro le somme di denaro depositate in una cinquantina di conti correnti e rapporti finanziari presso numerosi intermediari, anche all’estero.