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TORRAZZA. Quanto durerà il cantiere di conferimento dello smarino?

TORRAZZA. Quanto durerà il cantiere di conferimento dello smarino?

La talpa a Chiomonte

Quanti anni dureranno le operazioni di conferimento dello smarino della Valsusa nella grande cava di Torrazza? Lo smarino della nuova linea ferroviaria Torino – Lione in paese ci resterà per sempre, in modo “definitivo”, ma qui vogliamo solo parlare della durata delle operazioni di conferimento, che si possono dividere in due parti: prima la costruzione delle opera necessarie al conferimento medesimo (la costruzione di un nuovo fascio di binari lungo la ferrovia esistente fra Torrazza e Borgoregio, e la realizzazione del nastro trasportatore dalla ferrovia alla cava), e poi gli anni durante i quali i treni carichi di smarino arriveranno in paese .

Non è mai stato facile trovare questi dati nel monumentale progetto del TAV approvato definitivamente dal CIPE nel 2015. Se ricordiamo bene, nella conferenza stampa torrazzese del 3 agosto l’ingegner Maurizio Bufalini, amministratore delegato aggiunto della società TELT, ha parlato di alcuni anni, in ogni caso un numero ad una sola cifra.

Ma su questa tempistica si era già abbattuto a giugno il parere della Corte dei Conti Europea. La Corte ha esaminato otto progetti che fanno parte del TENT-T, il Network Trans-Europeo di Trasporto regolato dal protocollo del 2013. Tra questi anche la Torino – Lione. Ora, in quel 2013 era stato pianificato che queste otto opere sarebbero state realizzate entro il 2030. Ma la Corte dei Conti Europea non ci crede, e prevede che, se va bene, i lavori finiranno mediamente nel 2035, cinque anni dopo. Mediamente: ma siamo in Italia, dove le opere pubbliche sono cantieri eterni… In generale, la Corte osserva che gli otto megaprogetti hanno subito in media 11 anni di ritardi.

Se poi ci si mettono gli incidenti di percorso i tempi si allungheranno ulteriormente? Parliamo dell’infortunio nel quale TELT è incappata quest’anno a Salbertrand. In un’area di quel Comune dovrebbe venire stoccata la parte di smarino che sarà trasformata in conci da riutilizzare nei lavori dell’opera. Ma nell’area giace da vent’anni un “cumulo di rocce contenenti amianto” (parole de “La Stampa”).

Il terreno deve essere bonificato, ma la bonifica non è mai stata effettuata. La magistratura ha sequestrato l’area già tre volte: nel 2010, nel 2013 e alla fine del 2019. Tuttavia il materiale contenente amianto è ancora lì.

Sempre secondo la Stampa, in settembre TELT avrebbe depositato in Regione un documento nel quale esprime il timore che l’area di Salbertrand, stante la perdurante presenza dell’amianto, non sarà disponibile per i conci nel tempo programmato. Se è così, sopravverrà un altro ritardo a danno pure di Torrazza?

Comunque sia, l’intoppo Salbertrand esiste. Per superarlo, la Regione propone di stoccare temporaneamente il materiale per i conci a Susa, in attesa che a Salbertrand venga fatta la bonifica. Ma il sindaco di Susa protesta vivacemente, e chiede almeno una Valutazione di Impatto Ambientale, che la Regione invece ritiene non necessaria. Così si va avanti di ritardo in ritardo.

L’opposizione del sindaco di Susa è significativa: nessuno vuole lo smarino. Eppure, a differenza del predecessore Sandro Plano, grande oppositore del TAV, il nuovo sindaco non è contrario all’opera ed è disponibile a trattare sulle compensazioni. Ma lo smarino non lo vuole nemmeno lui. Nessuno lo vuole. Tranne Torrazza.

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