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04 Giugno 2020 - 12:20
Passo dopo passo stiamo riacquisendo le nostre abitudini e la riapertura dei saloni di parrucchieri e ristoranti è uno dei simboli indiscussi di questa nuova fase. Dopo giorni, mesi, trascorsi in casa in molti si sono concessi un trattamento per migliorare il proprio aspetto, forse anche con la speranza di allontanare, almeno per un po’, le ansie e le preoccupazioni che hanno pervaso la società durante l’emergenza Covid-19.
Il desiderio di un nuovo taglio di capelli, di un colore rivitalizzato o semplicemente di look più curato testimoniano la voglia di ridare alla socializzazione un ruolo importante. Stella Romanazzi, parrucchiera e titolare del negozio “Starlook”, tagli per uomo e donna, di Fontanetto Po, racconta quanto è forte la voglia di ricominciare: «Ripartire dopo un lungo periodo di pausa forzata è stato molto emozionante anche se c’è sempre un po’ il timore di sbagliare qualcosa ma le regole non sono particolarmente problematiche, a parte l’uso della mascherina, che ingombra un po’; molte norme previste dal protocollo le osservavo già prima del lockdown. Non ho collaboratori che mi aiutano in negozio, attualmente sto lavorando dal lunedì al sabato, coprendo mediamente molte ore; le mie clienti non vedevano l’ora di farsi coccolare, penso che la cura della persona influisca molto a livello psicologico. Il loro sorriso quando si guardano allo specchio prima di andare via mi fa capire che il mio lavoro rende felici le persone con poco e questo mi dà molta soddisfazione».
Anche il salone “A modo nostro” di Melissa Pellegrino, a Palazzolo, ha riaperto le sue porte dopo il lockdown lo scorso 18 maggio. «In salone - spiega - non sono presenti contemporaneamante più di due parrucchiere e non più di tre clienti, che distanziamo utilizzando entrambe le stanze del negozio. Siamo aperti dal mercoledì al sabato perché io gestisco anche altri centri, durante i giorni di apertura lavoriamo molto. Al momento sono in attesa di ricevere i 600 euro previsti per i liberi professionisti, ovviamente non basteranno per coprire le spese che abbiamo dovuto sostenere in questi mesi di blocco dell’attività e nemmeno per acquistare tutti i dispositivi di sicurezza necessari. Spero arrivino gli aiuti da parte della Regione; io per sanificare i locali e comprare il materiale ho spesso circa 1500 euro a negozio, il prezzo di guanti e alcool è rincarato, è lo stesso si può dire per i chimoni; per fortuna avevo già fatto una scorta a marzo quando costavano meno.
Durante il lockdown ho ricevuto molti messaggi dalle mie clienti che mi chiedevano consigli per la cura dei capelli: ho dato supporto tramite tutorial e telefonate, ad esempio ho mostrato come accorciare le frange. Non abbiamo abbandonato i clienti durante la chiusura, e questo è stato apprezzato. Noi siamo molto fortunate perché i nostri clienti sono educati, rispettano gli orari e le nuove regole per la tutela della salute. Tra gli interrogativi che rimangono senza risposta certa c’è l’uso dell’aria condizionata: non sappiamo se potremo accenderla durante i mesi più caldi».
A metà mese è arrivato il via anche per la riapertura dei ristoranti, ma alcuni locali hanno preferito attendere ancora qualche giorno prima di riaprire le proprie cucine, è il caso de “La locanda dell’Orso”, a Fontanetto Po, che dopo quasi 155 anni di attività ininterrotta ha dovuto sospenderla per qualche settimana.
«La mia famiglia porta avanti questo locale da tre generazioni e prima di questa crisi ci eravamo fermati solo in occasione delle ferie» spiega Emiliano Calcagno, titolare del ristorante; «venerdì 5 giugno finalmente riapriremo. Siamo rimasti chiusi durante quelli che solitamente sono i mesi più vivi dell’anno, quando si festeggiano matrimoni, comunioni e cresime; non abbiamo preparato piatti d’asporto durante il picco dell’emergenza perché, data la limitazione degli spostamenti, i clienti non potevano raggiungerci, ma a partire da venerdì ci sarà la possibilità di ordinare cibo d’asporto, chi non può o non vuole mangiare al ristorante potrà ordinare panissa, fritto misto ed altri piatti della tradizione da gustare a casa.
Inoltre ci siamo adeguati per garantire sicurezza a chi desidera mangiare al ristorante: i tavoli sono distanziati e abbiamo il dehors. I 600 euro che sono stati erogati ai titolari di partita iva non sono sufficienti per fronteggiare tutte le spese che ci siamo trovati ad affrontare; speriamo di poter accedere agli aiuti stanziati dalla Regione a favore dei commercianti e auspichiamo informazioni e direttive chiare da parte delle istituzioni su come procedere in questa nuova fase».
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