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Sergio Pugliese: tra il littorio e prima di Ettore Bernabei. Un eporediese alla guida della prima RAI

Nato a Ivrea il 12 marzo nel 1908, questo nipote di Giuseppe Giacosa era il figlio dell’avvocato Augusto e di Laura Baratono. Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Torino, fu attratto dal giornalismo e divenne redattore del quotidiano cattolico “Il Momento” nel 1937, poi critico teatrale alla “Gazzetta del Popolo” e redattore del “Dramma” e ancora inviato speciale per diverse testate. Ma il teatro era la sua passione:  allo scrittore canavesano Salvator Gotta aveva dedicato un saggio del 1929 e con lui nel 1932 scrisse  la commedia “Ombra, la moglie bella” e altri due lavori con Gotta. Poi da solo firmò “Trampoli” che fu un successo tradotto e rappresentato in 12 lingue. “Il marito che cerco” fu messo in scena per la radio dell’Eiar nel 1936 con cui collaborò dall’anno successivo. Nel 1939 divenne direttore dei programmi di prosa, varietà e rivista collaborando anche al “Radiocorriere” e i programmi Eiar divennero più brillanti e leggeri. In piena autarchia con il blocco del cinema americano la produzione italiana conobbe un’impennata e Sergio Pugliese scrisse le sceneggiature di 7 film, l’ultima fu per la sua fortunata commedia “L’ippocampo” ridotta in sceneggiatura con Vittorio De Sica e Cesare Zavattini per laregia di Giancarlo Rosmino. Nel 1944, nella Roma appena liberata, l’EIAR lasciò il posto alla RAI e Sergio Pugliese venne sospeso fino al 1946  nel processo di defascistizzazione (era stato segretario del Partito Nazionale Fascista di Ivrea) e continuò a collaborare per il cinema con De Sica e Zavattini. Famosa la sua sceneggiatura del film “Il mattatore” di Dino Risi con Vittorio Gassman del 1959 firmata insieme a Ettore Scola, Ruggero Maccari, Age e Scarpelli. Finito il periodo di epurazione, rientrò in Rai nel medesimo ruolo avuto nell’Eiar e nel 1947 introdusse la rubrica radiofonica notturna di poesia e musica, “Il teatro dell’usignolo”, a cura di Leonardo Sinisgalli e Gian Domenico Giagni, per sostituire la lettura serale. Aveva anticipato il Terzo programma radiofonico, che esordì il 1° ottobre 1950; attento alla cultura popolare, promosse anche la trasmissione “Vi parla Alberto Sordi” (1948) che lanciò definitivamente il popolare attore. Continuò a scrivere commedie (Rosso di sera, 1949) e ottenne il prestigioso riconoscimento del Microfono d’argento nel 1950. Ma la tv stava arrivando e nel 1950 fece parte del ristretto gruppo di dirigenti che, anche attraverso viaggi all’estero, studiavano come organizzare il nuovo servizio italiano. Viaggiò in Francia e in Inghilterra, ma soprattutto negli Stati Uniti (1952) in cui fece l’assistente di studio dal network televisivo NBC per imparare. Guidò la sperimentazione televisiva: il primo allestimento fu “L’orso” di Anton Čechov, di cui aveva già visto la realizzazione negli USA. Rientro in Italia a dirigere il centro sperimentale di Torino e il primo centro di produzione di Milano.  Per la sua estrazione teatrale e radiofonica, Pugliese considerava la televisione come un teatro a domicilio o come una “radio in movimento”; il suo apporto fu determinante per realizzare i romanzi sceneggiati (dalla grande letteratura e dal teatro, non soltanto italiani), capisaldi di una strategia pedagogica del mezzo che tuttavia fu sempre intrecciata con l’intrattenimento, il varietà, il quiz che aveva conosciuti di persona nel soggiorno americano. Fu con l’avvento di Ettore Bernabei, direttore generale della Rai dal 1961 che il “potere” di Pugliese e della generazione “ex Eiar” fu messo in sordina. Morì a 57 anni di un male incurabile a Roma il 5 dicembre 1965, sposato con Lidia Borello e senza figli. Riccardo Morbelli su “La Stampa” lo ricordava così: “Con gli amici piemontesi amava talvolta conversare in dialetto e allora rassomigliava ancora di più allo zio Giuseppe Giacosa, dal quale aveva ereditato il senso del teatro e il generoso cuore.” Fabrizio Dassano
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