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06 Novembre 2020 - 17:24
I nemici della Democrazia e dello Stato di Diritto si sono scatenati, attaccando Daniela Contini soprattutto sui social. Lungi dal sentirsi colpita, il sindaco si è detta “sinceramente onorata. E’ un vanto per me essere attaccata dai nostalgici del fascismo. Ci hanno accusati di voler cancellare la storia, di mirare alla pubblicità. Non vogliamo e non possiamo cancellare la storia ma neppure possiamo dimenticarla: si deve scegliere tra l’uomo che ha introdotto le leggi razziali e chi le ha subite. Non possiamo confondere le vittime con i carnefici. Dimenticare non è la soluzione”.
La Contini –che ha un carattere allegro – racconta divertita di molti commenti letti su Facebook e simili. “Mi accusano di una cosa e poi del suo contrario. Qualcuno si chiede perché abbiamo atteso 96 anni per revocare la cittadinanza onoraria al duce e che utilità può avere farlo ora”. Il motivo – spiega ridendo – è che non lo sapeva nessuno “neanche Giacomo Giovando, sindaco per tantissimi anni, che conosce vita, morte e miracoli di Cintano”.
A fare la scoperta è stata lei, che peraltro ricopre la carica di prima cittadina da un anno e mezzo. “Nel periodo del Lockdown avevamo deciso di mantenere aperto il Comune, alternandoci noialtri amministratori. Un pomeriggio in cui non c’era niente da fare mi metto a curiosare nell’archivio e cosa scopro? Quel documento, datato 11 maggio 1924. Chiedo ai consiglieri se ne sappiano qualcosa e tutti cadono dalle nuvole”.
Cosa può aver determinato quella cittadinanza onoraria, tra l’altro precoce? A quel tempo (manca un mese all’assassinio di Giacomo Matteotti) Mussolini non era ancora il capo incontrastato dell’Italia benché lo stesse diventando, e le istituzioni democratiche – per quanto ferite ed offese – erano ancora in piedi. “Non lo so – risponde – non ci sono documenti che lo spieghino”. Ci tiene anche a precisare che “L’atto di conferimento della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini è e rimarrà sempre negli archivi comunali. Il nostro non vuole essere un gesto di condanna verso gli amministratori che ci hanno preceduti. E’ un atto di molto antecedente all’emanazione delle leggi razziali del 1938. Non c’è dato sapere di quali informazioni pervenissero nel nostro piccolo comune. Quello che sappiamo con certezza è che i comuni che non avevano conferito l’onorificenza spontaneamente erano stati invitati a farlo”.
D’altra parte a Cintano non mancano i segni dell’adesione al fascismo. “Il palazzo municipale era la sede del Fascio e su un muro del paese rimane una scritta indelebile a ricordo di quel tempo. In questi giorni abbiamo avuto modo di confrontarci con tante persone del nostro paese e ci sono state raccontate tantissime storie di genitori, nonni e amici che sono stati vittime del fascismo e che finita la guerra si sono impegnati a mantenere vivo il ricordo”.
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