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SAN SEBASTIANO. Francesco Marinaro: “La scultura è emozione pura, è la mia vita”

Un giovane scultore, classe 1987, nato a Torino ma sempre vissuto a San Sebastiano. La passione per l’arte fin da piccolo e scoperta in maniera del tutto naturale. “Ricordo che non vedevo l’ora di andare all’asilo per giocare al tavolo del pongo. Giocavo con le statuine degli animali osservando le pieghe e le forme e cercavo di riprodurli - racconta Francesco Marinaro -. Ho avuto la fortuna di avere due genitori che hanno lasciato che mi ‘sporcassi le mani’ e che sperimentassi, una cosa che oggi non sempre è concessa. La predisposizione per la tridimensionalità era già nel mio dna e fin da piccolo, in età da scuole elementari e medie, partecipavo a concorsi di castelli di sabbia; io e i miei genitori andavamo sempre in vacanza a Tarragona, in Spagna, e ogni 15 agosto c’era questo concorso. Salivo sempre sul podio e, non essendoci poi una fascia d’età di partecipazione intermedia, a quattordici anni gareggiavo con gli adulti e nonostante molti fossero dei semiprofessionisti ottenevo buoni risultati anche lì”.

Come scuola superiore, ovviamente, altro non avrebbe potuto scegliere che il Liceo Artistico. “Mi sono iscritto al ‘Primo’ di Torino e quando, il primo giorno, ci hanno fatto fare un giro della struttura e ci hanno mostrato le aule di scultura sono rimasto letteralmente folgorato, avevo chiaro in testa che quello era e sarebbe stato il mio mondo - racconta -. Quando, al secondo anno, sono cominciate le lezioni di scultura, sono partito convintissimo ma il mio primo voto è stato un 4. Dovevamo realizzare alcuni particolari anatomici del David… quel voto fu un’enorme delusione, però mi ha spinto ancora di più a darci dentro e a fine anno avevo 9”. L’anno successivo c’era una nuova professoressa, che era stupita dei suoi voti… gli diede da realizzare un lavoro complesso, uno dei “Prigioni” di Michelangelo. Quasi giunto a fine lavoro mi resi conto che non mi piaceva, lo distrussi e impostai nuovamente il tutto in sola mezz’ora. Provai così alla nuova professoressa che ero davvero bravo” afferma. Francesco non aveva bisogno dei corsi di recupero, ma li faceva comunque per ‘approfittare’ il più possibile di spazi, laboratori e professori di cui a casa non disponeva, di modo da esercitarsi quanto più poteva.

Successivamente è arrivato il momento di iscriversi all’università, all’Accademia di Belle Arti. “E’ stata un’esperienza che mi ha lasciato un po’ così… l’ambiente non mi è piaciuto molto, pensavo che avrei incontrato persone con la mia stessa grande passione, ma in realtà ce n’erano poche. Ognuno pensava molto a sé e alcuni erano già convinti di essere dei grandi artisti. Però quegli anni mi hanno spronato per il futuro” racconta.

Da allora fino ad oggi tante esposizioni personali e collettive e lo scorso 3 ottobre un avvenimento importante: l’inaugurazione del suo laboratorio torinese “Fra Le Nubi”, in via Borgone 10/B a Torino. Laboratorio e, al contempo, associazione culturale finalizzati alla promozione del laboratorio di scultura, al far conoscere il modellato, all’organizzazione di mostre collettive e personali, ma anche all’aiutare i bambini con difficoltà attraverso la manualità. E questo ultimo punto è il focus che più di tutti interessa Francesco, che vorrebbe collaborare con enti che seguono questi bimbi. “Tengo molto a questo aspetto e, oltretutto, sono anche educatore scolastico alle scuole elementari, cioè una sorta di ‘maestro di sostegno’ specializzato nell’educazione dei bambini. Per diventarlo ho seguito dei corsi e ho studiato” spiega. Il laboratorio è comunque aperto a tutti, grandi e piccoli, con o senza difficoltà. Ha un nome particolare, ma che ha un significato ben preciso. “’Fra’ sarebbe Francesco e parlo di ‘Fra Le Nubi’ perché è un po’ dove ho sempre la testa - spiega sorridendo -. Il laboratorio, nel concetto, sembra una nuvola… l’ho allestito così… deve essere mutevole, proprio come le nuvole. E’ composto dalla parte espositiva dove, al momento, ci sono alcune mie opere, e da quella di laboratorio composta da postazioni a muro che si possono chiudere e ribaltare, mensole sospese, non ci sono i classici tavoli a parte uno… è un ambiente molto spazioso. Negli anni ho capito che lo spazio è importante e lo è altrettanto poterlo modificare come si vuole - spiega ancora -. Laboratorio e associazione sono due strade parallele con punti in comune. Il laboratorio è mio, l’associazione è in collaborazione con altre persone. Ovviamente la parte artistica e creativa è sotto la mia direzione. Chi volesse saperne di più può seguire le pagina Fb ‘Francesco Marinaro Scultore’ e ‘Fra Le Nubi’ e i profili Instagram ‘francesco.marinaro.scultore’ e ‘fralenubi.torino’”.

Francesco Marinaro ci racconta anche delle sue sculture, nello specifico le ultime: le scimmie. “Mi piace prendere opere celebri e trasformarle in scimmia. Per me significa portarle alle origini, portare al primordiale la figura dell’uomo. Guardo con ironia al passato sia per far conoscere queste opere d’arte, ma anche per ironizzare su queste meraviglie da sempre ‘intoccabili’ - racconta -. Ho creato una serie di scimmie più introspettive, perché nella scimmia vedo la nostra parte più istintiva e irrazionale. Nella nuova serie hanno tutte dei simboli sulla pancia e ognuno di questi ha il suo significato, ma in generale per me rappresentano tutte la nostra parte animalesca che, a volte, dobbiamo per forza nascondere”.

Una vita immersa nella scultura, che per Francesco rappresenta emozione pura, per lui vuol dire trasmettere un qualcosa che si ha dentro e dargli una forma concreta.

Sono molto soddisfatto della mia vita, mi ritengo fortunato. Sto riuscendo a fare del mio sogno la mia realtà. Spero di crescere ancora di più e di procedere dritto verso tutti i miei obiettivi, sempre con la stessa forza e volontà che ho ora” afferma in conclusione prima di salutarci.

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