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VOLPIANO. La faida di Ndrangheta rimane senza colpevoli, tutti assolti

VOLPIANO. La faida di Ndrangheta rimane senza colpevoli, tutti assolti

Sono stati assolti dalla Corte di assise d’appello i cinque imputati per la cruenta ‘faida di Volpiano’, una serie di omicidi di ‘ndrangheta che insanguinarono il Torinese tra il 1997 e il 1998. La procura generale aveva chiesto quattro ergastoli e una condanna a trent’anni di reclusione.

Al vaglio dei giudici c’era la misteriosa scomparsa di Antonio e Antonino Stefanelli, di 35 e 55 anni, e del loro autista Francesco Mancuso, che secondo la ricostruzione degli inquirenti furono uccisi e sepolti (ma i corpi non sono mai stati trovati), e l’omicidio, dell’anno successivo, di Roberto Romeo, testimone del triplice delitto.

La strage era stata ordinata – sempre secondo le indagini  - perché nel 1996 era stato assassinato Francesco Marando, parente di alcuni degli imputati. Il nuovo passaggio in Appello è arrivato dopo l’annullamento delle sentenze precedenti da parte della Cassazione.

Erano infatti stati comminati ergastoli a Natale Trimboli (avvocati Francesco Lojacono ed Enrico Bucci) e Rosario Marando (avvocato Giovanna Araniti) mentre erano già stati già assolti  Gaetano Napoli (avvocato Araniti), Santo Giuseppe Aligi (avvocato Anetrini) e Antonio Spagnolo (avvocati Giuseppe Iemma e Carlo Morace). 

L’impianto accusatorio della procura distrettuale antimafia si fondava in primo luogo sulle dichiarazioni del “pentito” Rocco Marando, confermate in un secondo tempo da  un altro collaboratore di giustizia, Domenico Agresta, che avevano individuato come mandante della strage Pasquale Marando, fratello di quel Francesco Marando che venne ritrovato trovato carbonizzato a Chianocco nel 1996. 

La Corte d’Assise a maggio 2017 aveva già assolto, nuovamente su rinvio della Cassazione, l’imputato Domenico Marando (avvocato Francesco Lojacono), che nel rito abbreviato era stato ritenuto mandante dell’omicidio di Roberto Romeo e condannato a 30 anni. La Cassazione aveva confermato l’assoluzione ritenendo inaffidabili e senza riscontri le dichiarazioni dei collabori di giustizia.

Una pronuncia che potrebbe avere creato un precedente seguito dalla Corte di assise nella sentenza odierna sugli altri imputati. La procura generale potrebbe ricorrere in Cassazione, ma solo per motivi di legittimità.  Si attende la pubblicazione delle motivazioni, entro 90 giorni.

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