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09 Ottobre 2020 - 09:56
Ci sono voluti mesi di indagini per identificare i due probabili complici di Ion Stavila, il moldavo ucciso da un colpo di pistola 357 magnum la notte tra il 6 e il 7 giugno di un anno fa mentre stava caricando su un furgone una macchinetta cambiamonete appena rubata nel bar-tabaccheria a Pavone Canavese sotto l’abitazione di Marcellino Iachi Bonvin, tutt’ora indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Li ha rintracciati la polizia del Commissariato di Ivrea e si tratta di due connazionali della vittima. Entrambi i probabili complici sono stati denunciati per tentato furto, ma potrebbero anche essere responsabili di diversi colpi commessi tra Ivrea e l’eporediese qualche giorno prima che perdesse la vita Ion Stavila.
Ad incastrarli sarebbero stati i filmati catturati da alcune telecamere presenti in zona e che li avrebbero ripresi durante alcuni furti a bar e ad attività commerciali.
Uno dei due complici individuati è già stato ascoltato in Procura, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni verrà nuovamente interrogato.
E poi c’è la battaglia in corso tra periti. Perché secondo la perizia medico legale ad un uccidere il moldavo era stato un proiettile sparato dall’alto verso il basso. Ma i colpi sparati secondo testimoni, però, sarebbero stati due (ma l’ogiva ritrovata nella macchinetta è una sola anche se nella revolver c’erano sette bossoli). E quel primo colpo esploso dal balcone giustificherebbe le tracce di polvere da sparo ricavate sulla ringhiera del balcone del tabaccaio dal perito della Procura, il professor Stefano Conti. Nella sua relazione sono contenuti gli accertamenti “irripetibili” eseguiti sul proiettile che ha trapassato il corpo di Ion Stavila conficcandosi nella macchinetta cambiamonete. Ma anche gli accertamenti sulla polvere da sparo ritrovata sull’ogiva, sugli indumenti dell’indagato e, appunto, sulla ringhiera del balcone.
Si tratta di indagini lunghe e tecniche. Per il consulente della difesa del tabaccaio rappresentata dagli avvocati Sara Rose Lazzaro e Mauro Ronco, il professor Felice Nunziata di Napoli le cose non sarebbero andate cosi. Nella sua relazione balistica la traiettoria del proiettile mortale non è compatibile con lo sparo esploso dal balcone al secondo piano come sostiene, invece, l’accusa. Più probabile che sia stato esploso quando ormai il tabaccaio si trovava nel cortile, al buio e a tu per tu con il ladro che lo stava aggredendo. Versione raccontata proprio dal tabaccaio Marcellino Iachi Bonvin ascoltato per la prima volta a spontanee dichiarazioni all’inizio di luglio in Procura.
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